28 dicembre 2009

Un colpo d'occhio per sconfiggere l'autismo (L'Unione Sarda. Cultura. 28 dicembre 2009)

autismo sguardo unione sarda Scienza. Giuseppe Doneddu racconta lo studio sull'attenzione visiva e i disturbi dello sviluppo. A Cagliari la ricerca sul contatto visivo che consentirà di formulare una diagnosi. Nel 1879, osservando il comportamento degli occhi nella lettura, l'oculista francese Louis Emile Javal notò che lo sguardo non avviene costantemente lungo il testo ma procede a scatti, fermandosi per qualche istante in alcuni punti. Dobbiamo poi allo psicologo russo Alfred Yarbus, tra il 1950 e il 1970, lo studio sistematico delle traiettorie oculari nella visione (eye tracking) le cui applicazioni, per mezzo di strumenti dedicati, sono in continuo sviluppo. Oggi le tecniche di eye tracking sono impiegate massicciamente nelle ricerche di marketing e nella progettazione di interfacce uomo-macchina, ove la risposta a stimoli visivi acquista un ruolo determinante: web, tv, palmari, cellulari, comunicatori, dispositivi di controllo e di analisi, come pure nelle scienze cognitive. Per questo il gruppo guidato da Giuseppe Doneddu (responsabile del “Centro per i Disturbi Pervasivi dello Sviluppo” dell'Azienda Ospedaliera Brotzu di Cagliari) in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia della Università di Cagliari, il Dipartimento di Fisica della Università di Cagliari e l'Hunter College di New York, sta iniziando a percorrere la strada che dalla ricerca conduce all'applicazione clinica. Grazie a un finanziamento della Fondazione Banco di Sardegna, le ricerche in corso a Cagliari puntano a identificare le alterazioni precoci nelle abilità sociali caratteristiche dei Disturbi dello Spettro Autistico (ASD) che consentirebbero un riconoscimento tempestivo dei sintomi e l'inizio precoce delle terapie, dato che numerose evidenze sperimentali confermano la correlazione tra autismo e carenza o assenza di contatto visivo già nei primi anni di vita del bambino.
«Molti bambini autistici - spiega Giuseppe Doneddu - presentano un ritardo nei primi fondamentali comportamenti sociali che sono collegati con il ridotto contatto visivo e il mancato sviluppo dell'Attenzione Congiunta, precursore dello sviluppo del linguaggio. Da ciò nasce l'ipotesi che le anormalità nello sviluppo dell'attenzione visiva possano contribuire alla compromissione sociale tipica dei soggetti autistici.»
Cosa intendete verificare?
«Innanzitutto se le modalità di scannerizzazione dei volti da parte dei bambini con ASD corrispondano a quelle dei controlli normotipici. Per questo, insieme alla professoressa Tricia Striano del Dipartimento di Psicologia della Hunter College University a New York, abbiamo elaborato una serie di stimoli visivi che permettono, con l'uso dell'apparecchiatura per il puntamento dello sguardo, di valutare con grande accuratezza le aree di interesse del volto: occhi, naso, bocca. Inoltre lo stimolo permette di valutare la capacità di seguire la direzione dello sguardo verso un oggetto collocato nella stessa direzione dello sguardo rispetto ad un distrattore che si trova nella direzione opposta.»
Come si effettuano i test?
«I bambini, fatti sedere in una poltrona o, se molto piccoli, tenuti in braccio dalle madri, osservano gli stimoli che vengono presentati sul monitor dell'eye tracker: il volto di un adulto con due oggetti collocati alla stessa altezza degli occhi e lo sguardo rivolto verso uno degli oggetti. Una sorgente di infrarossi colpisce la cornea generando il riflesso corneale che rende luminosa la pupilla; una videocamera riprende la posizione della pupilla e un software adeguato ricostruisce il movimento compiuto dallo sguardo del soggetto durante l'esplorazione dello stimolo. In questo modo possiamo rilevare dove il bambino dirige lo sguardo e per quanto tempo. L'apparecchiatura dell'eye tracking registra i movimenti oculari e crea dei pattern, espressi in valori numerici, che vengono confrontati tra loro. La complessa elaborazione dei dati viene resa possibile dalla collaborazione con il Dipartimento di Fisica dell' Università di Cagliari.»
Che campione state esaminando?
«In questo studio consideriamo due gruppi di bambini: uno di controllo e uno composto da bambini che hanno già una diagnosi di autismo. Un secondo esperimento è rivolto allo studio delle modalità di scannerizzazione del volto in fratelli di bambini con ASD, considerati in letteratura come una categoria a rischio per l'insorgenza dei sintomi del disturbo. Un terzo esperimento riguarda lo studio dello sviluppo delle capacità di scannerizzazione in controlli normotipici di età diverse, che ci consentirà di ottenere parametri di riferimento importanti per le prestazioni delle persone con autismo»
Cosa analizzate?
«Si effettua una valutazione del pattern visivo dei bambini con ASD confrontato con quello dei bambini in possesso di un pattern tipico. Inoltre si valuteranno lo sviluppo dell'attenzione congiunta (condividere un punto di vista comune con il partner della comunicazione rispetto a un oggetto di interesse comune) quale precursore indispensabile allo sviluppo del linguaggio e delle competenze sociali.»
A che punto è la sperimentazione?«L'apparecchio è in piena attività. Entro pochi giorni saremo in grado di fare partire anche il software per l'analisi dei filmati. I primi risultati degli studi sono raccolti il un lavoro che sarà presento al congresso internazionale delle ricerche sull'autismo IMFAR 2010, frutto di una collaborazione internazionale, con il Dipartimento di Psicologia della Università di Cagliari l'Hunter College di New York e il Dipartimento di Fisica dell'Università di Cagliari».
ANDREA MAMELI L'Unione Sarda. Cultura. 28 dicembre 2009

