05 agosto 2017

Andrea Dresseno (Italian Videogame Program): «Il videogioco nuova frontiera nella valorizzazione del territorio»

Al convegno “Giocando si cresce: prospettive e nuove opportunità offerte dall'industria dei videogame in Sardegna” (svoltosi a Pula, nell'auditorium del Parco scientifico e tecnologico, il 4 agosto) Andrea Dresseno ha portato la voce dell'Italian Videogame Program: «se uno sviluppatore è interessato a realizzare un videogioco legato al territorio può avvalersi di IVIPRO e della Film Commission.»
La slide sullo sfondo spiega molto bene il tipo di proposta: "AESVI e IFC sostengono l'industria del videogioco attraverso IVIPRO. Sei uno sviluppatore interessato a realizzare un'opera legata alla cultura e al territorio italiano? Siamo pronti ad assisterti in tutte le fasi di sviluppo del progetto."
L'accordo sottoscritto a Venezia il 6 settembre 2016 "Aesvi e IFC insieme per promuovere l’industria nazionale dei videogiochi e favorire la promozione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico italiano" indica due due obiettivi principali: "offrire maggiori opportunità alla crescente industria italiana del videogioco, contribuendo a elevare il livello di competitività del Paese sullo scenario internazionale nel settore, e favorire al contempo la valorizzazione del territorio e del patrimonio storico, artistico, paesaggistico e turistico del Paese, attraverso il sostegno alla creazione e alla produzione di videogiochi e di applicazioni interattive legate ad esso."

Al convegno di Pula Andrea Dresseno ha mostrato alcuni esempi.
«A Monteriggioni, dove è ambientato il videogame Assassin's Creed, dal 2009 al 2010 si registra un incremento degli arrivi del 7% e un incremento dei pernottamenti dal gennaio a giugno del 16% mentre i percorsi sui camminamenti aumentano del 30%. Non è detto che questi dati siano strettamente connessi con il videogioco. Ma l'anno scorso l'amministrazione comunale di Monteriggioni ha intervistato 500 turisti e un turista su 6 aveva conosciuto il borgo proprio grazie al videogame.»

La fortezza di Palmanova, realizzata dalla Serenissima di Venezia nel 1593, è lo scenario scelto dai produttori del videogame Palmanova set per Gears of War 4 e Ivipro
Gears of War 4 e da alcuni anni nella città friulana si svolge un festival del gioco e della creatività: "The Game Fortress. La fortezza del divertimento".

Andrea Mameli
blog Linguaggio Macchina
5 Agosto 2017

Monteriggioni e Assassin’s Creed II, otto anni dopo (Italian Videogame Program, 24 Luglio 2017)

02 agosto 2017

Videogame e opportunità d'impresa in Sardegna: un convegno a Pula (Cagliari) il 4 agosto 2017

“Giocando si cresce: prospettive e nuove opportunità offerte dall’industria dei videogame in Sardegna” è il titolo del convegno in programma Venerdì 4 agosto nell'Auditorium Giuseppe Pilia (edificio 2 del Parco scientifico e tecnologico della Sardegna), a partire dalle 9:30.

Obiettivo del convegno, organizzato dal gruppo di ricerca GamIT del CRS4, in collaborazione con l'agenzia regionale Sardegna Ricerche, è presentare i risultati della prima scuola scientifica dedicata alla programmazione dei videogame (Videogame Scientific School) e provare a indicare la strada per creare in Sardegna un insieme significativo di imprese e sviluppatori indipendenti attivi in questo settore.

Per Massimo Deriu (responsabile programma GamIT):  “Attualmente l’industria dei videogiochi è la più florida tra quelle dell’intrattenimento e le ricadute sul fronte economico, sociale e culturale sono importanti. L’industria sta ampliando la propria offerta anche grazie agli sviluppatori indipendenti. La nostra idea è di contribuire a diffondere l’attenzione verso il settore dell’intrattenimento videoludico, fornendo gli strumenti concettuali, metodologici, progettuali e applicativi, necessari ad affrontare le sfide poste dallo sviluppo di applicativi software innovativi e complessi”. 


