29 dicembre 2007

Le regole per allenare la mente

Una palestra per la mente (Erickson, 2007) contiene esercizi per stimolare la memoria. Nella prima parte del volume si punta alla ricostruzione, attraverso un diario-agenda, della storia della persona, fino al presente. Nella seconda parte vengono proposte attività specifiche per le aree maggiormente interessate dai processi di invecchiamento. Le schede, di grande formato, sono divise in 9 sezioni: storia personale, orientamento nel tempo e nello spazio, linguaggio, attenzione visiva, abilità manuali, logica, memoria, gestione del denaro. Qualche esempio: riconoscere le banconote dal colore, simulazione del supermercato e conteggio del resto, giochi di memoria, geografia. Il volume si rivolge a psicologi, educatori, terapisti della riabilitazione, operatori sociosanitari e familiari di persone con demenze.
una palestra per la mente
La copertina del libro e uno dei test. (Foto: Andrea Mameli)

erickson cervello
Le regole per allenare la mente
Invecchiamento: un libro spiega come stimolare il cervello.

Contare i soldi, riconoscere le banconote, calcolare rapidamente il resto, valutare i prezzi. Operazioni banali, come lavarsi, vestirsi, addirittura sapere con certezza in che anno siamo o che giorno è oggi o ricordare cosa abbiamo mangiato ieri a cena. Così banali che non saperle eseguire correttamente può costituire un campanello d'allarme: se gli episodi di confusione sono frequenti allora la causa può risiedere nel deterioramento delle funzioni mentali o, in una parola, demenza. La demenza è originata da un ampio spettro di patologie e colpisce quasi 25 milioni di persone in tutto il mondo. Negli ultimi 40 anni, complice il progressivo innalzarsi della vita media, questo numero è in costante crescita: ogni anno si contano circa 5 milioni di nuovi casi di demenza. Con questo ritmo il numero di persone affette da demenza è destinato a superare 80 milioni nel 2040. Il rapporto "Demenza in Europa 2006" (pubblicato nel giugno 2007 dall’organizzazione non profit Alzheimer Europe) indica in 6 milioni il totale di persone affette da questa patologia in Europa (27 Stati membri più Islanda, Norvegia, Svizzera e Turchia) con un'incidenza dell’1,27% sulla popolazione complessiva. E l'Italia è al primo posto in Europa per numero di malati: nel 2005erano circa 900 mila. Considerando che circa il 70% dei casi di demenza sono causati dalla malattia di Alzheimer si comprende l’importanza di ogni iniziativa volta a tentare di aggredirla. Il 21 settembre, in occasione della XIV Giornata Mondiale Alzheimer (istituita nel 1994 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità) le associazioni hanno chiesto al Parlamento europeo di riconoscere la malattia come una vera emergenza sanitaria, di sostenere la ricerca per l'individuazione delle cause e lo sviluppo di terapie efficaci, di includere la malattia nei piani di studio universitari e di contribuire a migliorare la qualità di vita dei malati e dei loro familiari. Il 7 gennaio, per iniziativa dell'Associazione nazionale anziani e pensionati della Confartigianato sarà avviata la campagna di prevenzione “Senza ricordi non hai futuro”.
Attualmente, questo è il problema principale, i farmaci disponibili riescono solo a rallentare la progressione della malattia e ad alleviarne i sintomi. Gli approcci non farmacologici assumono quindi una particolare importanza. Constatato che persone con elevato grado di scolarità o che hanno condotto una vista stimolante con l’impegno decennale in mansioni complesse appaiono meno soggette a sviluppare demenza o in epoca più tardiva rispetto alle altre, sono stati ideati esercizi adatti allo stimolo delle abilità cognitive. Come la proverbiale utilità per il corpo del camminare e fare sport anche per il cervello l’esercizio è salutare in quanto contribuisce a mantenere i neuroni vivaci e a modificare l'architettura delle loro connessioni per recuperare quelle perdute. Il cervello umano, a partire dai 30 anni, inizia a perdere neuroni: è la morte cellulare programmata (detta apoptosi dal termine greco che indica la caduta delle foglie e dei petali dei fiori).
Sono note alcune centinaia di geni che in tempi e condizioni fisio-patologiche diverse partecipano al processo apoptotico. Contrariamente alla necrosi, che è una forma di morte cellulare causata da trauma cellulare o stress acuto, l'apoptosi viene condotta in modo ordinato e regolato. Si ritiene che a causa dei processi apoptotici in un organismo umano adulto ogni giorno muoiano circa 60 miliardi di cellule, e in un anno la massa delle cellule ricambiate equivale a quella dell’intero corpo. Il cervello, di norma entro i 75 anni, subisce un calo di peso del 10% e al microscopio si osserva anche una riduzione del numero dei dendriti, le strutture di connessione, mentre compaiono alterazioni strutturali (placche senili e gomitoli neurofibrillari). Le caratteristiche del cervello umano tentano di sopperire con il numero di cellule nervose (di gran lunga superiore a quello effettivamente necessario, caratteristica nota con il nome di ridondanza), la loro plasticità (a seconda delle esigenze le cellule nervose possono imparare a compiere funzioni diverse da quelle originarie) e l'interazione con l’ambiente esterno (globalità). È proprio nell’ultimo aspetto che risiede l’importanza dell’esercizio cerebrale.
Una proposta articolata e completa di attività per la stimolazione cognitiva è contenuta in un recente volume: Una palestra per la mente. Stimolazione cognitiva per l'invecchiamento cerebrale e le demenze (Erickson, 2007, 311 pagine, 22 euro). Il libro raccoglie l'esperienza di un programma di stimolazione cognitiva attuato dal Centro Regionale per lo studio e la cura dell’Invecchiamento Cerebrale dell’Università di Padova, ed è rivolto ai pazienti affetti da deterioramento cognitivo di grado lieve-moderato e ai loro familiari, interessati a contrastare le conseguenze dell’invecchiamento cerebrale. Le autrici (Arianna Ferrari, Donata Gollin e Anna Peruzzi) sono logopediste del Centro Regionale per lo studio e la cura dell’Invecchiamento Cerebrale di Vicenza.
ANDREA MAMELI (L'UNIONE SARDA, pag. 27, 29 DICEMBRE 2007)

23 dicembre 2007

Auguri da LinguaggioMacchina!!


auguri ale basciu
Disegno di Alessandra Basciu per coreografia della recita Amore, amicizia e pace.

Amico Mio
Al bambino inglese dirò my friend
Al bambino francese dirò mon ami
my friend, mon ami
my friend, mon ami
tutto il mondo… amico sarà.

Al bambino tedesco dirò mien Freund
al bambino spagnolo dirò mi amigo
mien Freund, mi amigo
mein Freund, mi amigo
tutto il mondo...amico sarà

Al bambino africano dirò mi anco
al bambino che è in Grecia dirò filomu
mi anco, filomu
mi anco, filomu
tutto il mondo…amico sarà

Al bambino che è in Russia dirò moi drug
al bambino in Giappone dirò watashi no tomodachi
moi drug, moi drug
watashi no tomodachi
tutto il mondo amico sarà

Al bambino arabo dirò sa-bi
al bambino israeliano dirò haver sheli
sa-bi sa-bi
haver sheli
tutto il mondo.. amico sarà
tutto il mondo…amico sarà

An electric motor in 10 minutes

motor Giuseppe mi segnala un sito con le istruzioni per costruire un motorino elettrico ancora più semplice. Il sito fa parte del portale Science Toys: autentica miniera d'oro di spunti e proposte interessanti, dalla radio artigianale al forno solare.

22 dicembre 2007

Costruire un motore elettrico con le proprie mani.

motorino elettrico Il motore elettrico rappresenta una delle macchine più diffuse sul nostro pianeta ma per molti costituisce un autentitico mistero. Io imparai a conoscerlo in prima media, quando ricevetti la mia prima pista elettrica. Poi imparai a modificarlo (gareggiando con la gigantesta pista a 4 corsie di San Paolo in Piazza Giovanni XXIII a Cagliari recentemente ricostruita: Ciruito Slot Paul Ricard). E devo riconoscere che fu lui a indurmi a studiare Fisica all'università. Ora ne voglio realizzare uno con i miei figli: le istruzioni di Giocomania (da cui è tratta la foto) fanno al caso mio.
giocomania Giocomania è un sito pieno di esperimenti e giocattoli da creare con le proprie mani, seguendo chiare e semplici istruzioni, ideato da un papà (Giuseppe) per mostrare i giocattoli che realizza per i suoi bambini (Tommaso e Filippo). Consiglio vivamente Giocomania a tutti i papà che, come me, desiderano riscoprire la dimensione del costruire con le proprie mani, insieme ai propri figli!

