18 giugno 2017

Il nuraghe S'Ega Marteddu, affacciato sul mare di Maladroxia (Malat Rosh)

Se vi trovate a Sant'Antioco vi consiglio una visita al nuraghe S'Ega Marteddu (coordinate:   39°0'7"N e 8°26'41"E).
Il nuraghe si trova in cima alla località Maladroxia, lungo la costa orientale dell’isola, caratterizzata dalla presenza di una falda di dolomia (calcare). Secondo gli archeologi il toponimo Maladroxia deriva dell’antico nome fenicio: Malat Rosh, letteralmente “Rifugio del Capo (Sperone)”, ovvero l’approdo sicuro più vicino al punto che segna la divisione del Canale di Sardegna dal Mar di Sardegna.
Il nuraghe sorge in cima alla collina che domina la spiaggia di Maladroxia e il Golfo di Palmas (Sant'Antioco). Ha l'aspetto tipico dei nuraghi parzialmente sepolti e in alcuni punti si notano segni evidenti di cadute recenti. Tuttavia esercita sempre e comunque il grande fascino dei nuraghi.

La direzione da seguire per raggiungere il nuraghe S'Ega Marteddu è Maladroxia, ma prima di arrivare alla spiaggia trovate l'indicazione turistica (cartello marrone) che indica la svolta (a destra) per Via Portixeddu:
attenzione alla seconda svolta a destra:

capirete di essere quasi arrivati quando vedrete alla vostra destra il pannello che illustra la storia del nuraghe e la sua collocazione:

dopo pochi passi troverete il sentiero (da percorrere preferibilmente con scarpe sportive o scarponcini) al quale manca la corda corrimano (è stata rubata?):

Concluso il senitero vi ritroverete dalla base del nuraghe e alla vostra destra potrete godere della splendida vista sul mare. Una posizione spettacolare, sicuramente scelta non a caso.
Se intendete arrampicarvi sul calcare bianco di questa costruzione millenaria fatelo con prudenza e guardate bene dove mettete i piedi.
Fatemi sapere se dopo aver letto il mio post deciderete di compiere questa escursione.
Attendo le vostre impressioni.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 18 giugno 2017

04 giugno 2017

Inaugurato il FabLab Sulcis: racconto sobrio di storie di successo


Ieri ho partecipato all'inaugurazione del FabLab Sulcis. È stata un'esperienza molto interessante, arricchita da un bel campionario di testimonianze di persone che hanno fatto qualcosa di significativo.
Queste storie avevano in comune alcune caratteristiche che provo a elencare qui di seguito: sono frutto di sani combattimenti tra coscienza e incoscienza e tra senso pratico e idealismo, sono tutte costruite con una buona dose di sacrificio, sono tutte basate su competenze, si sono tutte solidificate grazie agli insuccessi e tutte si sono rafforzate dai successi ottenuti.
Non una celebrazione autoreferenziale, dunque, come se ne vedono spesso, ma il racconto di storie normali.
Un racconto sobrio, non inquinato dalle mode, esposto con semplicità e senza quella retorica modernista tutta condita di miti gonfiati e di esaltazioni fuori luogo, che io non soppprto più.
Di questa retorica non si è vista neanche l'ombra, ieri a Cortoghiana. Ho apprezzato molto questa scelta, che denota serietà e onestà intellettuale.
Ho apprezzato molto i contenuti dell'inaugurazione, che ho avuto l'onore di introdurre e di moderare.
Si vede che dietro tutto questo c'è gente in gamba. Gente che ha voglia di fare e non cade nella tentazione di aspettare la manna dal cielo.
Interessante la riproduzione di una stanzette "di un ragazzo degli Anni Ottanta" con Commodore 64 funzionante e altre console: il primo embrione di un Museo del videogioco.
Mi sono piaciute molto le soluzioni di comunicazione visiva che sono state adottate per caratterizzare gli spazi di questo ex magazzino trasformato in officina creativa.
Fantastico il pianoforte ad acqua realizzato dalla quarta elementare dell'Istituto Ciusa di Carbonia. In questo breve video Romeo Scaccia prova il funzionamento di questo strano pianoforte:

video

Il coinvolgimento dei bambini è un ingrediente essenziale se si vuole radicare bene una realtà come questa. E se posso aggiungere un suggerimento direi che forse le altre persone da coinvolgere sono gli anziani, spesso ricchi di esperienze e competenze che possono rivelarsi molto utili nello scambio di saperi.

