24 aprile 2017

Fuggire verso il rifugio quando si sente l'allarme. L'Accabadora di Enrico Pau ha ricostruito molto bene quei momenti drammatici.

Fuggire verso il rifugio quando si sente l'allarme: l'unica reazione possibile in quei frangenti.
I racconti di mia madre mi hanno aiutato moltissimo a capire quella scena (nella quale ho avuto l'onore di comparire, seppure per un decimo di secondo). Direi quasi a viverla, ma sarebbe offensivo nei confronti di chi il dramma della guerra l'ha vissuto (e lo vive) realmente. L'accabadora di Enrico Pau ha ricostruito molto bene quei momenti, l'ho già scritto subito dopo aver visto il film: L'Accabadora di Enrico Pau, un film contro la guerra: "dimenticare sarebbe peggio" e desiderlo ripeterlo. Anche perché non è facile trovare documenti filmati girati a Cagliari di quelle circostanze.
Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 24 aprile 2017

Foto: Nicola Casamassima​ (Cagliari, piazza Carlo Alberto, ottobre 2014).
L'Accabadora di Enrico Pau, movieset. Foto: Nicola Casamassima (Cagliari, ottobre 2014)
To seek refuge in the shelter when you hear the alarm: the only possible reaction in case of bomb raid alert. My mother’s stories have helped me greatly to better understand this scene. The set of Enrico Pau’s film “L’Accabadora” has powerfully recreated those dramatic situations.
Andrea Mameli, april 24, 2017

23 aprile 2017

Il 26 e il 27 aprile parliamo di Scienza e conoscenza con Marco Ferrazzoli

Il 26 aprile alle 11 e 30, nell’ambito delle attività didattiche del Laboratorio di comunicazione giornalistica online: seminario dal titolo Parola di scienziato. La conoscenza ridotta a opinione.
A cura di Marco Ferrazzoli (capo Ufficio stampa del Cnr), Andrea Mameli (responsabile della comunicazione del Crs4), Elisabetta Gola (docente di Teoria dei linguaggi e della comunicazione e del Laboratorio di Comunicazione giornalistica online), Alice Guerrieri (tutor dei corsi).
Il seminario si terrà nell'aula multimediale Ludovico Geymonat (Facoltà di Studi Umanistici dell'Università di Cagliari, via Is Mirrionis 1).
Per informazioni: Corso di laurea in Scienze della Comunicazione info@com.unica.it
Il 26 aprile alle 17 e 30, seminario dal titolo: Quando la conoscenza scientifica è ridotta a opinione: #bufale #comunicazione #condivisione #fakenews #fonti #scienza #social #postverità
L'incontro si terrà a Cagliari il 26 aprile alle 17:30, nello spazio eventi al primo piano della Mediateca del Mediterraneo (Mem), in via Mameli 164.
Interverrà Marco Ferrazzoli (Capo Ufficio stampa del Consiglio nazionale delle ricerche; docente di Teoria e Tecniche della conoscenza all’Università di Roma 'Tor Vergata'; autore del libro 'Parola di scienziato, la conoscenza ridotta a opinione', Universitalia, 2014).
Introduce e modera: Andrea Mameli (fisico; giornalista; responsabile comunicazione del CRS4: Centro di ricerca, sviluppo e studi superiori in Sardegna).
Ingresso libero.


Il 27 aprile alle 14:00 seminario rivolto agli iscritti dell'Ordine dei giornalisti dal titolo: Scienza e Social.  Il seminario si terrà a Oristano nella Sala Conferenze del Convento di San Domenico in via Lamarmora e durerà 3 ore. Intervengono: Marco Ferrazzoli (Capo Ufficio stampa del Consiglio nazionale delle ricerche; docente di Teoria e Tecniche della conoscenza all’Università di Roma 'Tor Vergata'; autore del libro 'Parola di scienziato, la conoscenza ridotta a opinione', Universitalia, 2014) e Andrea Mameli (fisico; giornalista; responsabile comunicazione del CRS4: Centro di ricerca, sviluppo e studi superiori in Sardegna)
Il corso Scienza e Social si svolge nell'ambito della formazione professionale continua degli iscritti all'Ordine dei giornalisti (OdG) della Sardegna.
Per informazioni: segreteria@odg.sardegna.it (ingresso libero)


Cagliari, seminari sulla comunicazione scientifica (CNR)

21 aprile 2017

L'Accabadora di Enrico Pau, un film contro la guerra: "dimenticare sarebbe peggio"