20 dicembre 2007

The United Nations declares 2009 the International Year of Astronomy

Astronomy 20 December 2007, Paris: Early this morning (CET) the United Nations (UN) 62nd General Assembly proclaimed 2009 the International Year of Astronomy. The Resolution was submitted by Italy, Galileo Galilei's home country. The International Year of Astronomy 2009 is an initiative of the International Astronomical Union and UNESCO.
The International Year of Astronomy 2009 (IYA2009) celebrates the first astronomical use of the telescope by Galileo – a momentous event that initiated 400 years of astronomical discoveries and triggered a scientific revolution which profoundly affected our worldview. Now telescopes on the ground and in space explore the Universe, 24 hours a day, across all wavelengths of light. The President of the International Astronomical Union (IAU) Catherine Cesarsky says: "The International Year of Astronomy 2009 gives all nations a chance to participate in this ongoing exciting scientific and technological revolution."
For more information on the International Year of Astronomy 2009 please visit the website at www.astronomy2009.org

19 dicembre 2007

SOS impreparazione: il ministro chiama tutor e musei (L'Unione Sarda 19 dicembre 2007)

SOS impreparazione: il ministro chiama tutor e musei Andrea Mameli L'Unione Sarda Le impietose analisi sul livello di preparazione scientifica degli studenti italiani lo evidenziano da tempo: solo Trentino e Lombardia tengono testa ai primi della classe (finlandesi e coreani). Paurose lacune affiorano lungo lo stivale, e le regioni meridionali, Sardegna compresa, occupano gli ultimi posti. Cosa fare? Il ministero della Pubblica Istruzione ha un piano strutturato in comunità di pratiche. Si chiama ISS e significa Insegnare Scienze Sperimentali. Il progetto, presentato nei giorni scorsi a Cagliari (istituto magistrale Eleonora D'Arborea) è sostenuto da una rete di Musei scientifici, Università e laboratori di ricerca.
La costituzione dei presìdi e la formazione dei tutor, che nelle Regioni dell'Obiettivo 1 sono stati finanziati con fondi strutturali europei (PON “La Scuola per lo Sviluppo” 2000-2006), fanno parte delle strategie di attuazione del Piano ISS contenute nel Protocollo d'Intesa siglato nel novembre 2005 dall'allora MIUR (ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca), e dalle associazioni di docenti delle discipline scientifiche sperimentali: AIF (per l'insegnamento della Fisica), ANISN (per l'insegnamento delle Scienze Naturali), DD -SCI (per l'insegnamento della Chimica) e dal il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano e dalla Città della Scienza di Napoli.
Per l'ispettrice ministeriale Chiara Croce Castelletti «il ministero con questo piano mette in atto un grande processo di trasformazione. Il problema principale, come recita la Costituzione, è trasmettere alle giovani generazioni il nostro patrimonio di cultura umanistico-scientifica e far crescere il cittadino».  
Come funziona?
«Appurato, con i test PISA e IEA, che gli studenti italiani manifestano debolezza nelle competenze scientifiche abbiamo deciso di intervenire sulle tre aree della formazione integrale: linguistica, matematica, scientifica. Per fare questo abbiamo mobilitato i docenti e avviato tre piani d'azione allo scopo di rinnovare la didattica, dato che il problema nasce dai processi di insegnamento vecchi che non stimolano l'apprendimento. Dobbiamo riportare l'insegnamento scientifico vicino ai problemi di ogni giorno».
Come avviene la formazione?
«Nel corso delle due giornate di Cagliari abbiamo perfezionato la formazione dei docenti dei chimici, che lavoreranno nei presìdi. La loro formazione è iniziata alla Città della Scienza di Napoli e la Museo della scienza e della tecnica di Milano, dove hanno lavorato con le classi per stimolare l'apprendimento scientifico con esperimenti coinvolgenti per i bambini e gli adolescenti. Ora sono a disposizione dei loro colleghi». Per Annamaria Fichera, della direzione Affari Internazionali del Ministero della Pubblica Istruzione: «Nei presìdi i docenti trovano schede di laboratorio e materiali da consultare per mettere in discussione il mondo dell'insegnamento intorno alle materie scientifiche, anche in Sardegna. Abbiamo pubblicato gli atti degli incontri di formazione svolti a Milano e Napoli: quattro volumi ricchi di esempi e proposte concrete».
L'attività dei presìdi non si ferma anche a scuole chiuse: per elevare il livello di competenze scientifiche dei ragazzi sostenendo la formazione continua dei docenti è necessaria un'azione duratura. I Presìdi Territoriali sono l'Itas Deledda e la Magistrale D'Arborea a Cagliari, a Nuoro il liceo Asproni, l'Ipsia a Sassari: Ipsia, il liceo De Castro a Oristano.

ANDREA MAMELI, L'Unione Sarda, 19 Dicembre 2007.

Una mano robotica comandata con il pensiero

mano Una sofisticata mano artificiale che si comanda con il pensiero è stata creata a Pisa, nella Scuola Superiore S. Anna. La presentazione è avvenuta una decina di giorni fa a Roma, nel corso del congresso internazionale “NeuroMath”.
La Fondazione Santa Lucia coordina il progetto “Interfacce uomo-ambiente per la comunicazione e autonomia di soggetti affetti da disabilità motoria” finanziato dal Ministero della Salute per lo sviluppo di una piattaforma tecnologica di ausilio facilmente collocabile in ambiente domestico.
Comunicato stampa e video.

Approfondimento di Tiziana Moriconi (Galileonet, 16 dicembre 2007) La mano robot che si muove col pensiero

18 dicembre 2007

Sardegna nella morsa del gelo. Nuova Sciovia Fonni-Bruncuspina.

Fonni 17 Dicembre 2007 (ore 11:00) 60 cm di neve

By Proheddu.

16 dicembre 2007

Nintendo contro le rughe.

rughe Rosaria Piga mi segnala dal Giappone questo contenuto per il Nintendo Ds: sana ginnastica facciale per prevenire le rughe e rallentare l'invecchiamento della pelle del viso.
Yodobashi Camera, il negozio nel quale Rosaria ha scattato questa foto, è gigantesco: tre edifici di sette piani, paralleli e collegati tra loro, autentico paradiso dell'elettronica!

15 dicembre 2007

Scienza della complessità: dal traffico alle epidemie, il ritmo del disordine.

complessità
Tutto compreso. Cos’hanno in comune il traffico urbano, il contagio dell’influenza, l’andamento dei mercati finanziari, la rete Internet e il comportamento di un branco di spigole? Semplice: sono tutti sistemi complessi. Attenzione: complessi, non complicati. La differenza è nella stessa origine delle parole. Complicato (cum plicatus) significa piegato insieme, come un aereo di carta, mentre complesso (com plexux) sta per intrecciato, come un cesto di vimini. Nel primo caso i movimenti che portano alla costruzione del piccolo aereo si possono ripetere anche a ritroso, per smontarlo e ripristinare il foglio di partenza: il processo è tutto sommato reversibile. Nel secondo invece la forza della struttura risiede nel contatto tra le fibre vegetali la cui essiccazione introduce condizioni irreversibili. Tornando ai nostri sistemi la loro particolarità è di essere composti da numerosi elementi (semplici o a loro volta complessi) che interagiscono reciprocamente e di essere aperti, ovvero di avere relazioni con l’esterno: sono sistemi altamente complessi, ad esempio, gli esseri viventi dotati di sistema nervoso e le organizzazioni sociali. Se analizziamo questi sistemi anche limitandoci a esaminare le parti che li compongono il loro funzionamento dell’insieme resta sempre molto difficile da rappresentare e da capire. Un oggetto invece non complesso, ma solo complicato, è ad esempio, un televisore, del quale possiamo ricostruire una mappa completa del funzionamento.
Il primo approccio concettuale alla scienza della complessità risale a quasi 60 anni fa. Nel 1948, in un articolo pubblicato sulla rivista American Scientist e intitolato "Science and Complexity" il matematico Warren Weaver ipotizzava una distinzione in tre classi per i sistemi dinamici naturali: quelli “semplici", caratterizzati quindi dalla scarsità di variabili in gioco, quelli “a complessità disorganizzata", dotati di un numero estremamente elevato di variabili, in gran parte sconosciute, e quelli “a complessità organizzata": ricchi cioè di variabili ma connesse fra loro. Sono questi ultimi i sistemi che si incontrano in economia, fisica, biologia, medicina. Per Weaver i problemi posti dai "sistemi a complessità organizzata" erano "troppo complicati per sottomettersi alle vecchie tecniche del XIX secolo che avevano un successo così evidente nei problemi di semplicità a due, a tre o a quattro variabili". Oggi, grazie a strumenti sempre più potenti, stiamo passando dalla conoscenza del comportamento dei costituenti di base (ad esempio, nel caso della biologia, le proteine) alla deduzione del comportamento globale del sistema (l’organismo vivente nel suo insieme o parti di esso, basti pensare al cervello). Lo sviluppo della scienza della complessità ha trovato fra i suoi sostenitori due premi Nobel: Ilya Prigogine (chimico belga di origine russa, studioso dei processi irreversibili) e Murray Gell-Mann (il fisico statunitense celebre per la scoperta dei quark). Ma negli ultimi anni questo approccio si è allargato ad altri campi: in particolare alle scienze economiche. Oggi si parla di management della complessità per indicare un nuovo modo di gestire le organizzazioni, viste come sistemi complessi collocate in ambienti nei quali dominano imprevedibilità e discontinuità. Capire la complessità significa cogliere le relazioni tra le parti e riconoscere comportamenti ricorrenti. Una delle più impressionanti evidenze di questo tipo, come spiega Mark Buchanan (fisico e redattore di Nature) nel libro “Nexus. Perché la natura, la società, l’economia, la comunicazione funzionano allo stesso modo” (Mondadori, 2004, 273 pagine, 8,80 euro), è quella delle cosiddette reti di piccolo mondo. Analizzando comportamenti umani, sistemi neurali, reti telematiche e strutture fluviali, Buchanan dimostra che i punti di una rete (sociale, biologica o artificiale) si possono collegare in un modo che non è né strutturato né completamente casuale, e che tutti i sistemi a rete funzionano in base a questo schema. La rete Internet, il World Wide Web, le reti elettriche e telefoniche, ma anche quelle sociali e culturali, fino alle ramificazioni delle cellule nervose, sono tutti esempi di reti complesse. Fornire una descrizione completa della struttura (grafo) spesso è troppo dispendioso, pertanto si adottano approcci di tipo statistico.
Un Centro di ricerca per lo studio delle Reti Complesse è appena nato in Sardegna. Lo ha fondato il fisico Alessandro Chessa (tra gli organizzatori del convegno Reti complesse, dalla biologia alla telematica, svoltosi a Pula nel mese di giugno) e vi operano una decina di ricercatori che lavorano prevalentemente in rete con strumenti che consentono la collaborazione a distanza, via Web, e che affiancano il Gruppo Teorico dei Sistemi Complessi del Dipartimento di Fisica dell'Università di Cagliari (guidato dal Gianni Mula).
"Il laboratorio che dirigo – spiega Chessa – si chiama Linkalab e collabora a livello internazionale con i più importanti studiosi di questo settore. In particolare Guido Caldarelli (docente alla Sapienza) e Alessandro Vespignani (Indiana University)."
Dove conducono le vostre ricerche?
"Linkalab ha già avviato varie ricerche applicative in numerosi settori disciplinari, come le reti territoriali ad esempio quelle stradali o elettriche, e le reti biologiche, siano esse genetiche o neurali. Ultimamente ci stiamo concentrando sullo studio delle reti sociali, sia virtuali, come le comunità online, che reali, in particolare le reti sanitarie. Nel primo caso sul fronte delle reti sociali on line stiamo analizzando con nuovi algoritmi la struttura della rete a grafo degli utenti del servizio Facebook, che con 50 milioni di persone è attualmente il più grosso fenomeno di social networking al mondo. Questi algoritmi porteranno a una nuova classificazione dei nodi/utenti della rete che potrà essere utilizzata sia per una più efficace ricerca delle informazioni e delle affinità tra utenti, che per il perfezionamento dei canali pubblicitari. Nel campo delle reti sanitarie abbiamo completato studi sull'organizzazione degli ospedali sardi e ora stiamo analizzando la rete degli ospedali su tutto il territorio della Sardegna, sia in termini di richiesta di prestazioni reciproche tra reparti delle varie aziende ospedaliere, che di mobilità del personale e dei pazienti sul territorio regionale."
Quali sono i vostri obiettivi?
"Crediamo che la Sardegna possa rappresentare un laboratorio naturale per lo studio dei fenomeni di rete complessa e che le nostre ricerche costituiscano anche una straordinaria occasione per coniugare ricerca e promozione territoriale in un unico progetto. La scommessa finale è di incrociare queste analisi sulla rete sanitaria con gli studi delle reti territoriali già effettuati, utilizzando i dati socio-economici relativi alla popolazione e alla loro distribuzione sul territorio."