I miei migliori complimenti.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 4 giugno 2017




02 giugno 2017

Inaugurazione FabLab Sulcis: Cortoghiana, 3 Giugno 2017



Il FabLAB Sulcis è in via Rinaldo Loi 1, a Cortoghiana (a metà strada fra Carbonia e Iglesias).

Gli spazi a disposizione occupano 350 mq e al momento sono divisi in quattro aree:
  • COWORKING: postazioni attrezzate e connesse a internet, sala riunioni, attrezzature FabLAB a disposizione.
  • EDUCATIONAL: spazio riservato alla didattica innovativa per bambini e ragazzi da 4 a 14 anni (Coding e Robotica educativa).
  • AREA PROTOTIPAZIONE con ARDUINO e RASPBERRY: spazio dedicato alla creazione di progetti con disponibili schede e sensori per molteplici applicazioni.
  • AREA RETROGAMING: spazio dedicato alle consolle dagli anni 80 in poi (Commodore, Amiga, Atari, PS, Nintendo, etc). Un vero e proprio museo del videogioco.
Il programma dell'inaugurazione:

Ore 9.30: apertura del FabLAB.
Ore 10.30: presenta il progetto Andrea Mameli, giornalista scientifico e responsabile della comunicazione CRS4.
Ore 11.30: i FabLab, che cosa sono e come lavorano. Per le aziende interconnesse intervengono Francesco Casu (Interazione e Tecnologia), Massimo Lumini (Accademia della Terra) e Davide Costa (Didattica in età prescolare).
Ore 13.00: pausa pranzo.
Alle ore 15.00 e alle ore 16: spazio ai più piccoli con diverse iniziative (Sala coworking, Sardux – Sardu pro pipius, Sala Fab Lab Sulcis, Minimakers dei Roma Makers, Tinkidoo).
Dalle ore 15.00 in poi: Realtà virtuale, Museo del Videogame, Mostra fotografica, Esposizione di tavole illustrate.