20 dicembre 2009

Scienziati di ventura a Libri in Galleria (Cagliari, 22 dicembre 2009)

Scienziati di ventura a Libri in Galleria Scienziati di ventura a Libri in Galleria. Cagliari, 22 dicembre 2009, ore 19.00 - Bastione Saint Remy - Spazio A. CUEC FRESHPRINTS, SAGGISTICA: “Scienziati di ventura”. Storie di cervelli erranti tra la Sardegna e il mondo di Andrea Mameli e Mauro Scanu. Intervengono Andrea Mameli, Mauro Scanu e Mauro Manunza.
Ingresso libero.

16 dicembre 2009

La termodinamica? Nel terzo cassetto (L'Unione Sarda, 16 dicembre 2009, Ignazio Sanna)

ricci sanna Scienziato e giornalista, l'autore spiega i principi che si celano dietro stereo e materasso, tubi e biliardo
Vedi le foto “Viaggio intorno alla mia camera” di Xavier De Maistre è un piccolo capolavoro della fine del Settecento, la cronaca di un viaggio microscopico ma non per questo meno ricco di spunti di riflessione. “La fisica in casa” (Giunti, 216 pagine, 12 euro) di Emiliano Ricci sembra esserne un lontano discendente, un erede che amplia il terreno dell'esplorazione assumendo come guida una disciplina scientifica, la fisica, percorrendo le nostre abitazioni da una camera all'altra, veri e propri laboratori di fisica.
Del resto il sottotitolo non ne fa mistero: “Viaggio, stanza per stanza, tra fenomeni inaspettati e ingegnose scoperte”. Chi ha assistito alla presentazione del libro a Cagliari alla presenza dell'autore, con il supporto del giornalista scientifico Andrea Mameli, ha visto un vero e proprio piccolo spettacolo, a base di forno a microonde, pop corn e uova. La presentazione ha avuto luogo nell'ambito del ciclo di incontri Pagine di Scienza.
Ricci, fisico e astrofisico, già autore di Fisica per la collana “Atlanti scientifici” di Giunti e del recente “Osservare il cielo”, per lo stesso editore, intraprende questo viaggio tra meccanica, termodinamica e elettromagnetismo, i fenomeni fisici principali che trovano applicazione negli oggetti che rendono le nostre case confortevoli. Si parte dalla cucina, tra pentole a pressione e caffettiere, per proseguire con il bagno, tra rubinetti che perdono e bolle di sapone. È la volta poi della camera da letto, dove si prendono in esame materassi a molle, termocoperte e scaldini, e infine del soggiorno, dove troviamo lo stereo e il computer. Dopo aver accennato ai principi della domotica, la disciplina che si occupa dell'automazione computerizzata nelle case, nel capitolo finale ci si dedica all'impianto elettrico e a quello del telefono, ai termosifoni e ai condizionatori (senza scordare il biliardo). Fra le chicche più gustose, il racconto del tentativo di cottura di un uovo da parte dell'inventore del forno a microonde, l'americano Percy Spencer. Il risultato fu esplosivo, nel senso che scoppiò in faccia a uno dei suoi collaboratori, e Ricci ci spiega il perché. Ricci è anche un giornalista scientifico, e nella prefazione del libro sottolinea opportunamente il ruolo della divulgazione scientifica che, se fatta correttamente, può accrescere la consapevolezza del cittadino comune rispetto a temi di grande rilevanza per la vita di tutti i giorni, come la fecondazione assistita, l'utilizzo dell'energia nucleare o la produzione di organismi geneticamente modificati (OGM). E specialmente se il cittadino è chiamato a pronunciarsi su questioni delicate come queste e altre attraverso lo strumento del referendum. Se si sa esattamente di cosa si parla è più difficile prendere cantonate.
IGNAZIO SANNA
L'UNIONE SARDA - Mercoledì 16 dicembre 2009