PROGRAMMA
9:30 – Registrazione

Descrizione e Risultati della Videogame Scientific School:
  • Massimo Deriu (Game-based Interaction and Technologies - CRS4)
Uno sguardo al settore dei videogame:
  • Fabio Viola (Coordinatore Master "Gamification ed Engagement" Design" IED Milano)
  • Beniamino Sidoti (Giornalista, Scrittore, Co-Fondatore Lucca Comics and Games)
  • Andrea Dresseno (IVIPRO | Italian Videogame Program)
  • Alessandro Cominu (SubvertGames UK)
  • Susanna Tornasello (Fondazione Sardegna Film Commission)
11:00 – Coffee break

Un'occasione di crescita e sviluppo per la Sardegna
  • Bepi Vigna (Fumettista, Scrittore e Regista)
  • Jorma Ferino (SJMTech)
  • Roberto Lai (Rendering Studio)
  • Andrea Assorgia (Netpress)
Ore 12:30 – Conclusioni
Ore 13:00 – Buffet lunch




29 luglio 2017

Barbieri e Mameli di nuovo insieme. Prima che il tempo finisca (San Sperate, 29 Luglio 2017)

Daniele Barbieri e Andrea Mameli a San Sperate (29 luglio 2017) foto: Raffaelangela Pani
Daniele Barbieri e Andrea Mameli si sono ritrovati sul palco del Festival Cuncambias a San Sperate (Cagliari) sabato 29 luglio 2017 per il ciclo di appuntamenti "Storie" con lo spettacolo scritto da Daniele Barbieri: Prima che il tempo finisca.

Ecco alcuni riferimenti alle citazioni portate in scena:
Gli orologi distrutti in scena da Daniele Barbieri

Altre citazioni:
  • «La conoscenza del prossimo ha questo di speciale: passa necessariamente attraverso la conoscenza di se stesso». Italo Calvino» (Palomar)
  • «Citatemi dicendo che sono stato citato male» (Groucho Marx)
  • «Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada» (Eraclito)
  • Esperimento. (Fredric Brown): "La prima macchina del tempo, signori", disse con fierezza il professor Johnson, presentando l'apparecchio ai due colleghi. "Certo, è solo un modello sperimentale su scala ridotta. Non funziona che per oggetti di peso inferiore a tre libbre e cinque once, e per distanze di dodici minuti, al massimo, nel futuro o nel passato. Ma funziona".
    Per essere ridotto, il modello lo era davvero e assomigliava in tutto e per tutto a una bilancia pesa-lettere, con in più due quadranti da orologio fissati sotto il piattello.
    Il professor Johnson prese un piccolo cubo di metallo.
    "Il nostro oggetto sperimentale", disse, "è un cubo di ottone del pezo di una libbra virgola tre once. Per prima cosa lo manderemo cinque minuti avanti nel futuro".
    Si chinò, e mise a segno uno dei quadranti.
    "Guardino i loro orologi"
    I due colleghi guardarono i propri orologi,e il professor Johnson posò delicatamente il cubo sul piattello. Il cubò sparì.
    Cinque minuti più tardi, esattissimamente, riapparve. Il professor Johnson lo riprese.
    "Ora", disse, "cinque minuti nel passato".
    Mise a segno l'altro quadrante. Col cubo sempre in mano, guardò l'orologio.
    "Mancano sei minuti alle tre", spiegò. "Alle tre in punto, posando il cubo sul piattello, azionerò il meccanismo. Di conseguenza, alle tre meno cinque, il cubo sparirà dalla mia mano e comparirà sul piattello: cinque minuti prima di quando ce l'avrò messo".
    "Ma allora, come potrete mettercelo?", chiese uno dei colleghi.
    "Alle tre, quando avvicinerò la mano, il cubo sparirà dal piattello e comparirà nella mia mano per essere messo nel piattello. Le tre meno cinque: attenzione, prego".
    Il cubo gli sparì dalla mano.
    E apparì sulla piattaforma della macchina del tempo.
    "Visto? Cinque minuti prima che ce l'abbia messo, è già lì!". L'altro collega guardò il cubo con aria perplessa.
    "Ma", disse, "supponiamo che, adesso che è già lì cinque minuti prima che lei ce l'abbia messo, lei cambi idea e, alle tre, non ce lo metta. Non si avrebbe, in questo caso, una specie di paradosso?"
    "Idea interessante", disse il professor Johnson. "Non ci avevo pensato. Ma proveremo subito. Dunque ecco: sono le tre, e io non...".
    Non ci nessuna specie di paradosso. Il cubo rimase.
    Ma il resto dell'universo, professori e tutto, sparì.


11 luglio 2017

Ecco la particella Xi inseguita per anni

Ieri è stata scritta una nuova pagina della fisica. È la prima di un nuovo capitolo, quello che spiega come i mattoncini che formano l’atomo si tengono insieme. La particella appena scoperta è il barione Xi. Non spaventi il nome: quasi tutta la materia di cui son fatte le cose che ci circondando è formata da barioni. Neutroni e protoni, per citare due oggetti abbastanza noti, almeno per il loro nome, appartengono alla famiglia dei barioni.
Ora, i barioni sono sempre formati da tre particelle più piccole, dal nome forse ancora più familiare: i quark. La particolarità della nuova particella è che, a differenza degli altri barioni finora conosciuti in cui dei tre quark solo uno è del tipo cosiddetto “pesante”, nel barione Xi i quark pesanti sono due. L’esistenza della particella Xi era prevista dalle teorie correnti e i ricercatori del CERN di Ginevra impegnati a scandagliare le profondità della struttura atomica con l’esperimento Lhcb avevano segnato il suo nome in cima alla lista dei ricercati. E non è stata una caccia facile. Un dato che più di altri può dare idea della difficoltà di intercettare questa particella: la sua durata non supera il millesimo di miliardesimo di secondo.
E quindi? È la lecita domanda del lettore che non ha studiato fisica quantistica. E quindi abbiamo un nuovo tassello del puzzle. Siamo tutti un pochino meno ignoranti e più avanti ci sarà qualche altra scoperta basata su quella che da ieri rimbalza sui giornali e i telegiornali di tutto il mondo.
Una risposta più precisa l’ha fornita il ricercatore che ha coordinato l’esperimento LHCb fino al 30 giugno, il britannico Guy Wilkinson, attribuendo a questa doppia presenza di quark pesanti la capacità di far orbitare i tre quark tra di loro. Quasi come se si trattasse di una danza o di un microscopico sistema solare in cui i due quark pesanti fanno la parte delle stelle che orbitano l'una attorno all'altra e quello leggero gira intorno al sistema composto dagli altri due.
Ma perché chi non si interessa di Fisica delle Alte Energie dovrebbe considerare questa scoperta degna d’interesse? Il nuovo coordinatore della ricerca, l’italiano Giovanni Passaleva, risponde così: «L’aver trovato un barione con due quark pesanti è di grande interesse perché fornirà uno strumento potente per definire meglio la teoria che descrive la cosiddetta interazione forte, una delle quattro forze fondamentali. Queste particelle aiuteranno così a migliorare il potere predittivo delle nostre teorie e ora cercheremo di osservare anche le altre». Però la risposta più semplice, in fondo, è un’altra: la particella Xi ci interessa perché siamo umani. Quindi ci interessa perché vogliamo sapere come funziona l’universo. In fondo la conoscenza, come l'arte, appartiene all'umanità: è una ricchezza per tutti, anche per chi non lo sa.
E poi questa scoperta, annunciata a Venezia nel corso della conferenza della Società Europea di Fisica (e in via di pubblicazione sulla rivista Physical Review Letters), potrebbe fornire risposte fondamentali a una delle domande ancora irrisolte: come si comportano esattamente le forze che agiscono all’interno degli atomi. Ricerche iniziate nel 1963 da Nicola Cabibbo, il grande fisico teorico, scomparso nel 2010. A Cabibbo, che fu anche presidente del CRS4 di Cagliari dal 2000 al 2003 e a cui fu ingiustamente negato il Nobel per la Fisica 2008 dobbiamo il teorema denominato “l'Angolo di Cabibbo”, che costituisce il fondamento teorico per comprendere in che modo i mattoni della materia, i quark, danno origine alle particelle elementari, avvicinandosi, unendosi e danzando.

Andrea Mameli
L'Unione Sarda, 7 luglio 2017

06 luglio 2017

Observation of the doubly charmed baryon Xi cc++

CERN-EP-2017-156
LHCb-PAPER-2017-018
July 6, 2017

LHCb collaboration


18 giugno 2017

Il nuraghe S'Ega Marteddu, affacciato sul mare di Maladroxia (Malat Rosh)

Se vi trovate a Sant'Antioco vi consiglio una visita al nuraghe S'Ega Marteddu (coordinate:   39°0'7"N e 8°26'41"E).
Il nuraghe si trova in cima alla località Maladroxia, lungo la costa orientale dell’isola, caratterizzata dalla presenza di una falda di dolomia (calcare). Secondo gli archeologi il toponimo Maladroxia deriva dell’antico nome fenicio: Malat Rosh, letteralmente “Rifugio del Capo (Sperone)”, ovvero l’approdo sicuro più vicino al punto che segna la divisione del Canale di Sardegna dal Mar di Sardegna.
Il nuraghe sorge in cima alla collina che domina la spiaggia di Maladroxia e il Golfo di Palmas (Sant'Antioco). Ha l'aspetto tipico dei nuraghi parzialmente sepolti e in alcuni punti si notano segni evidenti di cadute recenti. Tuttavia esercita sempre e comunque il grande fascino dei nuraghi.

La direzione da seguire per raggiungere il nuraghe S'Ega Marteddu è Maladroxia, ma prima di arrivare alla spiaggia trovate l'indicazione turistica (cartello marrone) che indica la svolta (a destra) per Via Portixeddu:
attenzione alla seconda svolta a destra:

capirete di essere quasi arrivati quando vedrete alla vostra destra il pannello che illustra la storia del nuraghe e la sua collocazione:

dopo pochi passi troverete il sentiero (da percorrere preferibilmente con scarpe sportive o scarponcini) al quale manca la corda corrimano (è stata rubata?):

Concluso il senitero vi ritroverete dalla base del nuraghe e alla vostra destra potrete godere della splendida vista sul mare. Una posizione spettacolare, sicuramente scelta non a caso.
Se intendete arrampicarvi sul calcare bianco di questa costruzione millenaria fatelo con prudenza e guardate bene dove mettete i piedi.
Fatemi sapere se dopo aver letto il mio post deciderete di compiere questa escursione.
Attendo le vostre impressioni.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 18 giugno 2017

04 giugno 2017

Inaugurato il FabLab Sulcis: racconto sobrio di storie di successo


Ieri ho partecipato all'inaugurazione del FabLab Sulcis. È stata un'esperienza molto interessante, arricchita da un bel campionario di testimonianze di persone che hanno fatto qualcosa di significativo.
Queste storie avevano in comune alcune caratteristiche che provo a elencare qui di seguito: sono frutto di sani combattimenti tra coscienza e incoscienza e tra senso pratico e idealismo, sono tutte costruite con una buona dose di sacrificio, sono tutte basate su competenze, si sono tutte solidificate grazie agli insuccessi e tutte si sono rafforzate dai successi ottenuti.
Non una celebrazione autoreferenziale, dunque, come se ne vedono spesso, ma il racconto di storie normali.
Un racconto sobrio, non inquinato dalle mode, esposto con semplicità e senza quella retorica modernista tutta condita di miti gonfiati e di esaltazioni fuori luogo, che io non soppprto più.
Di questa retorica non si è vista neanche l'ombra, ieri a Cortoghiana. Ho apprezzato molto questa scelta, che denota serietà e onestà intellettuale.
Ho apprezzato molto i contenuti dell'inaugurazione, che ho avuto l'onore di introdurre e di moderare.
Si vede che dietro tutto questo c'è gente in gamba. Gente che ha voglia di fare e non cade nella tentazione di aspettare la manna dal cielo.
Interessante la riproduzione di una stanzette "di un ragazzo degli Anni Ottanta" con Commodore 64 funzionante e altre console: il primo embrione di un Museo del videogioco.
Mi sono piaciute molto le soluzioni di comunicazione visiva che sono state adottate per caratterizzare gli spazi di questo ex magazzino trasformato in officina creativa.
Fantastico il pianoforte ad acqua realizzato dalla quarta elementare dell'Istituto Ciusa di Carbonia. In questo breve video Romeo Scaccia prova il funzionamento di questo strano pianoforte:

video

Il coinvolgimento dei bambini è un ingrediente essenziale se si vuole radicare bene una realtà come questa. E se posso aggiungere un suggerimento direi che forse le altre persone da coinvolgere sono gli anziani, spesso ricchi di esperienze e competenze che possono rivelarsi molto utili nello scambio di saperi.

I miei migliori complimenti.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 4 giugno 2017




02 giugno 2017

Inaugurazione FabLab Sulcis: Cortoghiana, 3 Giugno 2017



Il FabLAB Sulcis è in via Rinaldo Loi 1, a Cortoghiana (a metà strada fra Carbonia e Iglesias).

Gli spazi a disposizione occupano 350 mq e al momento sono divisi in quattro aree:
  • COWORKING: postazioni attrezzate e connesse a internet, sala riunioni, attrezzature FabLAB a disposizione.
  • EDUCATIONAL: spazio riservato alla didattica innovativa per bambini e ragazzi da 4 a 14 anni (Coding e Robotica educativa).
  • AREA PROTOTIPAZIONE con ARDUINO e RASPBERRY: spazio dedicato alla creazione di progetti con disponibili schede e sensori per molteplici applicazioni.
  • AREA RETROGAMING: spazio dedicato alle consolle dagli anni 80 in poi (Commodore, Amiga, Atari, PS, Nintendo, etc). Un vero e proprio museo del videogioco.
Il programma dell'inaugurazione:

Ore 9.30: apertura del FabLAB.
Ore 10.30: presenta il progetto Andrea Mameli, giornalista scientifico e responsabile della comunicazione CRS4.
Ore 11.30: i FabLab, che cosa sono e come lavorano. Per le aziende interconnesse intervengono Francesco Casu (Interazione e Tecnologia), Massimo Lumini (Accademia della Terra) e Davide Costa (Didattica in età prescolare).
Ore 13.00: pausa pranzo.
Alle ore 15.00 e alle ore 16: spazio ai più piccoli con diverse iniziative (Sala coworking, Sardux – Sardu pro pipius, Sala Fab Lab Sulcis, Minimakers dei Roma Makers, Tinkidoo).
Dalle ore 15.00 in poi: Realtà virtuale, Museo del Videogame, Mostra fotografica, Esposizione di tavole illustrate.

P.S. Inaugurato il FabLab Sulcis

26 maggio 2017

Alessandra Farris, dal Contamination Lab al Premio Donna dell'anno

Il 31 maggio a Saint-Vincent sarà proclamata la vincitrice del Premio Internazionale “La Donna dell’Anno”, 19° edizione, indetto dal Consiglio regionale della Valle d’Aosta, con il patrocinio della Camera dei Deputati e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Le finaliste sono tre: la biologa scozzese Karina Atkinson (impegnata nella salvaguardia di una riserva naturale in Paraguay ricca di biodiversità in via di estinzione), la ginecologa svizzera Monika Hauser (specializzata nell'assistenza alle donne vittime di violenza nelle zone di guerra) e l'imprenditrice sarda Alessandra Farris (fondatrice della start up IntendiMe, innovativo sistema rivelatore di suoni utile ai sordi).
La votazione si effettua attraverso il sito del premio, che sarà attivo fino al 31 maggio 2017.
Abbiamo conosciuto Alessandra Farris nel 2014 in occasione del Contamination lab dell’Università di Cagliari.
Cosa si prova a essere in finale con questo premio?
«Come prima cosa vorrei precisare che la candidatura a questo premio è soltanto merito di tutto il team di IntendiMe, di cui io ho l’onore di essere la rappresentante. La nomina è arrivata in modo del tutto inaspettato. Quando mi hanno contattata dicendomi che volevano proporre la mia candidatura al premio, eravamo tutti piuttosto increduli! Poiché non ci si può candidare spontaneamente a questo premio, ci è sembrato pazzesco che qualcuno avesse fatto il mio nome, e con tanta emozione abbiamo deciso di accettare.
Dopo un mese e mezzo da quella telefonata, ne ho ricevuto un’altra che diceva “Alessandra, sei tra le tre finaliste”! Non abbiamo nemmeno avuto il tempo di raccontarlo a qualcuno che nel giro di poche ore la notizia era già stata data alla stampa e la mia fotografia era dappertutto...
Mi sono sentita imbarazzata e allo stesso tempo onorata per essere stata inserita nella rosa delle finaliste con due donne straordinarie e per avere la possibilità di rappresentare il duro lavoro che ogni giorno i miei soci e colleghi - Giorgia, Antonio, Leonardo - ed io svolgiamo con grande passione e impegno. Non posso che ritenermi estremamente lusingata e fortunata per quest’opportunità».
Cosa ha significato per te, in termini di motivazione e di voglia di fare qualcosa di concreto, nascere da genitori sordi?
«La sordità dei miei genitori mi ha sempre spinta a grandi capacità di adattamento: fin da piccolissima avevo capito che i miei genitori non sentivano, quindi facevo vibrare la culla, posizionata accanto al letto dei miei genitori, in modo che mia madre si accorgesse che avevo bisogno di lei, mentre quando sono diventata un po’ più grande, saltavo direttamente sul lettone. Ho poi iniziato a essere le loro orecchie e all’occorrenza la loro interprete. Non ho mai percepito la sordità come un difetto, come una mancanza: mi sono piuttosto sentita più fortunata per aver avuto la possibilità di imparare più in fretta a fare tante cose, tra cui parlare e diventare responsabile. Quando mia madre mi portava a spasso sul passeggino, le persone si avvicinavano per porle la fatidica domanda “Ma parla”? Eccome se parlavo, le lasciavo di stucco! Anzi, ho iniziato a farlo anche molto presto! Ho inoltre sviluppato un forte senso della giustizia e la voglia di combattere contro i pregiudizi, perché spesso i miei genitori venivano presi in giro per il loro modo di parlare o per l’utilizzo della Lingua dei Segni, e anche io venivo derisa per questo: la gente li fissava, trovava strana la loro voce, si stancava quando veniva loro richiesto di parlare lentamente, in modo da facilitarne la lettura labiale; i miei genitori e i miei nonni mi hanno sempre spiegato che spesso questo comportamento non era frutto della cattiveria, ma solo dell’ignoranza, perciò a chi mi chiedeva perché mio padre parlasse in quel modo strano io rispondevo semplicemente “mio padre è americano”, dato che il suo accento veniva percepito come quello di uno straniero.
Assieme a me, è cresciuto un forte senso di protezione e rispetto nei loro confronti e nei confronti di ogni individuo, così come la profonda consapevolezza di quanto ognuno di noi sia speciale, uguale e diverso nella sua unicità, portatore sano di un’enorme ricchezza che va condivisa e supportata; non facciamoci intimorire da ciò che non conosciamo, buttiamo giù quelle barriere mentali e culturali che spesso ci separano, e impariamo piuttosto a unirci, a collaborare e a combattere per l’uguaglianza dei diritti; smettiamola di etichettare le persone come sordo, cieco, gay, disabile… guardiamo piuttosto all’essenza delle cose».
Come è nata l'idea di IntendiMe?
«L’idea di IntendiMe è nata nell’ambito del percorso “Contamination Lab” dell’Università di Cagliari, dove ho incontrato per la prima volta i miei soci, nonché cofondatori di IntendiMe, Giorgia e Antonio. Ci siamo scelti tra più di cento sconosciuti e abbiamo deciso di lavorare insieme: devo dire che ci è andata davvero bene, perché non è mica facile trovare da subito quel feeling che si è instaurato tra noi, tantomeno lo è lavorare con delle persone così diverse da sé; eppure l’unione delle nostre personalità ed esperienze così diverse ha un suo equilibrio e funziona piuttosto bene. Alla fine abbiamo anche scoperto che ognuno di noi in un modo o nell’altro aveva già avuto a che fare con la sordità, verso cui ha sempre manifestato grande sensibilità.
Dopo aver creato il team, in fase di brainstorming abbiamo pensato a come rispondere alla richiesta avanzata dal percorso che stavamo frequentando, ovvero quella di generare una soluzione partendo da un problema concreto, a cui tenevamo particolarmente. Non ci sono stati dubbi: la nostra intenzione è stata quella di realizzare una soluzione capace di migliorare la vita delle persone sorde, come i miei genitori, partendo proprio dalla conoscenza profonda della sordità e delle difficoltà ed essa legate. Perciò, considerato che spesso la tecnologia anziché facilitarti la vita te la complica (e, lo confesso, spesso sono io la prima a litigare col computer quando non riesco a fare qualcosa), non risponde davvero alle tue esigenze e non sempre è accessibile a tutti, abbiamo deciso di colmare questo vuoto col nostro sistema versatile, facile da usare e alla portata di tutti. Qualche mese dopo l’inizio della nostra avventura, che in poco tempo da una semplice idea si è trasformata in una società vera e propria, abbiamo incontrato per caso Leonardo, un ingegnere elettronico di Viterbo, sordo fin dalla nascita: anche lui aveva i nostri stessi obiettivi e interessi e, ovviamente, una fortissima motivazione. Ci siamo lasciati guidare dal colpo di fulmine e abbiamo perciò deciso di lavorare insieme, non soltanto allargando il team, ma aggiungendo nuovo entusiasmo, competenze ed esperienze viste da un’altra prospettiva ancora».
Di cosa ti occupi?
«In quanto amministratrice della società, ho la responsabilità globale delle sue attività. Ma ho la fortuna di lavorare in un team unito e compatto, dove ci motiviamo a vicenda e insieme fissiamo gli obiettivi e troviamo insieme la strada migliore per raggiungerli.
Sono la persona che generalmente presiede agli eventi pubblici come diretta portavoce del progetto, colei che presenta IntendiMe a potenziali finanziatori o partner, ma faccio anche da “mentor” relativamente alla sordità sia ai miei soci che ai collaboratori, o in generale a chiunque entri in contatto con noi, dato che tra i nostri obiettivi aziendali c’è anche quello di far conoscere la sordità e tutto quello che vi ruota attorno, favorendo l’integrazione e soprattutto l’inclusione socio-lavorativa delle persone sorde. Tra i miei compiti c’è anche una cura a 360 gradi della futura clientela e la comunicazione diretta con i sordi, nel senso che sono proprio io a rispondere a tutte le loro richiesta via email o sui canali social, nonché la gestione delle relazioni e dei contatti con enti, strutture e aziende affini al progetto. Ho poi anche la fortuna di potermi dedicare alla scrittura, mia grande passione, curando i contenuti del blog, che ripartirà a breve».
Progetti per il futuro?
«Bella domanda! Parlando per me e anche a nome dei miei soci e colleghi, posso certamente affermare che al momento la nostra attenzione è tutta concentrata sulla realizzazione dei dispositivi su cui stiamo lavorando senza sosta (e questo già da solo è capace di assorbire letteralmente le energie di ognuno di noi) e sulla diffusione di un messaggio positivo che parli di uguaglianza, accessibilità e inclusione delle persone sorde, dato che spesso sono paradossalmente proprio le loro richieste a non essere ascoltate da chi di dovere. Ovviamente ci auguriamo non soltanto di riuscire nel nostro intento ma anche di crescere come azienda in un futuro non troppo distante con soluzioni particolarmente attente alle esigenze delle persone con qualunque tipo di disabilità. Soluzioni in grado di garantire loro maggiore indipendenza e sicurezza e quindi un miglioramento generale della loro quotidianità. Noi ce la stiamo mettendo tutta: è questo ciò in cui veramente crediamo».
Da sinistra Giorgia Ambu, Antonio Pinese, Leonardo Buffetti, Alessandra Farris. Foto: Simone Scalas




Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 26 maggio 2017