Andrea Mameli, L'Unione Sarda, pagina 33, 14 dicembre 2007

In corsia con il Dottor Positrone.

Dal ciclotrone degli annni Trenta alla Pet del Brotzu di Cagliari.
Osservare l’attività cellulare e riconoscere le alterazioni, arrecando il minimo disturbo. Quello che non molti anni fa era un sogno per la medicina oggi è realtà. Si tratta di una delle affascinanti storie di collaborazione tra la fisica e le scienze della vita. Tutto ha inizio nel 1929, quando il fisico Ernest Orlando Lawrence inventa il ciclotrone: il primo acceleratore di particelle. Nel 1932, studiando la radiazione cosmica, Carl David Anderson scopre il positrone: particella elementare dotata della medesima massa dell'elettrone ma carica elettrica positiva. Nel 1953, al Mit di Boston, il fisico Gordon Brownell realizza il primo sistema in grado di fotografare la cosiddetta annichilazione, ovvero la produzione di fotoni, quindi di luce, in seguito allo scontro tra positroni immessi artificialmente nell’organismo e gli elettroni che lo compongono. Dopo una ventina d’anni di perfezionamenti tecnologici la diagnostica per immagini ha visto la nascita dei primi sistemi in grado di mostrare l’attivazione di aree del cervello in relazione a specifiche azioni, come parlare, ascoltare, muovere una mano. Stiamo parlando della Pet: ovvero la tomografia basata sull’emissione di positroni, strumento sempre più usato nella diagnosi dei tumori e nella verifica precoce di deterioramento cerebrale (Alzheimer). Ma oggi in medicina gli acceleratori hanno una duplice funzione poiché alla creazione di immagini si affianca oggi anche la terapia: le radiazioni usate per la diagnosi possono costituire anche un efficace mezzo per il trattamento.
Ieri a Cagliari, nel corso di una conferenza stampa, sono stati presentati i risultati di tre anni di attività della Pet dell’Azienda Ospedaliera Brotzu: oltre 5 mila pazienti, dal maggio 2005 a oggi, hanno usufruito di questo prezioso strumento diagnostico (senza quindi doversi sottoporre a pesanti e costosi viaggi della speranza fuori dalla Sardegna). Nel corso dei primi due anni le sostanze traccianti provenivano dall’estero, ma da 11 mesi, da quando cioè è stato attivato il ciclotrone del Brotzu, la produzione delle sostanze indispensabili all’esecuzione della procedura diagnostica vengono prodotte interamente in loco. La scelta, ha spiegato Livia Ruffini, medico nucleare, responsabile del progetto dell’ospedale cagliaritano, è stata guidata dalle esigenze del territorio in relazione alla diffusione delle patologie da diagnosticare.
"Al tracciante tradizionale, l’Fdg, grazie al quale si osserva il consumo anomalo di glucosio nelle cellule di cuore e cervello e nei tumori, da pochi giorni abbiamo affiancato altri due traccianti, la C-Colina, utile per la diagnosi precoce del tumore alla prostata e la N-ammonia. Quest’ultimo fornisce immagini dell’alterazione del microcircolo cardiaco. Il nostro centro è l’unico in Italia conforme alle direttive comunitarie GMP, Good Manufacturing Practices, e siamo abilitiati ai protocolli internazionali di ricerca farmacologia."
La Pet è anche uno strumento utile nella valutazione dell'efficacia di nuovi farmaci: "E questa – ha sottolineato Livia Ruffini – è una delle linee di ricerca sulle quali ci stiamo muovendo per l’immediato futuro. Abbiamo in programma, per i prossimi mesi, di monitorare la terapia genica."
Una collaborazione interdisciplinare, tra medici, farmacologi, fisici e informatici (il sistema di distribuzione delle immagini è stato creato dal CRS4) che consegue risultati di altissimo livello. Un gruppo in costante crescita, quello guidato da Livia Ruffini, che ha permesso anche di riportare in Sardegna alcuni giovani laureati (in fisica e in biologia) che avevano intrapreso carriere di ricerca lontano dall’isola.
Andrea Mameli. L'Unione Sarda, pagina 33, 15 dicembre 2007

13 dicembre 2007

Perché non fare da noi i biscotti di Natale?

biscotti Ci sono persone che non si rassegnano a vivere ordinariamente, ma cercano il significato in quel che fanno. Io lo imparai anni fa negli Scout, ma purtroppo sono dovuto soccombere sotto il ritmo incalzante della quotidianità. Una testimonianza di coloro che non si adattano e cercano nuove modalità per vivere e educare i propri figli è il sito (bello e interessante) chiamato VIVERE SEMPLICE. Due esempi: Facciamo i biscotti di Natale e Perché i bambini vanno pazzi per i Gormiti.

12 dicembre 2007

Sardinia’s farmers fend off the sharks

By Guy Dinmore in Decimoputzu, Sardinia
FT.com
(financial times online)
Published: December 4 2007 02:10
Sharks are circling Sardinia. Tourists need not worry however – it is bankrupt farmers who are having to fight off speculative predators grabbing land at forced auctions.
Criticism of the European Union is rare in Italy but, on this Mediterranean island, farmers are cursing Brussels, their regional government and Rome for the mess they feel they were duped into with offers of cheap loans 20 years ago.
“Our natural calamity comes not from God or the land but those politicians in Brussels,” said Gino Mazo at a packed meeting in the town of Decimoputzu, the epicentre of a farmers’ revolt.
One after another, smallholders related how their lives were being ruined. Cheers greeted the farmer who answered demands for loan repayments by literally walling up a bank manager in his local Bank of Sardinia branch. Working on the fringes, activists of the small Sardinian independence movement handed out leaflets pledging non-violent action to stop the court-ordered auctions.
The crisis reflects tensions between Sardinia’s relatively autonomous regional authority, the central government and Brussels.
Renato Soru, the region’s governor, founded Tiscali, the communications company, in the capital Cagliari. The wealthy businessman sees a future in education, technology, science parks and tourism.
[READ THE ARTICLE: Sardinia’s farmers fend off the sharks]
Copyright The Financial Times Limited 2007

11 dicembre 2007

Scrivere e leggere Giappone.

love japan Ormai sono ossessionato dai racconti di Rosaria da Kioto (in particolare la formidabile passione per la lettura dei giapponesi in treno e i sistemi digitali che soppiantano i libri) e imbattermi in un blog sul Giappone come questo Teo Banzai stuzzica la mia proverbiale curiosità. Anche perché qui si racconta di passeggeri che crollano nel sonno profondo immediatamente dopo essersi seduti in poltrona. Estremamente interessante il post dedicato all'alfabeto giapponese. Ma per questo tema non possiamo dimenticare Giapponeonline.