05 dicembre 2009

Il popolo di bronzo nei disegni di Angela Demontis (Il Messaggero Sardo, novembre 2009)

Demontis Bronzo

Giù le barriere: quest'estate tutti al mare (L'Unione Sarda, Cultura, 3 dicembre 2009)

Nella “giornata della disabilità” libri e saggi che analizzano i progressi della società
barriere Esistono ricorrenze e celebrazioni per le quali si stenta a trovare un senso e una reale utilità. Al contrario, giornate come quella del 3 dicembre, dedicata alle persone con disabilità, sono doverosamente appuntate sul calendario per ricordarci che anche se molta strada è stata fatta, tanta è ancora da percorrere. In termini educativi e culturali, certo, ma anche legislativi e organizzativi, in una parola: civiltà. Pensiamo, per un Paese come l'Italia, ai progressi compiuti nell'abbattimento delle barriere architettoniche e informatiche. Ma pensiamo invece ad altri elementi indispensabili a compiere questo cammino come il “nomenclatore tariffario” e gli “insegnanti di sostegno”.
Il primo è lo strumento che permette l'adozione, a spese delle Asl, di quegli ausili tecnologici che rendono possibile la comunicazione e l'istruzione: è datato 1999 e sappiamo quanti progressi sono stati compiuti dall'informatica in 10 anni.
I secondi rappresentano un elemento tanto prezioso per la scuola quanto massacrato dai tagli, a ogni finanziaria.
Un recentissimo libro dalle edizioni Erickson, I diritti delle persone con disabilità (di Paola Baratella e Elena Littamè) aiuta, attraverso esperienze e buone pratiche, a capire e a promuovere la Convenzione Internazionale dell'Onu sui diritti delle persone con disabilità, evidenziando che, in fondo, è sempre l'agire quotidiano a costituire la base autentica dell'inclusione.
Ma anche leggendo Tutti al mare. Subacquea e disabilità in Sardegna, dell'editrice cagliaritana CUEC, si scopre qualche buona notizia. Il volume, scritto da Vittorio Gazale (ecologo marino esperto di accessibilità marina), Aldo Torti (istruttore subacqueo per persone con limitazioni fisiche) e Claudia Porcu (economista, esperta di turismo accessibile) affronta una storia a lieto fine: l'apertura del mare ai disabili. Anna Pani autrice dell'introduzione al volume e presidente della cooperativa Golfo degli Angeli di Cagliari, commenta: «La collettività ha tratto giovamento da questa integrazione, che nei primi anni suscitava curiosità e interesse: facilitando l'integrazione dell'utenza disabile, anziché creare stazioni balneari protette, Cagliari ha dato un ottimo esempio di civiltà».
ANDREA MAMELI

30 novembre 2009

Sei pronto? Via Attiva i tuoi neuroni e inizia a correre (L'Unione Sarda 30/11/2009)