P.S. Inaugurato il FabLab Sulcis

26 maggio 2017

Alessandra Farris, dal Contamination Lab al Premio Donna dell'anno

Il 31 maggio a Saint-Vincent sarà proclamata la vincitrice del Premio Internazionale “La Donna dell’Anno”, 19° edizione, indetto dal Consiglio regionale della Valle d’Aosta, con il patrocinio della Camera dei Deputati e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Le finaliste sono tre: la biologa scozzese Karina Atkinson (impegnata nella salvaguardia di una riserva naturale in Paraguay ricca di biodiversità in via di estinzione), la ginecologa svizzera Monika Hauser (specializzata nell'assistenza alle donne vittime di violenza nelle zone di guerra) e l'imprenditrice sarda Alessandra Farris (fondatrice della start up IntendiMe, innovativo sistema rivelatore di suoni utile ai sordi).
La votazione si effettua attraverso il sito del premio, che sarà attivo fino al 31 maggio 2017.
Abbiamo conosciuto Alessandra Farris nel 2014 in occasione del Contamination lab dell’Università di Cagliari.
Cosa si prova a essere in finale con questo premio?
«Come prima cosa vorrei precisare che la candidatura a questo premio è soltanto merito di tutto il team di IntendiMe, di cui io ho l’onore di essere la rappresentante. La nomina è arrivata in modo del tutto inaspettato. Quando mi hanno contattata dicendomi che volevano proporre la mia candidatura al premio, eravamo tutti piuttosto increduli! Poiché non ci si può candidare spontaneamente a questo premio, ci è sembrato pazzesco che qualcuno avesse fatto il mio nome, e con tanta emozione abbiamo deciso di accettare.
Dopo un mese e mezzo da quella telefonata, ne ho ricevuto un’altra che diceva “Alessandra, sei tra le tre finaliste”! Non abbiamo nemmeno avuto il tempo di raccontarlo a qualcuno che nel giro di poche ore la notizia era già stata data alla stampa e la mia fotografia era dappertutto...
Mi sono sentita imbarazzata e allo stesso tempo onorata per essere stata inserita nella rosa delle finaliste con due donne straordinarie e per avere la possibilità di rappresentare il duro lavoro che ogni giorno i miei soci e colleghi - Giorgia, Antonio, Leonardo - ed io svolgiamo con grande passione e impegno. Non posso che ritenermi estremamente lusingata e fortunata per quest’opportunità».
Cosa ha significato per te, in termini di motivazione e di voglia di fare qualcosa di concreto, nascere da genitori sordi?
«La sordità dei miei genitori mi ha sempre spinta a grandi capacità di adattamento: fin da piccolissima avevo capito che i miei genitori non sentivano, quindi facevo vibrare la culla, posizionata accanto al letto dei miei genitori, in modo che mia madre si accorgesse che avevo bisogno di lei, mentre quando sono diventata un po’ più grande, saltavo direttamente sul lettone. Ho poi iniziato a essere le loro orecchie e all’occorrenza la loro interprete. Non ho mai percepito la sordità come un difetto, come una mancanza: mi sono piuttosto sentita più fortunata per aver avuto la possibilità di imparare più in fretta a fare tante cose, tra cui parlare e diventare responsabile. Quando mia madre mi portava a spasso sul passeggino, le persone si avvicinavano per porle la fatidica domanda “Ma parla”? Eccome se parlavo, le lasciavo di stucco! Anzi, ho iniziato a farlo anche molto presto! Ho inoltre sviluppato un forte senso della giustizia e la voglia di combattere contro i pregiudizi, perché spesso i miei genitori venivano presi in giro per il loro modo di parlare o per l’utilizzo della Lingua dei Segni, e anche io venivo derisa per questo: la gente li fissava, trovava strana la loro voce, si stancava quando veniva loro richiesto di parlare lentamente, in modo da facilitarne la lettura labiale; i miei genitori e i miei nonni mi hanno sempre spiegato che spesso questo comportamento non era frutto della cattiveria, ma solo dell’ignoranza, perciò a chi mi chiedeva perché mio padre parlasse in quel modo strano io rispondevo semplicemente “mio padre è americano”, dato che il suo accento veniva percepito come quello di uno straniero.
Assieme a me, è cresciuto un forte senso di protezione e rispetto nei loro confronti e nei confronti di ogni individuo, così come la profonda consapevolezza di quanto ognuno di noi sia speciale, uguale e diverso nella sua unicità, portatore sano di un’enorme ricchezza che va condivisa e supportata; non facciamoci intimorire da ciò che non conosciamo, buttiamo giù quelle barriere mentali e culturali che spesso ci separano, e impariamo piuttosto a unirci, a collaborare e a combattere per l’uguaglianza dei diritti; smettiamola di etichettare le persone come sordo, cieco, gay, disabile… guardiamo piuttosto all’essenza delle cose».