10 dicembre 2007

08 dicembre 2007

La Wikipedia dell'ecografia (L'Unione Sarda, 7 dicembre 2007)

ecografia C’era una volta Karl Theodore Dussik, un neurologo viennese che si mise in testa di realizzare un nuovo strumento diagnostico. Ci riuscì con l’aiuto di un fisico, il fratello Friederich, sfruttando un principio molto semplice: l’analisi dell’eco prodotto quando le onde incontrano degli ostacoli. Lo stesso che portò alla nascita del sonar e del radar. I fratelli Dussik riuscirono a individuare tumori cerebrali osservando cosa accadeva a un fascio di ultrasuoni puntato sul cranio di un paziente: la pubblicazione del 1942 (“Iperfonografia del cervello”) descrive il funzionamento dei precursori dei moderni ecografi. Oggi l’uso degli ultrasuoni per ottenere un’immagine precisa degli organi interni è una pratica diagnostica di frequentissimo impiego: l’esame ecografico è assolutamente innocuo per l’organismo e non sussisto limitazioni o prescrizioni. L’ecografia è utilizzata in ginecologia, medicina interna, ortopedia e cardiologia, ma anche, in medicina del lavoro e in altri campi, come la diagnostica veterinaria. L’aumento della specializzazione impone un ricorso all’aggiornamento spesso difficile da sostenere (per il costo delle pubblicazioni e per la loro stessa incapacità a seguire il ritmo dell’evoluzione tecnologica). E se ancora una volta la soluzione arriva da Internet il merito è di un gastroenterologo e radiologo dell’ospedale Brotzu: Danilo Sirigu, cagliaritano, docente alla scuola di ecografia internistica della società italiana medici ecografisti.
L’idea è semplice: inserire i video delle ecografie in un sito Web. Ma la complessità organizzativa e la necessità di rigore scientifico fanno di questa iniziativa un autentico girello telematico.
"Ho pensato di creare una sorta di Wikipedia ecografica – spiega Sirigu – che io chiamo finestra acustica libera e gratuita. È utile agli studenti di medicina e serve anche al confronto professionale per gli specialisti: www.ecomovies.it a quanto ne so è la prima vetrina online di questo tipo al mondo. Medici e studenti possono consultare gratuitamente la nostra banca dati, dopo essersi registrati. I video proposti vengono analizzati dal comitato scientifico che li pubblica, con un commento, nelle apposite categorie."
Andrea Mameli. L'Unione Sarda, 7 dicembre 2007, pagina 21.

07 dicembre 2007

Non esiste la cultura dell'apparecchietto! Da Kioto: Rosaria Piga.

piga Ospitiamo un intervento (esilarante? illuminante? tracotante? decidete voi!) di Rosaria Piga, la nostra infiltrata in Japan.
Andrea, scopri prima di me ed a distanza, un sacco di cose che mi succedono sotto il naso mentre io manco me ne accorgo. Poi mi metto ad indagare dopo che tu mi dici o mi fai notare una cosa ed allora mi rendo conto che le cose ce le ho sotto il naso ma ho dovuto aspettare te per accorgermene. Quindi come minimo adesso noterò la pubblicità dappertutto di questo robot qui, comincio subito a chiederlo alle mie amiche giapponesi, ci vediamo domani a casa di una di loro che tra l'altro farà cucina sarda!!! E' venuta a trovarmi ad ottobre e si è comprata un sacco di ingredienti, ti manderò qualche foto dell'evento socio-culinario giappo-sardo.
Ma ritornando alla faccenda del robot per la pratica dentistica, oh mamma mia, ci mancava solo la bambolona parlante, dopo il cane di metallo che scodinzolava e dopo che in Giappone sono 124 milioni di persone, ci manca pure che incrementino la popolazione con i robot ad immagine e somiglianza dei giapponesi in carne ed ossa, per lo meno fammi una un po' diversa dal solito, che ne so, una tipa con un'abbronzatura da urlo, con i capelli a spazzola ed alta un metro e ottanta, tanto per variare un pochino.
Ad ogni modo, per quanto la mia preparazione in campo odontoiatrico sia praticamente nulla, per quella che è la mia semplice opinione in base a quello che vedo, devo riconoscere che i dentisti locali, di pratica ne hanno bisogno veramente, altro che robotino, un qualche centinaio per ogni dentista ce ne vorrebbero, per fare una pratica realmente efficace, se solo si da un'occhiata a come hanno ridotta la bocca i giapponesi, una pena.
Innanzitutto quasi tutti hanno i denti storti perché, come mi disse tempo fa un dentista del luogo, le arcate mascellare e mandibolare sono troppo strette per contenere tutti i denti, da qui l'inevitabile inconveniente. E va bene, poverini, non ci possono fare niente per questo loro limite antropologico. Però, accidentissimo, c'e' la tecnica moderna, ma come, ma proprio loro che si vantano di essere al top della tecnologia mondiale, vedi appunto robotino parlante che funge da paziente, poi te ne vai in giro con la bocca che sembra di sessantaquattro denti e ti metti pure il rossetto o ti fai crescere i baffi, tanto per non lasciarla inosservata.
Perché sai la cosa più bizzarra qual'è? Non esiste la cultura dell'apparecchietto per i denti, viene visto alla stessa stregua di una plastica al seno, della serie ci tieni talmente tanto alla bellezza che accetti di farti modificazioni fisiche pur di apparire più bella, così mi disse una semisconosciuta tempo fa quando dissi che a 24 anni avevo portato l'apparecchietto per i denti per 3 anni e mezzo. Che faccia tosta detto da una che rientrava perfettamente nella media standard giapponese che del maquillage ne hanno fatto una religione, una ragione di vita e soprattutto di matrimonio. Non che la classe maschile sia diversa ed accetti di mettersi l'apparecchietto ai denti, però ancora non ho scoperto a quale tipo di chirurgia plastica-estetica lo paragonino gli uomini (se dovessi fare il parallelo con la plastica al seno... meglio non indagare...).
Per non parlare poi della cura delle carie. Sembra che più che il trapano usino la cazzuola. Non ho capito perché i dentisti locali usino la pasta argentata ed i denti color argento anche per la cura e/o sostituzione di denti visibili, praticamente se i giapponesi aprono la bocca di notte, illuminano la strada con il riflesso lunare, che bellezza. Ah, già, ma noi che siamo italiani, patria dei più famosi stilisti del mondo, all'estetica ci teniamo in maniera ossessiva... eccato che i vestiti di questi stilisti se li comprino pure i giapponesi (ma rimangono con i canini argentati). Diciamo che da queste parti non si ha proprio l'impressione che i dentisti siano diversi dai muratori, si limitano a tappare i buchi senza curarsi di dipingere la facciata, della serie l'importante è la salute... evvabbe', dev'essere filosofia zen.
Quando però lo avevo raccontato al mio dentista di Cagliari, non mi aveva creduto. Perche' i giapponesi, da bravi inventori quali sono, non solo ti inventano la bambolona per studiare il dolore (ma un tempo le bambole di gomma non venivano utilizzate per qualcos'altro di più piacevole?!? Ahime', dove stiamo andando a finire.....), ma anche tante piccole e grandi tecniche e tecnologie per un lavoro perfetto ed accurato, che ritrovi descritto in tutte le migliori riviste dentistiche internazionali nonché ai congressi internazionali. Quindi tutti i dentisti del mondo che in Giappone non ci sono mai stati, pensano che da queste parti la gente abbia una dentatura che è la fine del mondo, che se sei brutto e sdentato, vieni qui e diventi Braddo Pitto (ovvero Brad Pitt alla giapponese), insomma, una dentatura da fare invidia a quella di "Paolo-mai avuto carie in vita mia" (chi non ha la mia età non può capire......).
A questo punto una si chiede, ma allora, tutta questa bella tecnologia, a chi è riservata? Tra vedere e non vedere, tanto per andare sul sicuro, nonostante il laboratorio mi faccia fare un accuratissimo, minuziosissimo e profondissimo check-up medico annuale, dalla punta dei capelli alla punta dei piedi senza trascurare neanche un organo o tessuto, tralascio la cura dentale chiedendo l'esonero, per poi rimetterla nelle mani del mio fedele dentista cagliaritano al quale in realtà la cura della mia preziosissima dentatura non è mai stata tolta e mai gli verrà tolta ed il quale di anno in anno, quando torno in vacanza, mi controlla la bocca senza lasciarci obbrobri di cemento con la cazzuola.
Rosaria Piga. Kioto, 7 dicembre 2007.

06 dicembre 2007

In Giappone metà dei libri sono anche per M-Book.