Ieri ho visto L'Accabadora di Enrico Pau al cinema Odissea di Cagliari. Rientrato a casa ho aperto una bottiglia di moscato Simieri del 1998. Ho riempito un bicchiere e ho cercato di raccogliere le idee sul film. Ma ho iniziato con il ricordo delle mie sensazioni sul set (un'esperienza microscopica ma che mi ha fatto riflettere molto).
[Foto: Nicola Casamassima. Set L'Accabadora, Cagliari, 2014]
Così è affiorato nitido (complice il Simieri) un ricordo di quel settembre 2014: percorrevo piazza Carlo Alberto ricoperta di macerie e riportata alla devastazione di quei giorni e pensavo alle storie di quelle persone, alle loro fragilità, alle loro paure e alla loro forza. E nella mia mente rimbalzava anche l'eco delle parole di mia madre su quelle tragiche vicende, parole di chi le ha vissute sulla sua pelle... forse è questo il motivo della mia espressione nella foto che riporto qui accanto (per gentile concessione di Nicola Casamassima). E forse è per questo che trovo un significato profondo nel film di Enrico: la necessità, dolorosa e insieme doverosa, di ricordare la guerra. In questo è rivelatrice, a metà film, la risposta di Albert (Barry Ward) all'orrore suscitato in Annetta (Donatella Finocchiaro) dalle foto che ritraggono Cagliari distrutta dalle bombe alleate: "dimenticare sarebbe peggio".
Così mi sono convinto di una cosa: questo film è, innanzitutto, un film sulla guerra, sulla memoria della gurrra e contro la guerra.

Ora ho una confessione da fare: è la seconda volta che piango al cinema. La prima fu nel 1993 con Schindler's List. La seconda risale a qualche ora fa, quando ho visto Sant'Efisio tra le macerie dei bombardamenti nel 1943 (a proposito: mi sembra eccellente la scelta di Enrico di incastonare nella narrazione il filmato girato da Marino Cao nel 1943).

Ho apprezzato molto anche l'idea di mostrare le cere anatomiche di Clemente Susini: un appiglio razionale in un mondo che sembrava destinato alla distruzione.

Ma non sarei onesto se tacessi cosa non mi è piaciuto: non riuscire capire cosa schiaccia dentro un tovagliolo Annetta in cucina. Forse la farina povera, con le castagne o le ghiande? Peccato, perché secondo me il cibo, in una ricostruzione come questa, ha la sua importanza. Ma forse è solo una mia fissazione.
Buona visione


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 21 aprile 2017

Enrico Pau: la mia Accabadora a Cagliari, tra memoria, bombe e cemento (Linguaggio Macchina, 22 novembre 2014)

18 aprile 2017

Di nuovo sul set...


Di nuovo sul set... è successo alcune notti fa, grazie a un interessante progetto dei giovani di Two Worlds Pictures. Un'esperienza faticosa (un corto condensa in pochi minuti un lavoro di ore e ore) ma ricca di soddisfazioni (fare certe cose nella propria città non ha prezzo!)
Non posso aggiungere altro. Aspettate e saprete.
[Foto: Sara Mandis]

01 aprile 2017

Ridendo e scherzando, siamo arrivati alla quarta stagione di Oltre le barriere


Ridendo e scherzando, siamo arrivati alla quarta stagione di Oltre le barriere, la trasmissione ideata e condotta da me e da Andrea Ferrero.
Grazie alle splendide foto di Stella Giovanna Pintus, scattate ieri in occasione della diretta con Rossella Faa, posso cercare di trasmettere l'atmosfera che si respira in trasmissione.


Si scherza, si ironizza ma si cerca anche di entrare dentro le storie. Storie di persone che hanno affrontato ostatoli e li hanno superati. Nella prima puntata l'abbiamo fatto con Maria Del Zompo (Magnifico Rettore dell'Università di Cagliari), poi con Donatella Mureddu (ex Direttore del Musco Archeologico Nazionale di Cagliari) e ieri con Rossella Faa.

E quest'anno ci sono anche gli studenti del Liceo Classico Dettori di Cagliari, con i loro sondaggi e la loro freschezza.


Seguiteci ogni venerdì sera, sempre su Radio X, Cagliari Social Radio!


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina

31 marzo 2017

L'Accabadora al cinema. Emozioni in arrivo...

Raramente l'attesa per l'uscita di un film mi ha lasciato tanto in apprensione come per L'Accabadora di Enrico Pau.
Se si eccettua ovviamente Bellas Mariposas di Salvatore Mereu (perché c'era la mia prima esperienza sul set).

Nel caso del fim di Enrico Pau l'impatto emotivo è duplice: da un lato la mia presenza sul set (in due scene molto intense) e dall'altro la rispondenza dei racconti di babbo e mamma a quanto ho visto nell'accurata ricostruzione che ho potuto ammirare (e calpestare) sul set.

Cagliari bombardata e tutte le drammatiche conseguenze di questa situazione continuano a suscitare in me reazioni forti.
E, a giudicare dalle risposte che lo stesso Enrico Pau mi ha dato nell'intervista pubblicata su questo blog il 22 novembre 2014, non solo a me:

«Io questo film cerco di dare una forma all'oralità. Ho provato a restituire immagini di Cagliari bombardata come me l'ha raccontata mia madre. La nostra non è una produzione ricca in senso stretto e in queste situazioni bisogna cercare di avere le idee migliori per raccontare quel che si intende raccontare, provando almeno ad essere verosimili. In realtà è impossibile ricostruire Cagliari com'era in quei giorni se non per piccole porzioni.»

