20 agosto 2014

ESA-CAVES: astronauti sani in grotte sarde

L'ESA sceglie ancora una volta la Sardegna per le esercitazioni sotterranee degli astronauti. Nelle profondità della roccia i "cavenauts" (Luca Parmitano, Alexander Misurkin, Mike Fossum, Scott Tingle, Sergey Kud-Sverchkov) effettureanno la simulazione di una missione nello spazio. Il corso Caves (Cooperative Adventure for Valuing and Exercising human behaviour and performance Skills) prevede l'esecuzione di procedure identiche a quelle che si compiono a bordo della stazione spaziale internazionale. Sa Grutta è stata scelta perché è l'ambiente ideale per simulare le caratteristiche di un viaggio spaziale: silenzio, spazi ristretti, isolamento reale dal mondo abitato. La squadra di sicurezza che controllerà l'esercitazione, composta da speleologi e medici, è guidata da Loredana Bessone.
Le attività organizzate dall'agenzia spaziale europea comprendono la ricognizione e l'analisi dello spazio della grotta. E non è escluso che i cavenauts possano scoprire qualcosa, come accadde due anni fa con la nuova forma di vita rinvenuta nella grotta: un esemplare di Alpioniscus fino a quel momento sconosciuto.
Le attività del programma CAVES sono a loro volta oggetto di studi sotto svariati profili. Un esempio fra i tanti: ESA CAVES: un programma di monitoraggio sotterraneo sviluppato per l’addestramento di astronauti (L. Bessone, Q.A. Cossu, J. De Waele, P. Marcia, L. Sanna, F. Sauro, S. Taiti).

La missione si svolgerà dal 7 al 20 Settembre all'interno della grotta Sa Grutta (Oliena) e si potrà seguire attraverso i canali ufficiali dell'ESA:
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Andrea Mameli
blog Linguaggio Macchina

Location
CAVES takes place in Sardinia, the large Italian island in the Mediterranean Sea known throughout the world for its stunning beaches. The rugged, sparsely populated island contains many complex cave systems that are an excellent place for astronaut training. Their scale and variety are immense, with large networks of both wet and dry caves containing tunnels that are a tight squeeze as well as cathedral-sized chambers. The ‘Sa Grutta’ cave is in the Lanaitho Valley, within the Supramonte cave system of the Gennargentu National Park, a Karst area in the middle of the island.
Source: CAVES Information Kit 2012 [pdf]
Escursione a Tiscali (11 Giugno 2014) [ESA-A.Romeo]


Astronauti a Su Bentu. Dalle viscere della Terra allo spazio (L'Unione Sarda, 15 agosto 2008)

    

How is a cave like outer space? The European Space Agency is training astronauts by sending them into the depths of Sardinia (Norwegian, February 2014)

19 agosto 2014

Effetto Delboeuf: i piatti, il cibo e quanto mangiamo

Guardate la figura. Le dimensioni dei due cerchi neri sono uguali? No, quello a destra è più grande. Un momento, ma siamo sicuri? Proviamo a confrontarli avvicinando la punta del mignolo allo schermo: mi sembrano uguali. Si chiama
Illusione di Delboeuf dal nome del ilosofo belga che osservò come due cerchi identici vengono percepiti diversi se inscritti in circonferenze di diametro differente. Basandosi su questo effetto ottico Brian Wansink, docente di comportamento dei consumatori alla Cornell University (e autore del libro Slim by Design), nel 2012 ha pubblicato i risultati di una ricerca sui condizionamenti indotti dalle dimensioni dei piatti: Plate Size and Color Suggestibility: The Delboeuf Illusion’s Bias on Serving and Eating Behavior (Journal of Consumer Research) nel quale ha spiegato l'infulenza della percezione visiva su quanto mangiamo. Come frenare la nostra tendenza a mangiare troppo dai piatti più grandi? Secondo Wasnink non è sufficiente l'educazione: "bisognerebbe sostituire i piatti grandi con piatti più piccoli. O, in alternativa, usare ciotole e piatti che contrastano con il colore del cibo servito."

Più recentemente è ritornato sul luogo del delitto con un nuovo studio: "Portion size me: plate-size induced consumption norms and win-win solutions for reducing food intake and waste" (Journal of Experimental Psychology). Lo studio ha confermato le indicazioni fornite dalla ricerca del 2012 e in più ha fornito nuovi risultati: usare piatti grandi in un buffet porta (com'è del resto facile intuire) a mangiare di più. Precisamente si tende a riempire il 52% in più e a mangiare il 45% in più (e questo indica che si spreca anche di più).