Come è nata l'idea di IntendiMe?
«L’idea di IntendiMe è nata nell’ambito del percorso “Contamination Lab” dell’Università di Cagliari, dove ho incontrato per la prima volta i miei soci, nonché cofondatori di IntendiMe, Giorgia e Antonio. Ci siamo scelti tra più di cento sconosciuti e abbiamo deciso di lavorare insieme: devo dire che ci è andata davvero bene, perché non è mica facile trovare da subito quel feeling che si è instaurato tra noi, tantomeno lo è lavorare con delle persone così diverse da sé; eppure l’unione delle nostre personalità ed esperienze così diverse ha un suo equilibrio e funziona piuttosto bene. Alla fine abbiamo anche scoperto che ognuno di noi in un modo o nell’altro aveva già avuto a che fare con la sordità, verso cui ha sempre manifestato grande sensibilità.
Dopo aver creato il team, in fase di brainstorming abbiamo pensato a come rispondere alla richiesta avanzata dal percorso che stavamo frequentando, ovvero quella di generare una soluzione partendo da un problema concreto, a cui tenevamo particolarmente. Non ci sono stati dubbi: la nostra intenzione è stata quella di realizzare una soluzione capace di migliorare la vita delle persone sorde, come i miei genitori, partendo proprio dalla conoscenza profonda della sordità e delle difficoltà ed essa legate. Perciò, considerato che spesso la tecnologia anziché facilitarti la vita te la complica (e, lo confesso, spesso sono io la prima a litigare col computer quando non riesco a fare qualcosa), non risponde davvero alle tue esigenze e non sempre è accessibile a tutti, abbiamo deciso di colmare questo vuoto col nostro sistema versatile, facile da usare e alla portata di tutti. Qualche mese dopo l’inizio della nostra avventura, che in poco tempo da una semplice idea si è trasformata in una società vera e propria, abbiamo incontrato per caso Leonardo, un ingegnere elettronico di Viterbo, sordo fin dalla nascita: anche lui aveva i nostri stessi obiettivi e interessi e, ovviamente, una fortissima motivazione. Ci siamo lasciati guidare dal colpo di fulmine e abbiamo perciò deciso di lavorare insieme, non soltanto allargando il team, ma aggiungendo nuovo entusiasmo, competenze ed esperienze viste da un’altra prospettiva ancora».
Di cosa ti occupi?
«In quanto amministratrice della società, ho la responsabilità globale delle sue attività. Ma ho la fortuna di lavorare in un team unito e compatto, dove ci motiviamo a vicenda e insieme fissiamo gli obiettivi e troviamo insieme la strada migliore per raggiungerli.
Sono la persona che generalmente presiede agli eventi pubblici come diretta portavoce del progetto, colei che presenta IntendiMe a potenziali finanziatori o partner, ma faccio anche da “mentor” relativamente alla sordità sia ai miei soci che ai collaboratori, o in generale a chiunque entri in contatto con noi, dato che tra i nostri obiettivi aziendali c’è anche quello di far conoscere la sordità e tutto quello che vi ruota attorno, favorendo l’integrazione e soprattutto l’inclusione socio-lavorativa delle persone sorde. Tra i miei compiti c’è anche una cura a 360 gradi della futura clientela e la comunicazione diretta con i sordi, nel senso che sono proprio io a rispondere a tutte le loro richiesta via email o sui canali social, nonché la gestione delle relazioni e dei contatti con enti, strutture e aziende affini al progetto. Ho poi anche la fortuna di potermi dedicare alla scrittura, mia grande passione, curando i contenuti del blog, che ripartirà a breve».
Progetti per il futuro?
«Bella domanda! Parlando per me e anche a nome dei miei soci e colleghi, posso certamente affermare che al momento la nostra attenzione è tutta concentrata sulla realizzazione dei dispositivi su cui stiamo lavorando senza sosta (e questo già da solo è capace di assorbire letteralmente le energie di ognuno di noi) e sulla diffusione di un messaggio positivo che parli di uguaglianza, accessibilità e inclusione delle persone sorde, dato che spesso sono paradossalmente proprio le loro richieste a non essere ascoltate da chi di dovere. Ovviamente ci auguriamo non soltanto di riuscire nel nostro intento ma anche di crescere come azienda in un futuro non troppo distante con soluzioni particolarmente attente alle esigenze delle persone con qualunque tipo di disabilità. Soluzioni in grado di garantire loro maggiore indipendenza e sicurezza e quindi un miglioramento generale della loro quotidianità. Noi ce la stiamo mettendo tutta: è questo ciò in cui veramente crediamo».
Da sinistra Giorgia Ambu, Antonio Pinese, Leonardo Buffetti, Alessandra Farris. Foto: Simone Scalas




Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 26 maggio 2017

22 maggio 2017

L'unione Sarda del 22 maggio 1906 e la storia di Augusto Bissiri

L'Unione Sarda del 22 Maggio 1906 dedica un articolo all'inventore sardo Augusto Bissiri. L'articolo, firmato Luigi Perra e datato 20 maggio 2016, illustra l'esperimento condotto dal nostro negli Stati Uniti: la "trasmissione telegrafica di disegni e di figure". A nome di Augusto Bissiri, nato a Seui (Nuoro) il 10 settembre 1879, esistono una dozzina di brevetti depositati negli Stati Uniti. Nel 1905, a 26 anni, l’inventore sardo si trasferisce a New York. L'unione Sarda del 22 maggio 1906 cita anche altre invenzioni, tra cui: "un apparecchio per evitare scontri ferroviari" (realizzato quando Bissiri era studente di ingegneria a Roma).
Augusto Bissiri, inventore sardo di un secolo fa (Linguaggio Macchina, 8 gennaio 2012)
Augusto Bissiri "is credited as the inventor of television" (Veronica Gelakoska, 2010)
E Philo inventò la TV. Nella storia spunta anche un sardo (L'Unione Sarda, 17 settembre 2007)


21 maggio 2017

Giocomix: confermo le mie impressioni positive su un festival del gioco e del fumetto in continua crescita

Cinque mesi fa ho raccontato Giocomix 9 (27 novembre 2016) senza nascondere il mio entusiasmo.
Ma era la prima volta e pensavo che oggi, in occasione dell'edizione numero 10, mi sarei ricreduto. Invece devo dire in tutta onestà che la manifestazione mi è piaciuta ancora di più. Ho osservato persone che hanno esibito con naturalezza abiti che in qualsiasi altro contesto non indosserebbero mai. Ho ammirato oggetti e ornamenti realizzati con grande cura. Ho ritrovato quella piacevole (e rara) sensazione di partecipare a una festa allegra e serena nella quale tutti tendono a scherzare, con il pretesto di mettersi nei panni di un personaggio e con una sana dose di autoironia. Ho notato con più attenzione che anche nelle situazioni più competitive, come il Cosplay Contest, prevale lo spirito di collaborazione, come sottolinea l'indagine condotta da Silvia Frigerio per la sua tesi di laurea in Comunicazione visiva (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, 2016) "Il cosplay non solo fornisce un pretesto per stringere amicizie con persone diverse che esternano interessi simili, mettendole in una condizione di uguaglianza sociale, ma è un'attività che favorisce la collaborazione". Per queste ragione ho pensato che stavolta non avrei solo guardato e fotografato. Esclusa la possibilità di allestire un personaggio (non avevo il tempo da novembre a oggi) ho ideato un altro scenario. Così, per entrare meglio nella "parte" (e per passare in qualche modo "inosservato") sono andato in giro con un piccolo spiderman nello zainetto porta-bebè.

Inevitabile l'incontro con un "vero" Uomo Ragno [Spiderman Casteddu]:

Del tutto inatteso, ma non per questo meno divertente, l'impatto con Alan e il bambino rapito [Una notte da leoni] titolo originale: The Hangover]:

Divertimento, ok, ma Giocomix non è solo questo. Sono andato a vedere tre incontri inseriti in questo Festival del gioco e del fumetto, organizzato dall’Associzione Culturale Mondi Sospesi. Incontri per chi si occupa di disegnare e di scrivere storie, tutti estremamente interessanti. Mi limito a raccontarne uno: quello che aveva per protagonista Laura Braga.
Lei sta vivendo, abbastanza intensamente, il suo Sogno americano. Se il sogno di Laura era quello della disegnare per le grandi case editrici dei fumetti a stelle e strisce diciamo che c'è riuscita in pieno.
«Leggevo topolino e mi piacevano i manga. Solo dopo aver conosciuto Milo Manara e aver lavorato con lui ho dato importanza dello studio rigoroso dell'espressione e dell'anatomia: così ho capito che mi piaceva di più uno stile più realistico e mi sono avvicinata ai comics americani. Dopo varie esperienze professionali con diverse case editrici la svolta è arrivata quando uno sceneggiatore statunitense ha notato alcune sue tavole online. In questo modo nel 2014 ha iniziato a lavorare ome fumettista e copertinista per la Marvel: “Captain Marvel”, “Superior Iron Man”, “Secret Wars Journal”, “New Avengers”, “Thor”, “The Punisher”. Dal 2015 collabora anche con la DC Comics per la serie “Bombshells“.
Ho chiesto a Laura Braga se gli sceneggiatori sono sono sempre chiari nel far capire cosa desiderano dai disegnatori. Laura ha risposto: «Alcuni sceneggiatori sono super dettagliati e precisi e ti descrivono tavola per tavola, compreso il tipo di inquadratura e il testo da mettere nei baloon. Invece c'è lo sceneggiatore che ti scrive semplicemente che alla tavola uno ci devono essere cinque vignette e hai carta bianca. A volte si cambia anche durante la lavorazione. Io mando il layout, loro capiscono come ho immaginato la tavola e mi fanno sapere se va bene o se devo cambiare qualcosa; è sempre un dialogo a tre: io, lo sceneggiatore e l'editor. Ci si confronta tranquillamente, via email, tra l'altro loro sono impressionanti perché rispondono rapidamente e a qualsiasi orario.»
Laura Braga a GIocomix 2017 [Foto: Andrea Mameli]