coordinazione motoria Scienze “La coordinazione motoria” La posizione eretta, con la quale si aprì la strada evolutiva verso l'Homo Sapiens, rappresenta in qualche modo la prima e più importante conquista per l'umanità. Conquista che si rivede in ogni bambino che impara a camminare: un gesto complesso che si avvale di continui meccanismi di comunicazione tra sistema nervoso e stimoli percettivi.
Oggi i professionisti del movimento, istruttori e sportivi, sono alla costante ricerca di strategie per migliorare le espressioni qualitative, ma riscontano non poche difficoltà nel definire il concetto di coordinazione motoria. Questo tema viene affrontato in profondità in un libro di recente pubblicazione: La coordinazione motoria. Presupposti scientifici e metodi di valutazione (Edizioni Nuova Cultura, 385 pagine, 23 euro).
L'autore, Francesco Marcello, è uno che di movimento se ne intende: è presidente del Coni provinciale di Cagliari, Dottore Magistrale in scienze e tecniche dello sport, tecnico specialista di atletica leggera per il settore velocità e ostacoli. È stato docente all'Isef di Torino e ha svolto attività di ricerca in alcuni atenei italiani e con la Scuola dello Sport di Roma. Attualmente insegna nelle Università di Roma Tor Vergata e Foggia.
Il libro affronta i concetti legati all'apprendimento, dalle reti neuronali che controllano i comportamenti motori ai neuroni a specchio, passando per lo studio della coordinazione attraverso le patologie che colpiscono la funzionalità dei neuroni. Ma Francesco Marcello ci ricorda che i principi che regolano le azioni motorie si riconducono sempre alle leggi della fisica: velocità, ovvero tempo necessario per eseguire un movimento, precisione, intesa come capacità di ottenere uno scarto minimo nel ripetere un'azione. E se la variabilità del rapporto velocità-precisione costituisce uno degli elementi più interessanti dal punto di vista sperimentale, la necessità di effettuare valutazioni oggettive impone uno studio serio e accurato di questa problematica. Metà del libro è infatti dedicata all'esposizione degli aspetti concettuali e delle tecniche di test (alcune delle quali ideate e sviluppate dall'autore e dai suoi collaboratori).
Una lettura interessante per chiunque desideri capire meglio come e perché ci muoviamo, ma anche un testo utile per lo studio e l'approfondimento di tematiche scarsamente affrontate dai normali percorsi scolastici e universitari. Il libro è impreziosito dalle testimonianze di alcuni protagonisti del movimento e dello sport, tra le quali spicca quella di Gianfranco Zola: una rilettura di una carriera sportiva di altissimo livello dalla scoperta delle prime qualità, a 8 anni, fino alle osservazioni sulle esperienze maturate sul campo, tra intenzionalità e fantasia. Il volume è stato presentato il 27 novembre al liceo Dettori di Cagliari, nel convegno Ruolo dell'alimentazione e dell'attività motoria nella prevenzione e trattamento dell'obesità e del diabete, organizzato dall'Associazione Diabete Mellito Sardegna, dall'Unione nazionale Chinesiologi, dall'Associazione sport studi educazione motoria e dalla Società italiana Obesiologia.
ANDREA MAMELI

L'Unione Sarda - Cultura - Lunedì 30 novembre 2009

26 novembre 2009

Il robot come strumento educativo? (Education2.0 25/11/2009)

Il robot come strumento educativo? Robotica coinvolgente per la didattica delle scienze, una rassegna delle più importanti esperienze italiane in questo campo.

Anche solo pochi anni fa questa domanda non avrebbe neppure avuto risposta e sarebbe stata bollata come una bestemmia. Oggi invece, tra esperienze di successo e proposte accattivanti l’idea si rivela estremamente incoraggiante. Siamo giunti a un bivio: o si osa, proponendo, per le materie scientifiche, attività didattiche fortemente coinvolgenti, oppure si resta alla scuola tradizionale mentre fuori tutto cambia. Ma in che modo le attività di laboratorio sperimentale possono giovarsi dell’introduzione della robotica? Dal punto di vista concettuale il robot può consentire di abbinare alla ricostruzione del sapere accumulato nelle attività scolastiche la dimensione della creazione, dell’invenzione, della riproposizione in nuove chiavi dei concetti e delle tecniche già acquisite. A ciò si deve aggiungere la dimensione ludica: il robot viene comunemente associato al gioco e non nasconde più il carattere misterioso della metà del secolo scorso. Ma uno degli elementi più preziosi della robotica educativa risiede in quello che secondo Roberto Didoni costituisce una doppia interfaccia: con il mondo degli atomi e con il mondo dei bit. E il robot apporta in questo modo una lunga serie di contenuti: ingranaggi e meccanismi, elementi di programmazione, costruzione di esperimenti, raccolta di feedback, comportamento emergente. [1]