L'occhio è più grande dello stomaco? Più che altro influenza la sua crescita.

Andrea Mameli
Blog Linguaggio Macchina
19 Agosto 2014

18 agosto 2014

A proposito del cosiddetto "codice degli zingari"

"Le notizie false... nascono certamente spesso da osservazioni individuali inesatte o da testimonianze imperfette, ma questo infortunio iniziale non è tutto e in realtà in se stesso non spiega nulla. L'errore si propaga, si amplifica e vive solo ad una condizione: trovare nella società in cui si diffonde un brodo di cultura favorevole. In quell'errore, gli uomini esprimono inconsciamente i loro pregiudizi, odi, timori, cioè tutte le loro forti emozioni..."
(Marc Bloch)


Paolo Attivissimo ha scritto del cosiddetto "codice degli zingari" nel suo blog Antibufala nel 2005 e il blog Bufale un tanto al chilo nel 2008
Ma la cosa più gustosa intorno a questa storia mi sembrano i commenti al post Il “codice degli zingari” non è una bufala. Ecco le prove del 2010 nel blog L'universo in clessidra. Ne ho selezionato tre:
- «ragazzi io 2 anni fa feci una piccola incisione sulla mia porta per non farli rubare e 2 settimane fa mi hanno svaligiato l’appartamento… comunque anch’io ho citofono e corrimano delle scale marchiato piu volte»  
- «Ciao astamani dopo il servizio delle iene ho guardato il mio citofono e ho trovato scritto il mio cognom!!!! Qualcuno sa dirmi il significato? Ho provato a toglierlo ma non viene via!!! Vi prego aiutatemi a decifrarlo ho pauraaaa»
- «Siete un pochino ignoranti, perchè “K21″ significa Key21 che se voi cercate su internet invece di sparare ca***, vi accorgerete che è un acronimo dell’anzienda Key21, acronimo che usiamo noi sui citofoni per ricordarci i palazzi in cui siamo passati. Se andate su K21.it scoprirete che è un’azienda che lavora per Flyenergia e per Vodafone! Quindi evitate di attribuire quel tipo di acronimo ai codici zingari perchè noi siamo consulenti e con gli zingari non c’entriamo di certo!»  
P.S. In merito al "codice Key21" ho rintracciato anche questo: Ho trovato una strana scritta vicino la porta di casa
"C'è scritto Key21 in modo molto visibile. Mi sono preoccupata perchè tempo fa ho visto un servizio delle iene sui simboli degli zingari che compiono i furti negli appartamenti. Inoltre un paio di giorno fa mio marito "ha perso" un mazzo di chiavi di casa e questa scritta mi ha un po' impressionata. Abbiamo chiamato per farci sostituire la serratura, ma ci mettono un botto di tempo"


Va bene essere prudenti. Ma con prudenza!

:-)

Andrea Mameli
Blog Linguaggio Macchina
18 Agosto 2014 



Da "Umanità Nova" n. 23 del 27/7/77

A PROPOSITO DEL "CODICE DEGLI ZINGARI"

Compaiono e ricompaiono senza sosta, di anno in anno e anche più spesso, soprattutto all'inizio dell'estate, diffusi non si sa bene da chi; spesso sono diversi, ma il fine e i risultati sono gli stessi: devono rinfrescare paure e pregiudizi. E ci riescono egregiamente. Si spiega anche perché l'estate sia la stagione più propizia per il loro emergere dall'immaginario collettivo, tra chi lascia l'abitazione incustodita, per andarsene in villeggiatura e chi tiene aperte porte e finestre per far circolare l'aria. Si tratta del "codice dei segni" che gli "zingari" utilizzerebbero per indicare ai loro se una casa è scassinabile, se abitata da gente amichevole o generosa o da una donna sola; se è stata "ripulita" da poco; se è custodita da un cane o nelle vicinanze di carabinieri e forze di polizia; se è una fatica inutile entrarci perché non contiene niente di valore; se invece promette un ricco bottino; se è meglio andarci di notte, di mattina, di pomeriggio o di domenica; se gli inquilini si commuovono sentendo discorsi e invocazioni religiosi; se si tratta di un luogo sempre abitato e quindi da evitare; ecc.
Un "vocabolario" costituito quasi esclusivamente di lineette variamente disposte, inclinate, incrociate, parallele, di cerchi grandi e piccoli, ellissi, rombi, triangoli, ma non mancano lettere: con molto scarsa fantasia, N indicherebbe che si deve agire di notte e D di domenica, M la mattina e AM di pomeriggio.
La pubblicazione di questo presunto "codice" è avvenuta il 19 giugno scorso su "il Tirreno", in cronaca di Carrara, ma è significativa di una situazione ben più generale. Al quotidiano sarebbe giunto attraverso un volantino, attribuito alla polizia che, imbarazzata, ha però smentito. In realtà di codici come questo ne circolano più di uno e anche se si somigliano, non coincidono mai totalmente. Si potrebbe pensare per questo a un'origine francese; autorizza a pensarlo, tra l'altro, la sigla AM per indicare il pomeriggio (après-midi?). Il "codice" avrebbe varcato le Alpi per essere adottato, paradossalmente, in un territorio dove gli zingari non parlano francese. Il problema è che non parlano tra di loro neppure l'italiano (molti anzi, e proprio in questa zona, lo conoscono pochissimo) e nessuna delle parole che sarebbero richiamate dalle lettere sopra ricordate, hanno, nei loro vari dialetti presenti in questa zona, quelle iniziali. Perché dovrebbero darsi indicazioni che si deve supporre molto importanti, in una lingua che non è conosciuta da molti di loro e comunque è la loro seconda, quella che serve per comunicare con i non zingari?
Ma ci sono altri motivi per garantirci che non si tratta di un "codice autenticamente zingaro", ma che appartiene invece, come ogni altro simile e "autentico codice zingaro", alla dimensione dei pregiudizi e delle leggende metropolitane. Da una parte bisogna ricordare che la cultura degli "zingari" è "orale"; la loro scarsa scolarizzazione non dipende solo e tanto dal "nomadismo" (spessi si fermano per lunghi anni, proprio per mandare i figli a scuola, anche se poi non imparano quasi niente, neppure a leggere correttamente), ma proprio dalla strutturazione della loro mentalità orale che guarda con diffidenza la scuola e non sente il bisogno della scrittura e del fissare una memoria esterna, passato e realtà presente. Ben difficile credere che ricorrano ad una forma, sia pure primitiva, che richiede elementi di alfabetizzazione, di scrittura. D'altra parte la cosa è ancor meno credibile in concreto. A che fine dovrebbero gli zingari indicare ad altri che una casa è stata svaligiata da poco? E a che fine anche segnalarla come appetibile, col rischio che il colpo lo faccia qualcun altro? Un ladro qualsiasi, sedentario o no, che voglia svaligiare o far svaligiare una casa, non la indicherà certo con un sistema di segni così farraginoso e pericoloso. Grottesco immaginare uno "zingaro" che sbircia le case di un quartiere alla ricerca di questi "segni"; gli risulterebbe tutt'altro che facile passare inosservato, specie se dovessimo immaginarlo di notte, magari con un accendino acceso, nell'impresa impossibile di individuare questi "segni" poco "appariscenti". Non sarebbe molto più semplice e produttivo che gli eventuali complici gli indicassero il numero civico o gli descrivessero il luogo, l'edificio, ecc., o, magari, ce lo portassero prima del "colpo"?
[L'ARTICOLO COMPLETO]