26 marzo 2017

«Ecco il nostro wormhole, cunicolo spazio-temporale»

Giorni fa si è diffusa una notizia di quelle che sembrano confermare la previsione più affascinante dell’intera fantascienza, se si eccettua l’incontro con gli alieni: la possibilità di viaggiare nel tempo. Ma seguendo il primo comandamento del giornalismo e quindi andando a leggere la pubblicazione scientifica da cui tutta questa bolgia mediatica ha avuto origine si scopre altro. E parlandone con il coordinatore della ricerca in questione i nostri sospetti trovano conferma: non di macchina del tempo si tratta. Detto questo la scoperta è comunque di quelle che possono avere ripercussioni tecnologiche significative nella nostra vita. A conferma del fatto, a nostro avviso inoppugnabile, che la ricerca scientifica non è mai esercizio vano.
Partiamo dai fatti. Un gruppo internazionale di ricercatori ha dimostrato che è possibile ricreare in laboratorio una struttura analoga a quella prevista nel 1935 da Albert Einstein e Nathan Rosen, il cosiddetto wormhole o cunicolo spazio-temporale. Per capire di cosa stiamo parlando dobbiamo fare un piccolo sforzo e immaginare l’universo come una mela: un verme che la attraversa percorre un tragitto inferiore rispetto a quello che farebbe strisciandoci sopra. Quel tunnel scavato dal verme è proprio il nostro wormhole.
Ora, i ricercatori coordinati dal fisico Salvatore Capozziello, docente all’Università Federico II di Napoli e ricercatore dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) nonché presidente delle Società italiana di relatività generale e fisica della gravitazione (Sigrav), hanno studiato un fenomeno analogo alla scorciatoia da un punto all’altro dell’universo. Lo studio, descritto su ArXiv e in via di pubblicazione sulla rivista scientifica International Journal of Modern Physics D, dimostra la possibilità di trasmettere segnali elettrici in maniera estremamente precisa da una parte all’altra di una struttura microscopica, che è un modello analogo di wormhole.
Professor Capozziello, allora non è vero che siamo arrivati alla macchina del tempo?
«L’unica certezza è che questo è un wormhole per una struttura di grafene, che permette il passaggio di corrente elettrica con estrema precisione. Non è una macchina del tempo. Da qui a costruirne una potrebbero passare 100 anni.»
Cosa avete ottenuto?
«Il problema da cui siamo partiti è spiegare l’esistenza di strutture analoghe ai wormhole che rispettino il principio di conservazione dell’energia. Naturalmente è impossibile riprodurre in laboratorio strutture gravitazionali estremamente energetiche e massicce, quindi ci siamo posti la domanda se esistono strutture simili, ma alle dimensioni e alle energie di laboratorio. Einstein e Rosen hanno ipotizzato l’esistenza di questi tunnel spazio temporali proprio per non violare le leggi di conservazione ma la topologia dello spazio tempo. Il nostro dimostratore consiste nel collegare due sottilissimi fogli di grafene, materiale estremamente sottile, malleabile e molto simmetrico, grazie alle sue strutture a sei legami, con un nanotubo. Insieme ai ricercatori guidati a Napoli dal professor Francesco Tafuri, abbiamo osservato che quando il grafene è puro il sistema non permette il passaggio di corrente: nulla entra e nulla esce, proprio come in un buco nero. Se però introduciamo delle imperfezioni nella struttura cristallina, allora il sistema si attiva e il nanotubo viene percorso da correnti superconduttrici. Questi difetti trasformano i 6 legami di cui è fatta la struttura a nido d’ape del grafene, in una struttura a 5 legami o a 7 legami. Nel caso di un legame in meno rispetto al grafene standard otteniamo una corrente elettrica negativa. Con un legame in più la corrente è positiva. Se proiettiamo questo risultato alle scale astrofisiche, allora abbiamo trovato il modo per far passare informazione attraverso il wormhole. In altre parole, controllando i difetti del grafene possiamo controllare il segno dell’informazione: possiamo cioè comunicare con un osservatore che si trova dall’altra parte.»
Quali applicazioni si possono immaginare?
«Il fatto che abbiamo a che fare con correnti autoindotte, quindi generate dalla geometria del sistema, potrebbe dar luogo a molteplici sviluppi. Intanto possiamo ottenere un sistema superconduttore con trasmissione di corrente a resistenza zero, contrariamente a quanto accade nei sistemi elettronici attuali. Secondo vantaggio: stiamo usando carbonio: un elemento reperibilissimo in natura.»
Andrea Mameli
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23 marzo 2017

Api buridane e Bee Happy insieme a Cagliari il 24 Marzo 2017

Il 24 Marzo alle 17:30 nella Libreria Miele Amaro di Cagliari presento due libri:
Api buridane di Luigi Manias e Bee Happy di Barbara Bonomi Romagnoli.



Le presentazioni proseguono sabato 25 marzo a Ghilarza, a Bonarcado e a Santu Lussurgiu: