24 febbraio 2017

Scala su Ape. Carloforte. Isola di San Pietro (Sardegna)

Equilibrio precario? Scala mobile? Ape operaia?

Ape. Carloforte. Foto: Andrea Mameli


Ape. Carloforte. Foto: Andrea Mameli

23 febbraio 2017

Api buridane e Bee Happy insieme a Cagliari il 24 Marzo 2017

Il 24 Marzo alle 17:30 nella Libreria Miele Amaro di Cagliari presento due libri:
Api buridane di Luigi Manias e Bee Happy di Barbara Bonomi Romagnoli.


20 febbraio 2017

La scienza nei social media (corso "Comunicare la ricerca", 10lab, Parco Tecnologico della Sardegna, 21 febbraio 2017)

Domani pomeriggio fornirò qualche esempio di come si possono usare i social media per raccontare la scienza e mostrerò le mie armi nella guerra contro la disinformazione.
Appuntamento alle 14:30 Martedì 21 Febbraio 2017 nell'edificio 10 del Parco Tecnologico della Sardegna: lo spazio interattivo per la scienza e l'innovazione 10lab.




07 febbraio 2017

La democrazia delle api. Gli insetti ci insegnano cura, bellezza, ecologia

Tra la frivola Ape Maia e la seria Apis Mellifera si aprono un bel po' di universi da conoscere. È la constatazione, solo in apparenza banale, con la quale Daniele Barbieri, firma storica di questo giornale, chiude la prefazione al libro di Barbara Bonomi Romagnoli “Bee Happy. Storie di alveari, mieli e apiculture”. E che non sia banale lo dice anche il Nobel per la Medicina conferito nel 1973 a Karl von Frisch, il biologo austriaco che decifrò le regole di comunicazione delle api. Barbara Bonomi Romagnoli, giornalista e apicultrice “con la passione per le api e i femminismi” (e lo di vede quando usa la parola insette), si è avvicinata alle api grazie all'esempio del padre che a sua volta aveva appreso l’arte da uno zio, prete benedettino e apicultore.  
Perché nel libro non si parla di apicultura ma di apiculture?
«Uso il plurale perché la comunità apistica umana è molto variegata: migliaia di donne e uomini molto differenti per storie, esperienze e età che, soprattutto negli ultimi anni, sono arrivati a occuparsi di api con alle spalle professioni diverse. La nostra generazione di quarantenni a un certo punto ha pensato a dei Piani B e questo arricchisce il mondo apistico anche di competenze e visioni nuove. Ad esempio, si è creata una rete nazionale che lavora su apicoltura e didattica, perché le api costituiscano un universo valoriale importante per le nuove generazioni: si parla di protezione dell'ambiente, di redistribuzione del lavoro di cura, di bellezza, senza le api e il loro lavoro di impollinazione non avremmo la varietà di fiori che abbiamo. E mi piace usare il plurale anche perché al di là di alcune tecniche apistiche comuni, questo mondo rispecchia, come in altre categorie umane, un po' tutto l'arco costituzionale. Ecco, in questo libro, racconto quella che considero la "società civile" apistica, attenta ai temi dell'ecologia, dell'inclusione, dello scambio di saperi.»  
Cosa resta ancora da studiare sulle api?
«Non si conosce ancora perfettamente il funzionamento della "mente collettiva", quel processo per cui nell'alveare le decisioni non le prendono le singole insette ma la comunità tutta, così come il loro complesso sistema di scambio di informazioni o quali emozioni o sentimenti esse provino. Sappiamo con certezza però che l'uso di molti pesticidi ha effetti pesanti sul loro sistema cognitivo e riproduttivo, per questo la comunità apistica è da anni impegnata anche a livello europeo per far sì che vengano vietati. Abbiamo capito che nell'avvicinarci a queste insette è importante non cercare ostinatamente di ritrovare nell'alveare le nostre dinamiche umane. Il luogo comune vuole un mondo di api dominato da una regina e fino alla scoperta del microscopio si parlava di re, non fosse mai una femmina come capa! Invece è davvero una comunità molto democratica e che vive di continui scambi, simbolici e materiali.»  
Il libro rende un doveroso omaggio a Cristina Caboni, autrice di un romanzo di successo "La custode del miele delle api" e dedica alcune pagine alla Sardegna. Cosa c’è di particolare nella nostra isola, per chi ama l’Apis Mellifera?
«Della Sardegna mi ha affascinato la storia delle donne che cantavano alle api: Cristina Caboni mi ha raccontato di questa tradizione delle donne sarde che si avvicinavano agli alveari cantando una melodia che in qualche modo "rassicurava" le insette, era una storia intrigante anche perché ho sperimentato su campo che le api sentono i nostri ormoni e quando lavoro con loro nei giorni del ciclo mestruale mi si avvicinano pacatemente quasi quell'ormone dicesse loro qualcosa. Aver avuto prova di questo canto dalla zia del collega Manias è stata una grande emozione, rafforzata dall'aver visto questa donna di circa 90 anni ancora desiderosa di mettersi al lavoro in laboratorio, quando l'ho conosciuta era tempo di smielatura e lei contenta dietro il banco da lavoro.»

ANDREA MAMELI
articolo pubblicato il 

04 febbraio 2017

Dolce o amaro? Ora il gusto si misura scientificamente

Il senso del gusto non è solo la porta d’accesso al piacere gastronomico: è un potente sistema di controllo che contribuisce a difendere dalle sostanze nocive. E come tutti gli altri sensi anche il gusto ha una sensibilità che varia da persona a persona. Lo stesso alimento può essere percepito in modo molto diverso dagli individui, in base a fattori culturali, sociali, genetici. Per queste ragioni le misurazioni connesse con il gusto non sono mai state considerate del tutto oggettive. Oggi, grazie a una ricerca dell’Università di Cagliari, esiste un metodo che non risente delle preferenze o dello stato di salute delle persone ma che misura direttamente il grado di attivazione delle cellule gustative stimolate.
Una determinazione oggettiva e quantitativa della sensibilità gustativa, basata sulla misura elettrica del segnale, che costituirà un punto di riferimento per le ricerche successive. Lo studio, pubblicato l'11 gennaio sulla rivista Scientific Reports, è firmato da Iole Tomassini Barbarossa, Annalisa Bonfiglio, Giorgia Sollai, Melania Melis, Danilo Pani, Piero Cosseddu, Ilenia Usai e Roberto Crnjar.
A Iole Tomassini Barbarossa, che guida un gruppo di fisiologi del dipartimento Scienze biomediche coinvolti nella ricerca, abbiamo chiesto di spiegare il valore della scoperta: «Nell’uomo le analisi gustative si possono effettuare solo in base alle risposte fornite dalle persone che assaggiano gli alimenti, con tutti i condizionamenti e le limitazioni a cui questa pratica è per forza soggetta. Con la nostra metodologia per la prima volta al mondo è stato possibile determinare una misura oggettiva dell’attivazione del sistema nervoso periferico, le cellule poste sulla lingua, e della conseguente trasmissione del segnale elettrico al sistema nervoso centrale. Abbiamo in questo modo risposto alla domanda: in che modo il sistema nervoso è attivato dagli stimoli gustativi?»
Come avete fatto?
«Abbiamo posizionato un piccolissimo elettrodo, che non provoca alcun fastidio, sulla lingua e abbiamo ottenuto la risposta elettrica che fornisce la misura voluta».
Per Annalisa Bonfiglio (Ingegnere biomedico del dipartimento Ingegneria elettrica ed elettronica dell’Università di Cagliari) il successo risiede nella capacità di mettere insieme diverse competenze: «Se nel nostro studio abbiamo mostrato l'efficacia del metodo basato su registrazioni elettrofisiologiche dell'attività bioelettrica dalla lingua umana, in risposta a uno stimolo gustativo, è proprio grazie all'unione di competenze di fisiologia e di ingegneria biomedica».

ANDREA MAMELI

Articolo pubblicato nella pagina della Cultura del quotidiano L'Unione Sarda il 2 febbraio 2017.


L'articolo pubblicato su Scientific Reports: First objective evaluation of taste sensitivity to 6-n-propylthiouracil (PROP), a paradigm gustatory stimulus in humans [Pdf