17 agosto 2014

Fascino catastrofico. Tozzi&Favata: in Sardegna la geologia jazz

Ha girato l'isola in lungo e in largo, osservando rocce e fossili, poi l'ha descritta in tv e nei suoi libri e ora la racconta in maniera spettacolare.
Mario Tozzi, geologo, divulgatore e scrittore, il 31 Luglio ha fatto tappa ad Alghero e il 2 Agosto a Muravera. Lo accompagnava Enzo Favata in una straordinaria fusione tra scienza e jazz: “I tramonti di musica”.
«La Sardegna mi affascina sempre, in particolare le zone interne – spiega Tozzi – ci vengo almeno due volte all'anno, quasi sempre per lavoro.» In uno dei suoi libri, “Gaia, viaggio nel cuore dell’Italia”, Tozzi ha dedicato all'isola due capitoli. In uno descrive il Parco Geominerario del Sulcis Iglesiente Guspinese, con i suoi minerali e i suoi fossili, un paradiso per geologi e paleontologi. Nell'altro descrive l'ipotesi dello tzunami quale causa del declino dell'era nuragica, introdotta nel 2002 da Sergio Frau.
«Sto portanto in giro un piccolo spettacolo con Enzo Favata – racconta Tozzi – nel quale spiego quanto è antica la Sardegna. Anzi, geologicamente è il pezzo d'Italia più antico: con rocce di 500 milioni di anni. Poi raccontiamo di antichi animali ormai estinti, della separazione dalla Corsica e di come la stessa forma del territorio ha influenzato il carattere dei sardi, dai nuragici a oggi. Poi ovviamente a storia della Sardegna-Atlantide, a prescindere se è andata veramente così: mi interessa in particolare in che modo le civiltà sono affascinate dagli eventi catastrofici. Lo spettacolo si conclude con l'oggi, l’Antropocene, con catastrofi, come i cambiamenti climatici, causate dal comportamento dell’uomo. Il tutto condito brillantemente con le musiche di Enzo Favata: lui segue una traccia, poi improvvisa, poi campiona suoni sul momento e li riproduce. Devo dire che la dimensione jazzistica avvolge anche la narrazione perché anch'io improvviso.»  
Perché siamo colpiti dagli eventi catastrofici?
«Io credo che siamo attratti dalle catastrofi perché in fondo siamo tutti figli di eventi come il big bang o come gli schianti di asteroidi sulla Terra a cui dobbiamo lo spostamento dell'asse di rotazione del nostro pianeta e di consegnenza le stagioni. Poi ci sono stati i vulcani della Rift Valley, in Africa, determinanti per l'evoluzione delle scimmie per adattarsi all'ambiente mutato in seguito alle eruzioni.»
Prossimo libro?
«Ne sto scrivendo uno per Einautdi dedicato alla tecnologia inutile. Ci sarà spazio anche per la Sardegna perché nelle società che hanno una storia più lunga si nota meglio la differenza tra le tecnologie utili e quelle inutili.»
Vacanze?
«Sempre poche, all'isola del Giglio. Sperando che ritorni com'era prima della Concordia.»
Andrea Mameli
L'Unione Sarda
17 Agosto 2014

14 agosto 2014

"Aiuto, mi hanno clonato Facebook". Una storia vera

Noi abbiamo a cuore la nostra identità.
Noi siamo la nostra identità.
E la nostra identità, oggi, è fatta di tante componenti.
Una di queste è l'immagine che diamo di noi stessi nei social media.
E se scopriamo la presenza su Facebook di un nostro clone, con il nostro nome e le nostre foto? Le leggi italiane puniscono il reato di sostituzione di persona con la reclusione fino a un anno e alla responsabilità penale si aggiunge quella civile. Nonostante ciò accade. Linguaggio Macchina ne ha parlato con l'antropologa Alessandra Guigoni, vittima pochi giorni fa di un episodio di clonazione.


Alessandra come hai scoperto di essere stata clonata?
«L'ho scoperto per caso, una mia amica facebook la mattina presto mi ha mandato un messaggio dicendomi che le avevo richiesto l'amicizia e che lo trovava strano, in quanto eravamo già amiche. Mi sono subito allertata perché so che Facebook è croce delizia, l'idea è ottima, vincente, collegare gli amici attraverso una piattaforma social facile da usare ma... è piena di insidie, tranelli, come questo che ti racconto appunto. Pochi minuti dopo mi sono arrivati altri messaggi da altri amici, dicevano che avevo fatto commenti strani nelle loro bacheche e mi hanno chiesto se mi avessero violato il profilo.
Anch'io i primi minuti ho pensato che qualcuno, non so come, avesse scoperto la mia password e fosse entrato nel mio profilo... ho cambiato subito la password, d'istinto, che è sempre un'ottima cosa da fare, quando si sospetta attività illecita tramite il proprio account. Ma non era così, era peggio.
Passano pochi minuti e mi contattano due amici facebook dicendomi che possono risalire al profilo che sta spammando, ossia inondando di spazzatura (commenti, foto ecc.) le loro bacheche... mi danno l'indirizzo facebook e scopro essere tale “alessandr.guigoni”, è pazzesco. Una “a” in meno rispetto a me, ma nel profilo risulta Alessandra Guigoni, come me. La sua bacheca ha alcune mie foto che mi ritraggono copiate dal mio profilo o dal web, si fa chiamare come me e scrive di essere antropologa ecc. ecc. è il mio clone!
Non è la prima volta che sento parlare di cloni, ne ho letto su qualche articolo ne ho vago ricordo, e ricordo questo episodio: due o tre anni fa una conoscente su facebook, sinceramente ora non ricordo il nome, mi scrisse un messaggio privato invitandomi a segnalare a Facebook stesso la presenza di un suo clone. Rammento che trovai tutto molto strano, anzi improbabile, ma la assecondai e segnalai il falso profilo su Facebook.
In quel momento mi trovavo in una posizione imbarazzante, dovevo bloccare il clone al più presto e scusarmi con gli amici che stava molestando... dovevo dimostrare a Facebook di essere io l'”autentica” Alessandra Guigoni, la qual cosa trovavo un po' ridicola, in un altro momento l'avrei trovata anche divertente, ma non in quel momento... in quel momento ero dispiaciuta, preoccupata e anche incavolata con il fantomatico clone, che stava facendo “amicizia” con i miei amici, si era già accaparrato una trentina di miei amici, e chattava con loro fingendo di essere me. No non era divertente la situazione. Era drammatica.
Ricordavo la mia impressione di incredulità di quell'episodio avvenuto anni prima... come spiegare che c'era un mio clone, col mio stesso nome e foto sul profilo, che si comportava malissimo e scriveva chissà cosa?»