Mentre mi accingo a partecipare, per la prima volta, alla fiera della piccola e media editoria Più Libri, Più Liberi (a Roma Eur fino a domenica) apprendo che quello del "libro mobile" (M-Book) è un fenomeno che si sta consolidando. La mia amica Rosaria Piga, che ogni giorno trascorre circa 2 ore nei treni giapponesi, lo raccontava già un anno fa: "qui tutti leggono, chi il giornale, chi un libro, e sempre più persone lo fanno con dispositivi elettronici".
Un anno fa si parlava di 80 milioni di giapponesi lettori mobili" (Dall’eBook all’mBook: scoppia la moda della letteratura portatile 29 novembre 2006 evolutionbook.com).
Oggi il blog Tech Crunch In Japan Half The Top Selling Books Are Written On Mobile Phones (by Duncan Riley, Tech Crunch, December 2 2007) parla di piccola rivoluzione decretata dall'aumento dei titoli disponibili per libro-mobile.
Non sappiamo se si tratta di un fenomeno destinato a giungere anche in Italia. Di certo, nel nostro Paese, così povero di lettori, male non farebbe...

04 dicembre 2007

Un robot per fare pratica dentistica.

kokoro I manichini per la pratica del pronto soccorso (come Resusci Anne) impallidiscono di fronte a questa ragazza robot in grado di sentire il dolore. Il robot, presentato il primo dicembre a Tokyo nel corso del salone International Robot Exhibition 2007, esegue comandi vocali e reagisce alle azioni del dentista: ai denti (realizzati in ceramica) sono collegati numerosi sensori la cui sensibilità è tale da simulare efficacemente il dolore cui sarebbe soggetto un paziente. Actroid DER2 (detto anche "fembot") è opera della giapponese Kororo Dreams.

Un'avventura energetica (Cristiana Poma)

crs4 solare
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03 dicembre 2007

Pietre lavorate e pietre estratte. Anna Saba espone a Carbonia.

Le sculture di Anna Saba alla Grande Miniera di Serbariu da Sabato 8 dicembre a venerdì 29 febbraio 2008, tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 10 alle 18. Ingresso libero. anna saba carbonia

01 dicembre 2007

Ma Eymerich è davvero così cattivo?

"Eymerich non è totalmente cattivo - ci ha risposto Valerio Evangelisti - la sua crudeltà nasce da una sorta di idealismo. Senza contare che è sempre molto superiore, per intelligenza e cultura, a tutti i suoi nemici."
Perché piace tanto un inquisitore spagnolo intelligente, cinico e politicamente scorretto?
"Perché è una figura credibile, che riassume tendenze negative, intolleranza, asocialità, autoritarismo, presenti in molti di noi e nella società."
Ma Evangelisti condivide la necessità di travalicare i confini tra generi letterari espressa dal movimento New Weird?
"È qualcosa che ho praticato prima ancora che nascesse il termine New Weird. Credo che i miei romanzi, almeno quelli con Eymerich protagonista, siano difficilmente inquadrabili in un genere preciso. Fantascienza, horror, avventura? Francamente, è un problema che non mi sono mai posto."

Il ritorno del crudele inquisitore

Valerio Evangelisti Arabella Franchi Valerio Evangelisti ripropone il personaggio di Eymerich
Andrea Mameli - L'Unione Sarda (1/12/2007, pagina 35)

L’impero bizantino ripiegato sulle proprie macerie, nel 1300, e l’Iraq del 2200 dilaniato da una guerra sempre più feroce e insensata. Dentro questi scenari si svolgono le vicende dell’ultimo romanzo di Valerio Evangelisti: La luce di Orione (Mondadori, pagine 334, euro 15,50). Mondi scenari distanti nel tempo ma accomunati da presenze mostruose: quei giganti che appaiono e scompaiono, facendo rivivere a distanza di secoli la maledizione di Orione, ovvero il Nembrot dell'Inferno di Dante (Canto XXXI).
Il ritorno dell’inquisitore Eymerich dopo una tappa a Padova (dove si scontra con Francesco Petrarca) si compie sotto le insegne smeraldine di Amedeo di Savoia, il Conte Verde, da Venezia a Costantinopoli, per sottrarre la città alla pressione dei turchi ottomani. Ancora una volta la vicenda dell’inquisitore sottile e spietato, si intreccia con l'alchimia, i riti magici, le lotte per il potere: contrastandoli, Eymerich si comporta da autentico supereroe. E Valerio Evangelisti gioca con i lettori portandoli a identificarsi con un personaggio che è l'incarnazione stessa dell'intolleranza.
Il personaggio di Nicolas Eymerich, realmente vissuto fra il 1320 e il 1399compare in un saggio del giurista Italo Mereu (Storia dell’intolleranza in Europa. Bompiani, 1979).
Iniziata 13 anni fa, la saga dell’inquisitore è giunta al nono capitolo. Nel 1996 sbarca in Sardegna: al seguito della corona aragonese (siamo nel 1354) giunta a soffocare la ribellione di Mariano d’Arborea, Eymerich contribuisce alla caduta di Alghero e interrompe il secolare culto satanico del Sardus Pater praticato nella grotta di Nettuno, imprigionando Tanit nel sottosuolo. Qualche accenno nelle opere successive fa presagire un ritorno dell’inquisitore nella nostra isola.
A chi pone Evangelisti fuori dal recinto della fantascienza è facile rispondere che la grande letteratura di genere si interessa più alla società che alla tecnologia, con un realismo visionario che non è facile riconoscere. I romanzi di Evangelisti nascondono strutture complesse (tri o quadripartite) e sono ricche si rimandi a simboli e archetipi dell'immaginario medioevale, introdotti per puntare direttamente all’inconscio del lettore. Come Franz Kafka, che scava nell’animo umano utilizzando ipotesi fantastiche (svegliarsi nel corpo di uno scarafaggio), così Evangelisti mette a nudo l’uomo dentro scenari fantasiosi.
Le descrizioni di guerre sanguinose e massacri globali, proiettate nel futuro (come le migliori distopie di William Gibson e Philip K Dick) richiamano le grandi problematiche del nostro tempo: povertà e malattie, guerre mascherate e lotte senza scrupoli per il potere e per il dominio economico. Nei capitoli iracheni La luce di Orione trae ispirazione anche dalla scienza: dalla cosiddetta non località quantistica o entalglement del fisico Alain Aspect (una minima azione su una particella in determinate condizioni ha effetti su una particella gemella anche se lontana milioni di anni luce), al controllo dei segnali bioelettrici generati e dal cervello (il BioMuse, brevettato nel 1992), fino al concetto di mente estesa del biologo Rupert Sheldrake.
Ma l’ultimo Eymerich saprà ripetere il successo delle precedenti avventure?
"Pare di sì – risponde Evangelisti – ormai è nelle classifiche dei romanzi italiani più venduti da tre settimane. Nemmeno io mi aspettavo tanta rispondenza del pubblico: il libro è alla seconda edizione e se ne prepara una terza,in presenza di scarsissima promozione mediatica."

Sopra: studi preparatori per la versione a fumetti di NICOLAS EYMERICH, INQUISITORE (2000) di Giuseppe Palumbo.

27 novembre 2007

La Voce di Avenal per evadere dal carcere (L'Unione Sarda, 27 novembre 2007, pag. 20)

avenal, parlanti, anedda Carlo Parlanti, fisico detenuto negli Usa, comunica attraverso il blog curato dalla compagna cagliaritana
Una finestra sul mondo, in un luogo come il carcere che per definizione non offre visuali aperte. Una finestra virtuale, nel senso che chi è dentro non si può affacciare.
Sono i blog che offrono ai detenuti uno spazio per comunicare con il mondo. Indirettamente, dato che Internet è interdetto negli istituti di detenzione, quindi attraversofogli stampati il cui contenuto viene poi inserito sul sito da persone esterne al carcere. Come www.dentroefuori.org nato nel 2005 (primo in Italia) in una sezione della Casa circondariale di Lorusso e Cutugno (Vallette, Torino). O come vocediavenal.blogspot.com (in inglese avenalvoice.blogspot.com) a disposizione dei detenuti della prigione di Avenal (California). L'idea di creare La voce di Avenal è venuta otto mesi fa a Katia Anedda, cagliaritana, legata sentimentalmente a un italiano detenuto negli Usa.
Lui, Carlo Parlanti, è un fisico, che, come tanti suoi colleghi, ha trovato lavoro negli States in campo informatico. Condannato a 9 anni di detenzione per violenza nei confronti della ex convivente reato di cui si proclama da sempre innocente (al punto da rifiutare il patteggiamento della pena), Parlanti è stato recluso ad Avenal dal giugno del 2005. Il 24 settembre è stato trasferito in un carcere più vicino al tribunale incaricato di pronunciare una nuova sentenza: l'udienza, prevista per il primo ottobre, è slittata al 10 dicembre, giornata mondiale dei diritti umani. Nelle
sue lettere Parlanti racconta le privazioni dei diritti più elementari, come quello di poter accedere a cure adeguate, e la durezza del carcere: le gigantesche celle di Avenal ospitano fino a 400 detenuti. Anedda e Parlanti a Avenal Katia Anedda ha sollevato il caso Parlanti attraverso un sito (www.carloparlanti.it) ma ha poi sentito il bisogno di creare La voce di Avenal per offrire anche agli altri carcerati un mezzo di comunicazione con l'esterno. L'impatto delle lettere dei detenuti, amplificato dai blog, diventa notevole. Si tratta di persone che desiderano lanciare la loro voce oltre quelle mura insuperabili. E nel farlo toccano anche la nostra coscienza. Come fa Mel Tarpley, quanto scrive (in un messaggio pubblicato il 3 aprile sul blog di Avanal: "Il più grosso problema in questo posto è la mancanza di vera amicizia. Nessuno è veramente affidabile, è impossibile trovare qualcuno a cui importi. Se potessi chiedere un regale a Babbo Natale, qualunque regalo, è questo che probabilmente chiederei: qualcuno a cui importare." La voce di Avenal fa anche da vetrina alle borsette create da Julio Martinez, ai quadri firmati da Greg Van Gundy, alle struggenti poesie di Paul Lara. C'è spazio anche per gli articoli di Carlo Parlanti dedicati a scienza e tecnologia, storia delle migrazioni e sofraffollamento carcerario.
Quali sono le particolarità di Avenal?
"Dovrebbe essere un carcere di secondo livello - spiega Katia Anedda - ma in realtà è uno dei peggiori: sovraffollamento, violenza, punizioni di massa e disagi. Le cronache raccontano di detenuti morti per non essere stati curati."
Come sta Carlo Parlanti?
"E' stato trasferito nel carcere di Wasco, ufficialmente a causa delle precarie condizioni di salute. Si tratta di una prigione peggiore perché qui il detenuto è isolato, non può chiamare l'esterno ed è sottoposto alla tortura psicologica di sentirsi dire ogni due giorni che lo devono spostare. Ma come se come se non bastasse gli fanno impacchettare tutta la sua roba, quindi rimane senza materiale per scrivere."
Cosa significa per lui scrivere?
"Penso che per Carlo, che in questo momento può comunicare soltanto così, scrivere voglia dire rimanere in vita."