Baby Spiderman meets Spiderman. Giocomix 2017


Baby Spiderman ritorna a casa dopo Giocomix, sicuramente è stanco anche lui

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Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 22 maggio 2017

20 maggio 2017

Oltre le barriere: concluso il ciclo di puntate con gli studenti del Liceo Dettori di Cagliari dedicato alla diversità

Il ciclo di puntate di Oltre le barriere con gli studenti del Liceo Dettori di Cagliari si è concluso questo pomeriggio.

Una splendida esperienza per la quale io e Andrea Ferrero dobbiamo ringraziare i ragazzi, i loro insegnanti, Sergio Benoni e Davide Cabras.

Ecco qui di seguito l'elenco di tutte le puntate (e i link ai podcast):
  • il 17 marzo 2017 abbiamo intervistato il Rettore dell'Università di Cagliari, Maria Del Zompo, nella puntata dedicata alle differenze di genere nelle professioni e nella ricerca scientifica
  • il 24 marzo abbiamo intervistato Donatella Mureddu, archeologa, ex direttore del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, per parlare di accessibilità ai beni culturali
  • il 31 marzo abbiamo dato voce alla cantautrice e musicista Rossella Faa per una puntata dedicata alle diversità nella musica
  • il 7 aprile abbiamo incontrato Sara Giada Gerini testimonial di sordità e sport e ideatrice della campagna #facciamocisentire in una puntata dedicata alle diversità nella comunicazione
  • il 14 aprile abbiamo parlato con Antonio Murgia, insegnante di educazione fisica dal 1992, allenatore di atleti con disabilità fisica, sensoriale e relazionale, per una puntata dedicata alla diversità nello sport
  • il 21 aprile abbiamo cercato di capire in che modo il cinema può superare il confine che separa realtà e sogno ma anche per raccontare e far conoscere le diversità con il regista Enrico Pau, a ridosso dell’uscita del suo film: “L’Accabbadora", per una puntata tutta dedicata al cinema
  • il 28 aprile abbiamo intervisto il cappellano del carcere di massima sicurezza di Padova, don Marco Pozza, è venuta fuori una puntata diversa dalle altre (anche per l'assenza degli studenti, dato che il 28 aprile in Sardegna è festa) e ricca di stimoli intorno alla barriera tra il carcere e il resto del mondo
  • il 5 maggio abbiamo ospitato Danilo Ragona e Luca Paiardi, protagonisti di “Viaggio Italia”, una straordinaria collezione di imprese sportive con una particolare attenzione al design, all’accessibilità e alle Unità Spinali sparse per l’Italia.
  • il 12 maggio abbiamo conversato con Giuditta Cavallini, Carlotta Sanna e Jalal MD di un ristorante particolare, “La Locanda dei buoni e cattivi“, che unisce obiettivi sociali con un servizio di altissimo livello.
  • il 19 maggio abbiamo chiuso con le nostre interviste a studenti e docenti del Liceo Dettori di Cagliari protagonisti di questa interessante esperienza all'interno del tirocinio Alternanza Scuola-Lavoro.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 20 maggio 2017



19 maggio 2017

Con Massimiliano Sechi sul palco di #paroleostili #condivido (Cagliari, 15 maggio 2017)

Lunedì, dopo averlo ascoltato regalare parole positive al pubblico della manifestazione "Condivido" (organizzata per portare nelle scuole il "manifesto della comunicazione non ostile") ho raggiunto Massimiliano sul palco per una foto ricordo.