Il robot però non è solo questo. Oggi un sistema robotico deve risolvere un compito concreto in una situazione reale e dovrà quindi considerare l'approssimazione con cui il mondo a noi noto è modellizzabile. [2]

Un modo di studiare la realtà consiste nel riprodurla con una simulazione al computer o per mezzo di un robot. Se la simulazione o il robot si comportano come la realtà, possiamo ritenere che i principi che abbiamo seguito nel costruire la simulazione o il robot siano gli stessi che agiscono nel mondo reale. [3]

Qualche esempio:

MiniRobot2010.
Qui il pretesto è la competizione denominata “Il Pastore” che si terrà a Catania nel maggio del 2010. L’obiettivo consiste nel costruire robot in grado di raccogliere le pecore sparse al pascolo e ricondurle in punti precisi del terreno di gioco, entro un tempo definito. Le gare di robotica MiniRobot, che nel 2009 hanno coinvolto 15 squadre provenienti da nove scuole di Catania e provincia, nascono dalla collaborazione tra la Residenza Alcantara del Collegio Universitario Arces [4] e il Dipartimento di Ingegneria Elettrica Elettronica e dei Sistemi dell’Università degli Studi di Catania. [5] L’iniziativa è sostenuta dall’Ufficio Scolastico della Provincia di Catania.

Rob & Ide.
È un progetto nato all’interno di una comunità virtuale per l’apprendimento e la conoscenza della Scienza Robotica coordinata dalla Scuola di Robotica di Genova, nel forum del Network di Robotica Robot @ scuola. Della comunità fanno parte scuole di ogni ordine e grado: dalla scuola dell’infanzia alle secondarie. È oggetto di studio e di ricerca la Scienza Robotica, la Robotica nell’immaginario degli studenti, la Robotica nella storia. [6]

I Moti dell’Ingegno.
Meccanica Meccatronica Robotica. Anche una mostra può aiutare a entrare nel mondo dei robot e raccoglierne gli stimoli, ancora una volta adatti a incuriosire e a istruire. Il percorso espositivo, allestito nelle sale del Museo della Bilancia di Campogalliano (Modena) dal 29 settembre 2008 al 6 gennaio 2009, risponde alla domanda “Cos’è la meccanica?” partendo da Archimede di Siracusa per arrivare ai moderni sistemi di progettazione Cad 3, passando attraverso l’evoluzione delle macchine e dei sistemi di trasmissione e trasformazione del moto nel corso dei secoli. Modellini, ingranaggi, affascinanti trappole che mettono meccanica, fisica ed elettronica al servizio dell’uomo, mostrando ai visitatori progetti e realizzazioni. [7]

Roberta: le ragazze scoprono la robotica. È un progetto finanziato inizialmente dal Ministero dell’Istruzione della Germania per sviluppare nelle studentesse un interesse pratico e per promuovere nelle bambine e nelle ragazze attitudini scientifiche e tecnologiche. Oggi che Roberta è un progetto europeo il Fraunhofer Institute ha affidato a Scuola di Robotica il coordinamento delle attività in Italia; con la collaborazione dell'Università “La Sapienza” di Roma. Alle scuole partecipanti vengono forniti materiali, kit e seminari sulla robotica educativa, con particolare riguardo all'apprendimento di genere. Durante il corso i docenti imparano a costruire e programmare i robot e sono stimolati a individuare i legami del robot con le discipline scolastiche. [8]

Pur essendoci limitati a presentare solo una piccola parte delle esperienze attualmente in corso in Italia, osserviamo che le proposte non mancano. Ed in tutte si scorge nitidamente un’intenzionalità educativa che dimostra la serietà e la qualità degli interventi in atto. Restano invariate le problematiche che impediscono una larga diffusione della robotica educativa (impegno organizzativo, costi, coinvolgimento di più docenti), ma con interventi di sostegno (informativi e formativi) si potrebbe riuscire a garantire una maggiore copertura del territorio.