Andrea Mameli
L'Unione Sarda, 27 novembre 2007, pag. 20

26 novembre 2007

Blog: finestre aperte sul carcere.

avenal In California esiste un carcere con camerate da 400 letti (foto a sinistra). Lo sappiamo notizie grazie al Blog La voce di Avenal creato da Katia Anedda con la collaborazione di Carlo Parlanti, fisico italiano detenuto negli Usa dal 2004. Gestire un Blog carcerario non è impresa banale: occorre raccogliere tutti i contributi (testi, disegni, foto) in forma cartacea e poi digitarli alla tastiera. Per una comunicazione bidirezionale si rende necessario portare in carcere le stampe dei commenti e ricevere eventuali repliche. Julio Martinez borsetta Avenal La voce di Avenal si basa sulla passione di Katia, del compagno Carlo e di alcuni amici. Leggiamo poesie, riflessioni, approfondimenti, e possiamo ammirare le splendide borsette realizzate da Julio Martinez con materiali poveri (foto a destra). La nascita di Dentro e fuori (il primo in Italia) è stata possibile grazie alla collaborazione tra la redazione del giornale telematico Il Contesto e la Casa Circondariale Lo Russo e Cotugno di Torino e con il regista teatrale Claudio Montagna.

24 novembre 2007

Eymerich e il New Weird. Binomio perfetto.

Eymerich Ho letto La luce di Orione. Il ritorno dell'inquisitore Eymerich (Mondadori, 2007, 334 pagine, euro 15,50). Stavolta Valerio Evangelisti (uno dei maggiori interpreti della moderna fantascienza, corrente New Weird precisano i più esperti) si è superato: cita Dante, sbeffeggia Petrarca, mostra un tormentato Iraq ancora in guerra tra un secolo, con giganti e zombi, mosaici e poliploidi. Ovunque ferocia e odio con religioni e superstizioni usate come grimaldelli in una perenne e irresistibile ricerca del potere. La componente science della storia contiene un sistema di raccolta dei segnali elettrici del cervello umano (BioMuse ideato nel 1992) e il concetto di non località quantica o entanglement (La mente estesa, del biologo Rupert Sheldrake, edizione italiana: Urra, 2006). La storia di Nicolas Eymerich, alle prese con nuovi misteri e inquietanti manifestazioni del male, si svolge nel 1366, prima a Padova, poi a Venezia, quindi sulle navi dei crociati (agli ordini di Amedeo di Savoia) e infine a Costantinopoli. Evangelisti, fine conoscitore del Medioevo, ci restituisce l'immagine di un impero bizantino in piena decadenza. E l'inquisitore domenicano, in forma smagliante, mette a fuoco, come sempre fuor di metafora, gli alleati del maligno.
E, come sempre, Evangelisti con i suoi personaggi scava anche dentro di noi.
Eccellente.

21 novembre 2007

Linguaggio Macchina nel libro di Stefano Sanna

linguaggiomacchina nel libro di stefano sanna Java Micro Edition Il Blog Linguaggio Macchina è citato a pagina 138 (visualizzazione del feed reale su Nokia 6120 classic) e a pagina 149 (occupazione di memoria) nel recentissimo libro di Stefano Sanna Java Micro Edition. Sviluppare applicazioni network-oriented per telefoni cellulari e PDA (Hoepli, 2007, 274 pagine, 24,00 euro).

Le scimmie verdi, come entrare nei panni dell'altro (L'Unione Sarda, 21 novembre 2007)

scimmie verdi unione sarda 21 nov 2007 TEATRO - Sul palco contro il razzismo. Un soldato difende la propria trincea. La guerra di posizione lo sta logorando, a 50 mila anni luce da casa, quando scorge un nemico che si avvicina. Lo uccide e poi ne osserva il cadavere. Con disgusto ne descrive le sembianze. Solo ora comprendiamo che il protagonista è quello che noi chiamiamo alieno, con tanto di squame, mentre il suo nemico è un terrestre. È la trama di Sentry (Sentinella), il celebre racconto di fantascienza, con il quale Fredric Brown nel 1954 spezza la retorica dell’orribile nemico e ci propone l’idea che, a volte, i nemici siamo noi. Su questa falsariga Daniele Barbieri e Hamid Barole Abdu hanno ideato Le scimmie verdi: uno spettacolo che prova a svelare come si sente uno straniero nei panni di un italiano e un nativo nei panni di un migrante. Nella realtà l’italiano è un giornalista, autore di antologie di fantascienza per la scuola e formatore, e lo straniero un operatore psichiatrico, scrittore e poeta eritreo (la sua ultima fatica è: "Seppellite la mia pelle in Africa"). Durante la prima scena i due mettono letteralmente uno nei panni dell’altro: si scambiano i vestiti. Daniele si comporta come un immigrato: a volte debole e insicuro, altre fiero della sua identità, non immune da pregiudizi verso gli italiani. Intanto il falso Daniele, cioè Hamid, rivela la sua paura delle diversità. Ma l’incontro tra i due provoca comunque una reazione, rendendo più difficile il dialogo: cercano un linguaggio comune e provano a parlare di loro stessi prima ancora che di razzismo e di sicurezza. Le scimmie verdi (il titolo è ispirato a un racconto di Thedore Sturgeon, altro autore di fantascienza) smonta alcuni meccanismi del razzismo e li mette a nudo ma fa anche sorridere sulle reciproche debolezze. Fino a un colpo di scena finale che ci costringe a qualcosa di inaspettato, anche se presente, da sempre, sotto i nostri occhi. Dopo lo spettacolo restano molti interrogativi: la vera identità è la consapevolezza di appartenere a un insieme di individui con un passato in comune? Le guerre etniche esistono davvero? I poveri e i ricchi, i padroni e gli sfruttati sono il vero problema che il razzismo tende a occultare? E a volte si innescano autentici dibattiti, che coinvolgono Daniele Barbieri, Hamid Barole Abdu e pubblico. Tanto che il testo viene modificato e arricchito dopo ogni esibizione. Ad arricchirsi è anche il linguaggio usato in scena: sono le parole usate ogni giorno, a volte imprecise e inserite in frasi sgrammaticate, di persone che non sanno di parlare come veri razzisti. Ma a volte sono anche termini apparentemente delicati come tolleranza a rivelarsi vuoti: tolleranti verso chi e verso che cosa? Le sorprese e gli equivoci sono dietro ogni angolo. Per capirlo è utile mettersi nei panni degli altri, o, per dirla con Martin Buber: "L’unico modo di imparare è attraverso un incontro".
Altri significativi esempi in cui per capire si capovolgono i ruoli sono due mostre "Dialogo nel Buio" (un percorso immerso nel buio più totale, ove il vedente è guidato dal nonvedente, all’Istituo Ciechi di Milano) e "Scènes de silence" (con i nonudenti che conducono gli udenti in un itinerario silenziso fatto di gesti, alla Cité des Sciences di Parigi).
Andato in scena in 15 città italiane, lo spettacolo approda in Sardegna: domani alle 17 Daniele Barbieri e Hamid Barole Abdu saranno a Mandas (ex convento dei cappuccini) primo appuntamento del ciclo Incontri con la parola organizzato da paesedombre.org e dal Comune di Mandas.
Andrea Mameli, L'Unione Sarda, pagina 17 (21 novembre 2007)

20 novembre 2007

21 novembre 2007. Le scimmie verdi approdano in Sardegna.

scimmie verdi 1 Mandas (Cagliari), incontri con la parola: Le scimmie verdi di Daniele Barbieri (giornalista romano, trapiantato a Imola ma con la Sardegna nel cuore, esperto di fantascienza: ha scritto l'antologia Di futuri ce n'è tanti, con Riccardo Mancini per Avverbi) e Hamid Barole Abdu (operatore psichiatrico, nato in Eritrea, è in Italia dal 1974, nel 1996 ha vinto la XIII Edizione del Premio letterario SATYAGRAHA con il libro di poesie "Akhria. Io sradicato poeta per fame"). Giovedì 22 novembre, con inizio alle 17, nei locali dell'ex convento dei cappuccini, per iniziativa del Comune di Mandas e del portale paesedombre.org
Quella messa in scena da Daniele Barbieri e Hamid Barole Abdu è la storia di due identità che si scambiano tra loro e si scoprono reciprocamente. Il pubblico viene coinvolto in questo gioco delle parti, in questo scambio di identità sperimentale (come Daniele e Hamid hanno definito il loro spettacolo) ed è portato a riflettere su razzismo, differenze, punti di vista.
Le immagini sono tratte dal filmato dello spettacolo, disponibile nel sito www.arcoiris.tv (Maggio 2007, Arcoiris tv, Bologna, 83 minuti).