Che contromisure hai adottato?
«Ho subito segnalato la cosa a Facebook. Ho chiesto agli amici che mi avevano scritto di fare lo stesso, dando loro l'indirizzo web del falso profilo. Ma non è semplice. Facebook esegue controlli ma come dimostrare che il clone era lui/lei e non io? Oltretutto il clone mi aveva bloccato e io non potevo vedere più le sue attività, i suoi nuovi amici (che erano i miei!). Una mossa abile la sua, stavamo giocando una partita a scacchi, ma lui/lei giocava sporco. Allora ho chiesto ad un'amica fidata di darmi la sua password e sono entrata col suo accesso. Ho così potuto accedere alla bacheca del clone e copiare tutti i nomi dei miei amici con cui stava intrattenendosi, fingendo di essere me. Tornata in me, ironico a dirsi, cioè nel mio profilo, ho scritto una trentina di messaggi ai miei amici in pericolo, molti dei quali erano collegati e per fortuna hanno subito bloccato il falso profilo. Nel frattempo ho ricevuto diverse chiamate, da amici preoccupati per il fatto che questo clone era entrato nei loro profili e visto foto e commenti personali, alcuni amici hanno profili molto riservati e un concetto della privacy giustamente elevato. Sai io uso Facebook per lavoro, e non metto foto o commenti intimi, privati, altri amici sì, e si sono sentiti giustamente ingannati e violati. Mi sentivo responsabile, anche se in effetti non lo ero!
Ho perso tutta la mattina, mandando segnalazioni a facebook, rispondendo alle chiamate, chattando con gli amici per avvertirli e rassicurarli che il clone sarebbe stato presto sgamato da Facebook. Così è stato. Facebook in meno di due ore ha chiuso il falso profilo. A fine mattina la tempesta in un bicchiere d'acqua era finita.
Nel frattempo ho fatto anche denuncia direttamente online alla Polizia postale. Basta entrare nel loro portale, accreditarsi e descrivere ciò che è successo. E' sempre importante segnalare anche alle autorità competenti, che per il web sono la Polizia postale appunto, ciò che ci succede su internet. Possiamo contribuire a sventare crimini, anche gravi, attraverso pochi click.»
Puoi raccontarci che sensazioni hai provato? 
«Frustrazione, senso di rabbia e incredulità. Perché questo clone ce l'aveva con me? Sappiamo che Internet è tutto e il contrario di tutto, che c'è il bene e il male. Questo tipo di hackeraggio, di pirateria è il male! E' molto più diffusa di ciò che non pensiamo. Ogni giorno milioni di pirati informatici tentano di insinuarsi nelle nostre vite, di rubarci password, dati sensibili e via discorrendo. Le truffe su Internet sono all'ordine del giorno. Nel mio caso si è trattato di “appropriazione indebita di identità”, di furto di identità. Da ciò che ho letto (nei giorni successivi mi sono informata, per capire meglio ciò che mi era successo) è un evento molto comune. Qualcuno si sostituisce a te, o tenta di farlo, per poi spillare informazioni, quattrini e chissà cos'altro ai tuoi amici! A quel che so nella legislazione italiana non esiste una normativa specifica sul furto di identità ma il reato è punibile con l’articolo 494 del Codice Penale sulla “Sostituzione di persona”. È un crimine penale, attenzione, lo dico a quei cretini (passami la parola) che clonano profili o peggio.»

Cosa ti ha insegnato quest'esperienza?
«L'esperienza mi ha insegnato che Internet non si conosce mai abbastanza, sono stata troppo self-confident, come dicono gli Inglesi, mi sono fidata troppo sia della mia conoscenza della rete, ci sto da così tanti anni! sia di Facebook, che èun social, come dicevo, molto utile, popolare e interattivo ma anche rischioso.
Il mio profilo è pubblico ma alcune impostazioni, come la lista degli amici e delle liste, ora l'ho resa privata, visibile solo a me. Spero così di tutelare maggiormente me stessa e gli amici, che approfitto qui per ringraziare per la loro comprensione e pazienza in quel brutto frangente.»