Fonti:
[1] Roberto Didoni, Il laboratorio di robotica. Un modello per l’innovazione nell’educazione scientifica e tecnologica. In Tecnologie Didattiche, n. 3, 2002, pp. 29-35
[2] Maurizio Garbati, Robotica educativa, Le Scienze Web News
[3] Domenico Parisi, È ora di imitare la natura. In Tuttoscienze, La Stampa, 7 febbraio 2007
[4] http://www.arces.it/alcantara
[5] http://www.diees.unict.it/
[6] http://www.descrittiva.it/calip/0607/compagni-viaggio.htm
[7] http://www.museodellabilancia.it/
[8] http://www.scuoladirobotica.it/


Per rimanere in contatto con l’autore, i blog curati da Andrea Mameli:
www.linguaggiomacchina.it
crs4energierinnovabili.blogspot.com

04 novembre 2009

Scienza, la regina che si trasforma (L'Unione Sarda, 4 novembre 2009)

A che cosa serve un festival della scienza? A rendere gli argomenti scientifici più appetibili per il grande pubblico? A informare in maniera critica sulle tecnologie e le conquiste della ricerca? Non solo: a Genova dal 2005 le iscrizioni alle facoltà scientifiche sono cresciute del 42 percento e le matricole del corso di laurea in Matematica sono raddoppiate. E il Festival della Scienza di Genova è giunto alla settima edizione, con 200 mila presenze.
Risultati incoraggianti anche per Cagliari, dove domani si inaugura il secondo FestivalScienza. Un fitto calendario di seminari, dibattiti, spettacoli e animazioni per avvicinare la scienza a tutti. «La scienza: occhiali per vedere il mondo» è il tema scelto dal comitato Scienza Società Scienza per la manifestazione che si svolge all'Exmà di Via San Lucifero. Alle 11 è in programma la lezione del fisico Enrico Bellone: “Galileo e l'evoluzione della cultura”. «Molte persone - spiega Bellone - credono che la cultura e la conoscenza siano un insieme di idee o di stati mentali. Nell'ultimo mezzo secolo, però, le neuroscienze hanno ridato vigore ad alcuni argomenti già suggeriti da Darwin. Per esempio Cavalli-Sforza sostiene che le cosiddette idee sono materiali, ovvero stati fisico-chimici della nostra rete di neuroni. Io accetto questo argomento e in “Molte nature” difendo una concezione evoluzionistica della cultura umana in generale, sia che si parli di fisica sia che si parli della pittura di Cézanne, o di un genere letterario come quello delle pagine di Joyce. Una concezione che riprendo nel mio ultimo libro “Galilei e l'abisso”, in libreria da poche settimane».
Come spiegherebbe a un bambino il bisogno di superare la concezione di Natura al singolare?
«Gli direi di guardare con attenzione gli occhi di un'ape, magari con una lente d'ingrandimento, e li vedrà diversi da quelli di un essere umano. Poi gli spiegherei che il sistema occhio-cervello dell'ape è molto diverso da quello umano e che quindi uomo e ape vedono in modo diverso. Infine gli direi di immaginare di passeggiare sul prato e così vedrà l'erba e i fiori e immaginerà che l'ape li vede in modo diverso. Allora, gli direi: caro bambino, la natura non è una sola. Ci sono molte nature a seconda di chi sta osservando il mondo esterno: la natura vista dall'uomo è diversa dalla natura vista dagli animali. A meno che non si decida che solo l'uomo conosce la natura. E qui sorge un altro problema. Spiegherei al bambino che per molti secoli gli esseri umani hanno descritto l'universo ponendo la Terra immobile al centro. Dopo, però, Copernico, Keplero e Galilei hanno dimostrato che l'universo è completamente diverso e che la Terra non è immobile ma ruota intorno al Sole. E se guardiamo la storia della scienza ci rendiamo conto che le nostre descrizioni della natura hanno subìto mutamenti radicali. Quindi anche per noi umani c'è una sequenza di molte nature».
La scienza in Italia è sempre la cenerentola: pochi investimenti, scarsa considerazione sociale, fuga di cervelli. Ha soluzioni da suggerire?
«Quella soluzione l'ha suggerita il presidente della Repubblica, che ha addirittura usato la parola “meschinità” per descrivere ciò che è accaduto in Italia negli ultimi vent'anni, usando la scusa del bilancio per bloccare sia gli investimenti in danaro, sia gli investimenti in risorse umane, nell'ambito della ricerca scientifica e tecnologica. Uscire dalla meschinità vuol dire fare scelte politiche coraggiose per superare la crisi con grandi innovazioni conoscitive, così da innovare a livello industriale e potenziare il senso critico dei cittadini. Meno opere faraoniche e più cultura».
ANDREA MAMELI

03 novembre 2009

Buon compleanno, Exploratorium!