18 novembre 2007

La città si sveglia e va a spasso con la scienza (L'Unione Sarda, 18 novembre 2007)

cataprisma scienza società Possiamo confrontarci con una dimensione invisibile ai nostri occhi? Quali sono, e che sensazioni suscitano, le notizie sui cambiamenti climatici? Si può fare la storia e la geografia della matematica? Cosa si nasconde dietro il cioccolato?
Gli ultimi appuntamenti organizzati a Cagliari dal comitato Scienza Società Scienza cercano di offrire risposte a queste domande. Si inizia oggi (domenica 25 novembre) con Giuseppe Mezzorani (docente di Fisica delle Particelle all’università di Cagliari) che affronterà un tema spinoso: " È meglio essere uomo o atomo?" (Science Café, all’Emà, con inizio alle 10 e 30).
Lunedì 19 è la volta della proposta di teatro scientifico della compagnia Tascusì al Teatro delle Saline, con inizio alle 19, ingresso 5 euro (il ricavato servirà a finanziare nuove attività divulgative del comitato organizzatore). Il titolo dello spettacolo (Cataprisma: i cambiamenti climatici e le loro sfaccettature) svela l’intento dei due autori (i danzatori e coreografi Rossana Luisetti e Roberto Tadeu de Azevedo): dissacrare le paure e le nevrosi dei consumatori, anche quando si rivelano grandi produttori di rifiuti non differenziati. Il teatro-danza che la compagnia Tascusì ci presenta (dopo Capabilities e FisicaMente, rispettivamente basati su economia e scienze dure) racchiude in fondo una serie di denunce: dello spreco nell’era del risparmio, dell’ignoranza nell’era della conoscenza,dell’incomunicabilità nell’era della comunicazione. L’opera di Luisetti e De Azevedo mostra anche la dirompente presenza del mezzo televisivo, che invece di informare confonde e stordisce: le notizie di catastrofi naturali si susseguono e non tutti dispongono di un prisma attraverso il quale vedere i colori, una lente in grado di leggere la realtà. È come se quel prisma, quella lente, non riuscisse a giungere a ciascuno di noi. Ecco perché la scienza ha il dovere, non solo il diritto, di avvicinarsi alla gente. Su questi temi, il 21 novembre, due docenti dell'Università di Cagliari proveranno a riavvicinare la scienza al pubblico: Alberto Marini ("I mutamenti climatici") e Giosuè Loj ("La desertificazione in Sardegna") parleranno a partire dalle 17.30, nella sala conferenze dell'Edificio Sali Scelti al Parco di Molentargius Le Saline. Interverrà Vincenzo Tiana, presidente regionale di Legambiente.
Le attività divulgative organizzate dal comitato Scienza Società Scienza proseguiranno il 22 novembre, alle 11 con le recite dei bambini della scuola media di Dolianova (“Un fantastico viaggio nel tempo”) e alle 17, con il teatro dei ragazzi del Liceo Pacinotti (“Scienziato? No prego, mercante di stoffe molto curioso “) al teatro delle Saline.
Gli ultimi due incontri in programma sono la relazione di Giorgio Bagni, docente di didattica e storia della matematica all’Università di Udine (il 23 novembre, nell'aula magna del dipartimento di matematica, alle 17) sul tema “Storia e geografia della matematica”, e il seminario di Luca Pani (direttore di ricerca dell’Istituto di tecnologie biomediche del CNR di Cagliari): “Dai Giaguari al Genoma, Storia segreta del cioccolato" (Science Café, all’Emà, alle 10 e 30).
Il bilancio della settima edizione della settimana cittadina della scienza, organizzata dal comitato Scienza Società Scienza e ospitata dall'ente Parco di Molentargius nell’edificio Sali scelti, è sicuramente positivo: oltre 2 mila persone hanno visitato le mostre (in casa con la scienza, officina dei giochi e degli esperimenti, educazione alle energie rinnovabili, estrazione del Dna) e partecipato alle conferenze. Significative anche le parole pronunciate dal Presidente della Regione, Renato Soru, il quale, intervenendo alla giornata inaugurale (8 novembre) dopo aver sottolineato il bisogno di conoscenza scientifica per la Sardegna, e non solo per chi intraprende carriere tecnico-scientifiche, ha espresso l’auspicio di veder realizzato un museo interattivo nello stile dei più moderni Science Center. Anche l’assessore regionale alla Pubblica Istruzione, Maria Antonietta Mongiu, ha espresso un forte apprezzamento per l’iniziativa del comitato Scienza Società Scienza e ha poi annunciato l’intenzione di far nascere i Presìdi della Scienza. Perché anche l’analfabetismo scientifico si combatte con il coinvolgimento e la partecipazione, facendo di matematica, fisica, chimica e biologia materie comprensibili e più vicine.
Andrea Mameli, L'Unione Sarda, Cultura, pagina 63
18 novembre 2007

16 novembre 2007

Sesto convegno nazionale sulla Comunicazione della scienza

Forlì Sesta edizione per il convegno nazionale sulla Comunicazione della scienza (organizzato dalla Sissa e dall'Associazione nuova civiltà delle macchine di Forlì con la collaborazione del Comune e della Fondazione cassa di risparmio cittadini) all'Hotel della Città di Forlì. Dal 29 novembre al 1 dicembre i comunicatori della scienza daranno vita a confronti intensi. In programma la presentazione di libri ("Scienziati di ventura. Storie di cervelli erranti tra la Sardegna e il mondo" di Andrea Mameli e Mauro Scanu, "Tutti i numeri sono uguali a cinque" a cura di Stefano Sandrelli, Daniele Gouthier e Robert Ghattas, "La scienza in mostra. Musei, science centre e comunicazione" di Matteo Merzagora e Paola Rodari) sul tema e l'edizione 2008 di Fest, la Fiera internazione dell'editoria scientifica che si svolgerà a Trieste dal 17 al 20 aprile del prossimo anno.

14 novembre 2007

Appello di Katia Anedda per Carlo Parlanti, il fisico italiano detenuto negli USA.

Carlo Parlanti Katia Anedda, la compagna di Carlo Parlanti (il fisico italiano detenuto negli Usa in attesa di giudizio, gravemente malato e privato del contatto con i parenti) mi scrive: «Non importa che ci sono italiani lontani dalla famiglia che subiscono ingiustizie e non si possono permettere un processo serio, non importa, tanto chi se ne frega? Be' se ne fregano 10 000 persone che hanno firmato la petizione e lanciano messaggi indignati. Ma questo grazie a tanti piccoli blog che denunciano l'ingiustizia che subisce Carlo, grazie ad associazioni come secondoprotocollo, non e' Amnesty, forse se ne occupa proprio perche' non ha interessi politici?»
Carlo Parlanti dal 3 Giugno 2005 si trova rinchiuso in un carcere della California, ma è solo uno dei 3 mila italiani detenuti all'estero. Sono tanti. E sono soli. Non se ne sente mai parlare. Rarissimo leggere loro notizie.
Il caso Parlanti preoccupa con il trascorrere del tempo, per le condizioni di salute, per la scarsità di notizie, per le limitazioni imposte ai familiari e al consolato italiano.
Non fa onore al nostro Paese (ai nostri Parlamentari, al nostro Governo, al nostro Ministero degli Esteri) accettare passivamente situazioni come quelle che sta vivendo il cittadino italiano Carlo Parlanti. Io non entro nel merito delle accuse che gli sono rivolte e delle motivazioni che spingono Katia Anedda a proclamarne con fermezza l'innocenza. E neppure delle circostanze che hanno portato al suo arresto in Germania e alla successiva estradizione negli Usa (a quanto pare non sarebbero stati rispettati gli accordi tra Stati Uniti e Unione Europea). Nell’Aprile 2005 il legale Italiano del Parlanti presenta ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione dei trattati internazionali in materia di estradizione, ma il ricorso viene giudicato inammissibile. Nonostante ciò il 3 giugno 2005 la Germania accoglie la richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti ed il Parlanti viene trasferito a Ventura, in California. Dove tuttora è detenuto.
A me preoccupa lo stato di silenzio che grava intorno a questo caso. A Carlo Parlanti deve essere garantito il diritto alla salute e il diritto alla difesa.
Le ultime novità sul caso giudiziario sembrano abbastanza incoraggianti (Caso Parlanti: il rapporto dell’esperto scagiona Carlo) ma il caso umano resta molto preoccupante.
Non resta che attendere la data della seconda sentenza (10 dicembre 2007) allorché l'avvocato di Carlo Parlanti opporrà le sue ragioni.
Per saperne di più:
Il sito ufficiale di Carlo Parlanti.
Gli atti del processo.
The Fair Trials Abroad
Andrea Mameli - linguaggiomacchina.it - Cagliari 14 novembre 2007