Andrea Mameli

Blog Linguaggio Macchina
14 Agosto 2014

Falso profilo su Facebook, un reato che può costare caro (Marisa Marraffino, il Sole 24 Ore, 22 Ottobre 2009)

 

13 agosto 2014

12 agosto 2014

Tra l'infinito di Giordano Bruno e il ricettacolo di barbarie: è La mia maledizione, di Alessandro De Roma


Una storia ambientata a Nuoro, con qualche incursione a Cagliari e Oristano. Ma non è una storia "sarda": l'ultimo romanzo di Alessandro De Roma "La mia maledizione" (Einaudi, 2014) racconta un'amicizia impossibile che si potrebbe  ambientare in qualsiasi città del mondo. Però la Sardegna c'è, con le sue contraddizioni e i suoi miti, la sua bellezza e i suoi orrori. Ma è una Sardegna universale, che fa da sfondo a una vicenda complessa e avvincente. Il romanzo segue in prima persona la vita di Emilio Corona, perennemente a disagio («creatura di un mondo diverso gettata per palese ingiustizia in un ricettacolo di barbarie»), e il suo rapporto conflittuale con Pasquale Cosseddu: uno che per i compagni di classe è «la Fogna» ma è l'unico con cui Emilio riesce in qualche modo a instaurare un dialogo. Ma quando il protagonista riflette sulla condizione di entrambi emerge l'insanabile discordanza: "quello che per lui era il riscatto, ossia essere come tutti gli altri, si rivelava per me la sua più piena decadenza". Una storia fatta di particolari, a tratti geniali, e di una robusta intelaiatura narrativa. La sintesi estrema di questo libro è racchiusa in un pensiero di Emilio: "accade che certi momenti di per sé insignificanti diventino un groviglio che raccoglie, quando meno te l'aspetti, mille altre cose, se non l'esistenza intera".
Ma per capire meglio cosa c'è dietro questo libro ho interpellato direttamente l'autore.
Alessandro, come hai costruito la storia di Emilio Corona e di Pasquale Cosseddu? Un pezzo alla volta, in anni di meditazioni, oppure una fulminante intuizione alla quale hai agganciato dettagli su dettagli?
«È stata più un'intuizione, sulla quale ho lavorato poi soprattutto per eliminare certe questioni inutili: nella prima versione del libro ci si dilungava assai anche sulla famiglia della moglie di Emilio, mentre il nucleo originario dei Corona è nato più o meno così come lo si legge adesso.»
Avevi in mente qualche significato particolare per quel "senza confini" pronunciato nel romanzo da Cosseddu ?
«Diciamo che ho cercato di immaginare un argomento che tra tutti quelli studiati a scuola potesse "infiammarlo" e l'infinito di Bruno mi pareva l'ideale, se questa è la storia di due ragazzi che hanno il sogno impossibile di essere belli e forti come alberi allora bisogna poter sognare di fondersi con tutto e trovare nella natura l'antidoto ai piccoli interessi privati che in questo libro costruiscono una gabbia: i rapporti sociali, gli sguardi degli altri, le parole, perfino gli odori percepiti. Senza confini, per Cosseddu, vuol dire libero di amare, libero di fondermi con il mondo, accettato, anzi amato.»
C'è un passaggio del libro - "sarebbe la vera svolta per l'umanità se ogni uomo riuscisse a creare qualcosa di suo dal di dentro, come fanno gli alberi e non a consumare e consumare e basta?" - che ai miei occhi appare come la sintesi estrema della condizione umana: costruisce mettendo insieme materiali di origine vegetale, animale e minerale e di proprio mette solo due cose: il pensiero e il lavoro muscolare. Cosa racchiude questo auspicio?
«Il sogno di poter stare al mondo senza consumarlo, lasciarlo più ricco di come lo abbiamo trovato. è la nuova sfida per il genere umano: o si trova un modo per vincerla o non si può stare al mondo. è forse la fase cruciale della nostra evoluzione, lo stadio morale: o impariamo a diventare "migliori" o non potremo più stare al mondo.»
A volte il sardo si lascia travolgere dalla "retorica della nostalgia della Sardegna autentica". Secondo te è una malattia inguaribile o esiste qualche rimedio?
«Il rimedio forse è viaggiare con curiosità, non con l'astio di chi cerca altrove sempre una sfida da vincere, quasi in un concorso di bellezza etnico-turistico. Viaggiare per vedere altre cose e poi tornare per vedere meglio se stessi, con occhi puliti. Si può viaggiare anche stando in casa: chiedere ai forestieri, ascoltare chi è stato in altri luoghi, farsi raccontare altre soluzioni e altri problemi, senza il preconcetto di considerarsi sempre migliori (o anche peggiori) prima di aver davvero ascoltato.»
Che tipo di riscontri hai avuto dai tuoi ex alunni di Nuoro?
«Che io sappia non molti. Ho ricevuto qualche messaggio di ex-alunni che lo hanno acquistato e presumo anche letto. A Nuoro ho fatto una sola presetazione, ma c'era pochissima gente e una mia ex-alunna tra gli altri. Credo per la verità che la gran parte dei miei ex-alunni siano in giro per il mondo a studiare o lavorare o cercare lavoro. Ho comunque un bellissimo ricordo di loro.»