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Quando Massimiliano rispondeva alle domande di Diana del Bufalo e Giorgia Palmas immagino che anche le altre persone che lo ascoltavano si sono dimenticate completamente che è seduto su una sedia a ruote. Perché Massimiliano ha il potere di farsi ascoltare per quello che dice, non per quello che appare.

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Massimiliano è sempre lo stesso grande motivatore, proprio come un anno fa, quando l'ho conosciuto e ho scritto questo post: Massimiliano Sechi e la No Excuses philosophy (blog Linguaggio Macchina, 22 aprile 2016).



12 maggio 2017

Una Madonna con bambino nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari racconta la storia di Santa Lucia

Madonna con bambino. Cagliari, Pinacoteca Nazionale. Foto: Andrea Mameli
Chi ha il piacere di visitare la Pinacoteca Nazionale di Cagliari scopre una serie incredibile di ricchezze artistiche di svariate origini. Alcune provengono da chiese di Cagliari che (per diverse ragioni) sono andate distrutte, come San Francesco di Stampace e San Domenico, per fare due esempi. Scendendo nei piani inferiori ci si imbatte in una Madonna col bambino di autore anonimo (Olio su tela, cm. 61 x 49) datata XVIII secolo.
Questo quadro proviene dalla chiesa di Santa Lucia, demolita nel 1947. C'è una leggenda metropolitana intorno a questa demolizione: molti pensano che Santa Lucia sia stata distrutta dai bombardamenti "alleati" del 1943. Lo pensavo anch'io, fino a qualche mese fa. Invece, grazie all'instancabile opera dell'architetto Marco Cadinu, ho scoperto che questa chiesa "fu solo lievemente danneggiata dai bombardamenti del 1943" come lo stesso Cadinu ha scritto nel sito santaluciacagliari.com e nell'articolo "Il rudere della chiesa di Santa Lucia alla Marina di Cagliari. Architettura, archeologia e storia dell’arte per il recupero di un luogo della città medievale" (Giornate di studio di archeologia e storia dell’arte a 20 anni dall’istituzione del Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico-artistiche dell’Università degli Studi di Cagliari, 2010).
Santa Luci tra il 1943 e il 1947
"La demolizione fu sollecitata per ottenere un finanziamento nazionale dedicato alle ricostruzioni di chiese parrocchiali distrutte dagli eventi bellici. Il Piano di Ricostruzione, che riprendeva le linee del Piano regolatore del 1858 redatto dall'architetto Gaetano Cima, prevedeva la realizzazione di un viale in luogo della via Sardegna. La piazza allora immaginata non venne realizzata ma si ottenne la ricostruzione di una nuova Santa Lucia - in un primo tempo prevista nell'area di La Plaia - nel quartiere di San Benedetto, su pregevole progetto neoromanico dell'architetto Adriano Cambellotti. Delle tante opere d'arte, in parte disperse, si conservano pregevoli esempi, custoditi oggi nel Museo di Sant'Eulalia. Opere in marmo, statue, arredi e sculture lignee." Fin qui Marco Cadinu.

L'antica chiesa di Santa Lucia (Cagliari, via Sardegna). Foto: Andrea Mameli
Oggi il rudere di Santa Lucia è visibile, attraverso le inferriate che lo proteggono, in via Sardegna. Un programma di recupero e conservazione avviato nel 2011 (finanziato dal Comune di Cagliari e dalla Fondazione Banco di Sardegna, con il prezioso contributo della parrocchia di Sant'Eulalia, proprietaria dell'area, della Soprintendenza per i Beni Culturali di Cagliari e Oristano e dell'Università di Cagliari) si è interrotto per mancanza di fondi. Si è potuto appurare che l'impianto seicentesco di questa chiesa sorgerebbe su una struttura molto più antica: l'originaria Santa Lucia del 1119 sorta un secolo prima della fondazione pisana, nel quartiere del porto, la Bagnaria, concessa in quegli anni ai monaci di San Vittore di Marsiglia insediatisi a San Saturnino.