13 novembre 2007

Sardegna, il futuro è nella scienza (L'Unione Sarda, 11 novembre 2007, pagina 62)

berlinguer
Da alcuni anni le indagini internazionali dedicate alle competenze scientifiche rilevano una sostanziale debolezza nella cultura scientifica e tecnologica degli italiani. I risultati dei test per adulti (IEA-TIMMS) e studenti (OCSE-PISA sono la spia di qualcosa che non funziona, che poi si traduce in difficoltà a reperire personale specializzato. In fondo tale incompletezza culturale determina anche una menomazione dello stesso esercizio democratico. Un ex ministro della Pubblica Istruzione come Luigi Berlinguer, a Cagliari per l’inaugurazione del ciclo di attività divulgative Scienza Società Scienza, non nasconde la gravità del problema. E in qualità di presidente del Gruppo di lavoro interministeriale per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica mostra di avere in mente gli ingredienti giusti per invertire questa preoccupante tendenza.
«Il comitato che presiedo – spiega Berlinguer – ha affrontato questo problema come prioritario: temo che i nuovi dati Ocse confermeranno quelli degli anni scorsi. Ma vorrei fare una distinzione: non stiamo parlando di ricerca scientifica, in cui l'Italia primeggia, anche se poco finanziata. In questione è lo scarso livello della cultura scientifica diffusa.»
Dove nasce il problema?
«Nella scuola l’origine del problema può essere ricondotta al 1911, quando la biologia e l'aritmetica sono state relegate in un cantuccio. Questo ha portato a un impianto formativo che nega l'esperienza e la pratica e accentra tutta la cultura nella teoria. Ma l'accesso alla cultura non può che essere sperimentale, l'esperienza e l'osservazione della realtà, naturale o no, è l'approccio sul quale costruire le categorie concettuali e le strutture razionali del pensiero. Di conseguenza le scuole sono state costruite avendo al centro la lezione frontale, l'interrogazione, non gli esperimenti. In Italia siamo fermi a 100 anni fa nonostante moltissime lodevoli eccezioni. Nel mondo contemporaneo la scienza è parte integrante della cultura, in quanto non riguarda solo i professionisti ma tutti i cittadini, esattamente come sapere chi era Garibaldi o il saper parlare.»
Soluzioni?
«Noi abbiamo espresso alcune raccomandazioni, in ordine di priorità, su scuola, università, musei scientifici, media, imprese, cittadinanza scientifica. Abbiamo chiesto al Ministro Fioroni di finanziare gli spazi attrezzati e i laboratori, di prevedere esami di pratica e non solo orali, di promuovere investimenti per la professionalità docente aventi come oggetto il metodo scientifico sperimentale. Questa prima richiesta è stata accolta: per il 2007 sono stati stanziati 15 milioni euro per la didattica di laboratorio e 30 milioni dai fondi europei per le regioni interessate.»
Cosa proponete?
«L'immissione di tecnici di laboratorio in ogni scuola, l’introduzione di nuove esperienze didattiche e attività pratiche, come il progetto Insegnare scienze sperimentali. Sul secondo fronte caldo, quello dell'Università, che si sta faticosamente riprendendo dalla crisi di immatricolazioni, bisogna sostenere il progetto lauree scientifiche. Ma la scelta di lauree scientifiche dipende dalla capacità di conquistare curiosità e interesse dei giovani per queste materie e il passaggio attraverso gli esperimenti e le osservazioni è essenziale: quando si fa questo le immatricolazioni salgono. C'è anche un problema di sbocchi professionali ed è chiaro che in questo caso la società il mondo pubblico e le imprese private devono assicurare un numero maggiore di posti per i laureati in queste materie e adeguate retribuzioni.»
Lei da anni si batte perché l'arte dei suoni entri nelle scuole italiane e diventi materia di studio come accade in molti paesi europei. A che punto siamo?
«Questa nostra povera scuola non solo è stata privata di curiosità e meraviglia scientifica ma anche dell'arte praticata. Abbiamo spaccato il cervello in due e la sinistra l'abbiamo messa da parte, certamente a causa di un'impostazione ideologica che esclude il pratico dalla cultura. Nel nuovo curricolo scolastico dai 3 ai 14 anni la musica è riconosciuta disciplina scolastica.»
E la Sardegna?
«Ha sofferto per secoli la condizione insulare, ma oggi l'isolamento si può rompere e ritengo che l'avvenire vero dell'isola sono la scienza e la tecnologia. Pertanto bisogna potenziare tutte le iniziative in questo campo e spero che a Cagliari possa nascere presto un museo scientifico di moderna concezione.»
Andrea Mameli, L'Unione Sarda, 11 novembre 2007, pagina 62.

12 novembre 2007

Successo per la prima di Cataprisma

Riuscito. Originale. Intenso. La prima della nuova opera della compagnia Tascusì dedicata al climate change non lascia indifferenti. Emoziona e fa riflettere, colpisce e diverte. cataprisma 2007 Affacciati al finestrino della vita vediamo scorrere immagini a velocità troppo alta per essere chiaramente distinguibili e non ci accorgiamo fi quel che accade. I mezzi di informazione, in particolare la tv, non aiutano a capire. A guidare la nostra visione del mondo serve allora una lente o un prisma attraverso i quali guardare osservare l'andamento o il la cataclisma. La conoscenza scientifica può aiutarci a uscire dalla caverna e iniziare a capire cosa sta accadendo. Lo spettacolo di Rossana Luisetti e Roberto De Azevedo non offre alcuna soluzione. Non può farlo. Non deve farlo. Ma ci aiuta a fermarci, ci incolla alla poltroncina del teatro, per poco più di un'ora. E qualche interrogativo aiuta a porselo. Non possono soddisfare tutte le domande anche i pochi minuti di presentazione delle energie rinnovabili, prima dell'inizio dello spettacolo: si tratta di favorire il flusso delle curiosità non di interromperlo. Appuntamento il 19 novembre alle 19, al teatro delle Saline (Cagliari) per la replica (inserita nella manifestazione Scienza Società Scienza).
Andrea Mameli, 12 novembre 2007.
cataprisma

10 novembre 2007

Ecco H2: la macchina a idrogeno (e fuel cell).

auto a idrogeno Ho assemblato la macchina a idrogeno (grande quanto un modellino in scala 1:24) e ha funzionato subito. La stazione di rifornimento (che può funzionare con il pannello solare o a batteria) contiene un elettrolizzatore che produce idrogeno (a partire da acqua distillata). L'idrogeno viene fornito all'automobilina al cui interno la fuel-cell produce la corrente continua necessaria a far girare il motorino elettrico. h2 fuel cell car L'unico scarto è acqua.
Questa macchina (che fino a qualche mese si poteva acquistare solo online) è prodotta da una giovane azienda di Shangai (Horizon Fuel Cell Technologies, attiva dal 2003) la prima ad aver introdotto un prodotto fuel cell su scala mondiale. h2 car
Ma torniamo al nostro assemblaggio: dopo aver sistemato il prezioso sistema fuel cell (trovato sigillato nell'imballaggio) nel suo spazio davanti al motore, collegati i morsetti e i due tubicini per l'idrogeno (con opportuno serbatoio costituito da un palloncino collocato dentro un cilindro trasparente) e avvitata la carrozzeria al telaio, si procede con il primo rifornimento. automobilina a idrogeno Dall'acqua contenuta nella centrale di rifornimento si formano le bolle di ossigeno, che salgono verso la superficie, mentre l'idrogeno raggiunge il serbatoio dell'auto. Il funzionamento del sistema è reso visibile dai led azzurri. Una carica di 3 minuti riempie di idrogeno il serbatorio dell'auto e se si sono effettuate le manovre preliminari (svuotamento del palloncino per mezzo dell'apposita siringa) le ruote possono girare per alcuni minuti. auto a idrogeno Le istruzioni (file pdf tradotto in 12 lingue) sono ottime e chiunque in meno di dieci minuti è in grado di preparare la macchina per l'uso. Questo modellino di auto a idrogeno (disegnato da Taras Wankewycz) è stato stato premiato da Business 2.0 e Frog Design come “uno degli 11 migliori prodotti del pianeta”.

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09 novembre 2007

Serbariu: esemplare museo del Carbone.

miniera carbone Il museo del Carbone della miniera di Serbariu, a Carbonia, è un esempio come un luogo di produzione industriale (attivo dal 1937 al 1964) può essere sapientemente trasformato in un luogo di conservazione e condivisione della cultura. Nella lampisteria sono esposte lampade da miniera, strumenti e attrezzi da lavoro, fotografie, documenti, e oggetti particolari come le ciabatte realizzate con la gomma dei nastri trasportatori o il terminale telefonico. serbariu A disposizione filmati d’epoca e videointerviste ai minatori. Il sostegno delle (ottime) indicazioni testuali e delle illuastrazioni è determinante per l'efficiacia della visita. Il museo è gestito dal Centro italiano della cultura del carbone (CICC), un'associazione tra il comune di Carbonia e il Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna. museo carbone Il museo del Carbone offre grandi opportunità di approfondire, nel caso di una visita scolastica, numerosi argomenti interdisciplinari (storia, scienza, politica, architettura), ma anche per qualsiasi altro visitatore si tratta di visite altamente arricchenti. Andrea Mameli, 9-XI-2007.
museo del carbone di carbonia