Andrea Mameli
blog Linguaggio Macchina
12 Agosto 2014

11 agosto 2014

Il paradiso può attendere (il cassonetto giusto)

In paradiso senza passare dal cimitero. Solo una breve attesa in bare di fortuna. Nessun rito funebre, neanche una lacrima, ma una sepoltura in bare di gruppo, divisi per classe sociale. Separati in base al materiale di cui son fatti. È la sorte dei riufiuti nebluoghi di villeggiatura con pochi alberghi e molte case per le vacanze. Accanto a umani che si riposano (o sperano di farlo) ci sono oggetti, parti di oggetti, sostanze, frammenti che iniziano il loro trapasso pronti a reincarnarsi in nuovi oggetti. E il paradiso degli scarti, meglio noto come oasi ecologica, offre il posto giusto a tutti i tipi di quella che un tempo si chiamava immondezza e terminava il suo ciclo terreno in enormi, tristi, orribili fosse comuni. Ma anche allora succedeva qualcosa: quella trasformazione post mortem delle sostanze organiche spiegata magistralmente da Primo Levi (La tavola periodica) con la storia di un atomo di Carbonio.
Chissà quanti di quei turisti che conferiscono i sottoprodotti delle loro vacanze, scegliendo accuratamente il giusto cassonetto, pensano alla sorte delle loro scorie.
Di certo non ci pensano coloro che depongono le bottiglie di pet senza prima staccare l'etichetta di carta o quelli che lasciano la finestrella di plastica trasparente attaccata alla scatola di cartone della pasta. O peggio gli sciagurati che vestono i loro residui organici con le buste di plastica nera, manco fossero salme da portare in obitorio.

Andrea Mameli. Blog Linguaggio Macchina, 10 Agosto 2014
Un cassonetto dell'oasi ecologica di Villasimius

09 agosto 2014

CoderDojo Cagliari al Festival delle arti del Gerrei.


COMUNICATO STAMPA 

Festival delle arti del Gerrei

BISU DE UNA NOTI DE MESU ESTADI

09 agosto – 4 settembre 2014

Ballao, Sant'Andrea Frius, Villasalto (CA) 

Edizione numero sei per il Festival delle Arti del Gerrei: 
un mese di arte, teatro, cinema, laboratori e mostre
Sabato 9 agosto primo appuntamento con lo spettacolo di teatro e scienza firmato da Pietro Olla 

Prende il via oggi, Sabato 9 Agosto nella piazza delle Feste di Ballao "Bisu de una noti de mesu estadi", Festival organizzato da L'Aquilone di Viviana che coinvolgerà fino al 4 settembre i tre comuni del Gerrei Ballao, Sant'Andrea Frius e Villasalto.
Il Festival, che ha visto la sua prima edizione nel 2006, si propone come un percorso culturale itinerante all'interno di un territorio suggestivo e dalla forte identità, ma isolato ed economicamente svantaggiato, con l'obiettivo di favorire l'interazione artistica e culturale della sua comunità. Nella sesta edizione, "Bisu de una noti de mesu estadi" offrirà una riflessione sui temi di sostenibilità, scienza e tecnologia attraverso laboratori, cinema, spettacoli e arte. Ampio spazio sarà dedicato ad attività che coinvolgeranno direttamente gli abitanti dei tre comuni con laboratori per bambini e ragazzi.
 