Il rudere illuminato dalle candele, 13 dicembre 2016,  festa di Santa Lucia, Foto: Andrea Mameli

La nuova chiesa di Santa Lucia, che sorge in via Donizetti (angolo via Fais) sarà aperta per Monumenti Aperti (sabato 13 maggio dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 18 e domenica 14 maggio dalle 16 alle 18) grazie a un gruppo di volontari e ai "Giovanissimi di Santa Lucia".

Santa Lucia oggi. Il mosaico, uno dei più grandi di Cagliari, fu composto nel 1963 da Franco D’Urso. Foto: Andrea Mameli
Per il prossimo Monumenti Aperti l'obiettivo sarà l'apertura di entrambe le chiese: la vecchia e la nuova!
Santa Lucia, esterno. Foto: Andrea Mameli
Santa Lucia, esterno. Foto: Andrea Mameli
La chiesa di Santa Lucia per la prima volta entra in un percorso della manifestazione Monumenti Apert: "Strada per Quartu" nel Quartiere San Benedetto:


Seguo Monumenti Aperti dalla prima edizione e devo dire che continuo a trovarla una manifestazione di straordinaria intelligenza e bellezza.


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 12 maggio 2017

01 maggio 2017

Sant'Efisio 361. Cagliari, primo maggio 2017

Sant'Efisio edizione 361. Io questa festa, sarà perché coincide con il mio compleanno, la sento molto. Ricordo quando mi portavano a vedere i cavalli, i carri (traccas) e i gruppi provenienti da tutta la Sardegna. I suoni dei campanacci, la musica delle launeddas, i canti a tenores, le sirene delle navi quando il santo passa davanti al Municipio di Cagliari: tutti questi suoni sono impressi nella mia memoria. C'è chi è animato da profonda e sincera devozione, chi si riscalda solo per i suoni e i colori della Sardegna più inossidabile, chi la vive come una manifestazione autentica di "spiritualità della comunità" e chi invece desidera soltanto immergersi in una grade festa popolare. Di sicuro non credo che esistano molti eventi che si ripetono da più di 361 anni.
Oggi sono andato a vedere, ascoltare, fotografare. E a farmi immortalare insieme alle launeddas dell'Orchestra Popolare Sarda (non ringrazierò mai a sufficienza Alessandra Basciu per il suo invito), accanto a una tropue venuta dall'Olanda e da ragazze e ragazzi incontrati per strada e nel cortile del Liceo Don Bosco, dove ogni anno si radunano i gruppi prima della partenza per la processione. Chi mi conosce sa che il mio sogno è partecipare a questa grandiosa festa con indosso gli abiti tradizionali: chi legge questo appello mi aiuti. Grazie!
Quello che segue è il breve resoconto fotografico di questa mattina e devo dire che Marco Mameli, il mio fotografo di fiducia, si è dimostrato all'altezza del compito.
Buon Sant'Efisio!

Sant'Efisio 2017, gruppo di Desulo [Foto: Marco Mameli]
Sant'Efisio 2017 [Foto: Marco Mameli]

Con Alessandra Basciu e Carolina Casula dell'Orchestra Popolare Sarda e le loro splendide Launeddas #santefisio2017 [Foto: Marco Mameli]

Alessandra Basciu e Carolina Casula (Orchestra Popolare Sarda). Sant'Efisio 2017 [Foto: Marco Mameli]

Con Orlando Mascia, maestro di Launeddas dell'Orchestra Popolare Sarda. Sant'Efisio 2017 [Foto: Marco Mameli]
Abito tradizionale di Sadali. Sant'Efisio 2017 [Foto: Marco Mameli]

Sant'Efisio 2017 [Foto: Marco Mameli]

Chris Zegers e la sua troupe [Foto: Marco Mameli]

Sant'Efisio 2017. Foto. Andrea Mameli


Sant'Efisio 2017. Foto: Andrea Mameli



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Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, primo maggio 2017