TEATRO-SCIENZA
Il calendario del Festival si aprirà sabato 9 agosto a Ballao alle 22 con la sezione Teatro-Scienza: in scena "Prof. Pietrosky e il coniglio nel cappello", spettacolo del cagliaritano Pietro Olla, laureato in ingegneria elettronica e professionista del circo dal 2002 (repliche a Sant'Andrea Frius e Villasalto). 
Per la stessa sezione due settimane dopo, il 27 agosto sempre alle 22, Laura Bifulco del Comitato Scienza Società Scienza presenterà al pubblico di Villasalto il Festival Scienza, che si svolge a Cagliari dal 2008.
Ancora il 27 agosto a Villasalto il fisico Ramon Pilia presenterà "Fisica e musica... così lontano... così vicino" per dimostrare che scienza e arte possono essere aspetti diversi di una stessa passione. Gli appuntamenti di Teatro-scienza prevedono esperimenti dal vivo e partecipazione del pubblico con l'obiettivo di stimolare l'interesse per la scienza attraverso l'esperienza teatrale. 

TEATRO DI STRADA E CIRCO
Grande spazio a teatro di strada e circo: la compagnia dei Lanchilonghi in arrivo da Olbia porterà in scena "Ratataplan", un suggestivo mix tra immaginario felliniano, commedia dell’Arte e teatro burlesco. I giovani artisti dei Lanchilonghi sono musicisti, danzatori sui trampoli, equilibristi, giocolieri, attori e clown: l'appuntamento è per il 24 agosto a Sant'Andrea Frius. 
Gli artisti del Teatro Circo Maccus proporranno a Sant'Andrea Frius il 4 settembre, ultimo giorno del Festival, una rivisitazione del circo tradizionale in chiave comica con un tocco di glamour e romanticismo alternandosi nei vari ruoli circensi più classici: il domatore di pulci, la ballerina sul filo, il lanciatore di coltelli, l’uomo cannone, i giocolieri del fuoco, i pagliacci burloni. 
In scena in prima assoluta anche la Compagnia dei ragazzini del Gerrei che il 24 agosto a Sant'Andrea Frius e il 29 a Villasalto presenterà l'esito scenico dei laboratori di giocoleria. 


LABORATORI
Da luglio a settembre Sant'Andrea Frius e Villasalto ospitano i laboratori di giocoleria con l'artista circense Adoliere. 
In tutti e tre i comuni verranno proposti nel mese di settembre i laboratori di creatività informatica  e programmazione giocosa CoderDojo per bambini e ragazzi, curati da LinguaggioMacchina, Sardiniaweb e Sardus Sapiens.

CINEMA E MOSTRE
Nel programma anche un appuntamento con il cinema (Villasalto, 28 agosto) con la proiezione di un estratto da "Capo e Croce, le ragioni dei pastori" di Marco Antonio Pani e Paolo Carboni, documentario che racconta il mondo agro-pastorale della Sardegna attraverso le lotte portate avanti dal Movimento dei Pastori Sardi nel 2010. 
Nei tre paesi sarà visitabile inoltre la mostra itinerante InterGENERazioni, parole e immagini per riflettere su stereotipi di genere, violenza e femminicidio. È stata finanziata dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia di Cagliari e realizzata dalle Associazioni Genti de Mesu, Entulas e Malince onlus con la collaborazione della soc. coop. L'Aquilone di Viviana. 

Per il terzo anno consecutivo il pubblico del Gerrei si calerà nelle vesti del critico recensendo ogni appuntamento sulla pagina facebook Festival delle Arti del Gerrei, dove saranno pubblicati contributi e fotografie. 


L'AQUILONE DI VIVIANA
La Società Cooperativa L'Aquilone di Viviana è attiva dal 2001 nella produzione e distribuzione di spettacoli e nella pedagogia teatrale ed interculturale. Da oltre dieci anni lavora nel Gerrei e dal 2006 organizza il Festival “Bisu de una noti de mesu estadi”, che si è sviluppato negli anni attraverso una programmazione culturale ricca e continuativa, coinvolgendo nel tempo artisti locali accanto ad artisti di fama nazionale e internazionale come Cesar Brie, Andrea Cosentino e Oscar De Summa. 
Dal 2012 il Festival è stato declinato attraverso alcuni temi conduttori quali la sostenibilità,  l’intercultura, la scienza e la tecnologia. 

La partecipazione a tutti gli appuntamenti è gratuita. 


Il Festival delle arti del Gerrei è organizzato dalla Soc Coop. L'Aquilone di Viviana 
con la direzione artistica di Ilaria Nina Zedda
in collaborazione con i comuni di Ballao, Sant'Andrea Frius e Villasalto 
e con il sostegno della Provincia di Cagliari.