bolla L'Exploratorium di San Francisco compie 40 anni. Ideato da Frank Oppenheimer, fratello di J. Robert (padre della bomba atomica), fu inaugurato nel novembre del 1969. La pedagogia non convenzionale di Frank Oppenheimer, si poggia sull’imperativo «VIETATO NON TOCCARE!»
cerreta E per non fare da spettatori (Vietato non toccare!) ecco un libro pieno di esperimenti da rifare in casa, a scuola, da soli o in compagnia: Gli esperimenti dell'Exploratorium (Zanichelli, 1996) contiene un centinaio di exhibit con le istruzioni tradotte in italiano da Pietro Cerreta.
La pedagogia «non convenzionale» di Frank Oppenheimer, fondatore dell’Exploratorium, può tornare utile al Piano ISS? Pietro Cerreta. Rete di Scuole - IIS “Maffucci” di Calitri – Associazione ScienzaViva [File PDF]

31 ottobre 2009

Altamira precursore di powerpoint?

altamira I disegni sulle grotte di Altamura (25 mila anni fa) precedono di molto la comparsa della scrittura (6 mila anni fa) e della tecnica per facilitare il trasporto di informazione scritta e disegnata: la carta (4 mila anni fa). La tecnica della stampa nasce nel 1440. L'interfaccia grafica digitale nasce nel 1982 grazie alla Apple.
altamira La necessità di comunicare, di spiegare, di raccontare, si manifesta nel genere umano e ne segue gli sviluppi scientifici e tecnologici. L'uomo paleolitico aveva bisogno di disegnare gli animali che cacciava per superare paure e incertezze? Oppure lo faceva in chiave mistica: spirituale o magica? Oppure l'uomo aveva bisogno di rappresentare scene di caccia perché la caccia era la sua attività principale quindi i disegni avevano uno scopo didattico? In tal caso le pareti delle grotte erano come gli odierni schermi per la proiezione delle presentazioni (realizzate con powerpoint o con altri software). Ma è come chiedere che scopo avevano i Nuraghi. Chi può dirlo con certezza?

30 ottobre 2009

Nella preistoria le origini dei sardi. Cagliari 31 ottobre 2009.

Emanuele Sanna
Sabato 31 ottobre alle 16 e 30 a Monte Claro (Cagliari) presentiamo il libro dell'antropologo Emanuele Sanna: Nella preistoria le origini dei sardi (CUEC, 2009). Vi è continuità genetica tra Nuragici e Sardi? C'è affinità genetica tra Sardi e Corsi? Chi furono i primi abitanti della Sardegna? Il libro tenta di rispondere a queste e altre domande e lo fa con un linguaggio chiaro e accessibile.
“Chi erano i Sardi e da dove provenivano e quando? Sono veramente diversi dagli altri italiani e perché?”. Abbiamo letto le ipotesi più svariate in proposito. Ci voleva un po’ di chiarezza. Il libro di Emanuele Sanna, docente dell’Università di Cagliari, cerca di rispondere a queste domande nei limiti in cui la Scienza ha certezze e non invece dubbi, ipotesi da controllare, dati certi o da verificare, ipotesi personali da supportare, quando possibile, con l’esperimento. [Dalla prefazione di Giovanni U. Floris]
Emanuele Sanna, laureato in Scienze Biologiche, Dottore di Ricerca in Scienze Antropologiche, è Professore Associato di Antropologia presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università degli studi di Cagliari. La sua attività di ricerca è documentata da 130 pubblicazioni in Riviste scientifiche internazionali e nazionali. Il suo campo di ricerca è principalmente rivolto a studi di Ecologia Umana. Con la Cuec ha pubblicato “Il popolamento della Sardegna e le origini dei sardi” (2006).

27 ottobre 2009

PAGINE DI SCIENZA. Cagliari 31 ottobre - 12 dicembre 2009

pagine di scienza Provincia di Cagliari - Provincia de Casteddu. Assessorato alle Politiche Culturali. PAGINE DI SCIENZA. Leggere il mondo con lenti di carta. A cura di Andrea Mameli, con la collaborazione di Scienza Società Scienza www.scienzasocietascienza.eu

Nella Preistoria le origini dei Sardi (CUEC Editrice, 2009) di Emanuele Sanna Sabato 31 ottobre - ore 16,30
Sala conferenze del Parco di Monte Claro, via Cadello 9/B. Coordina Andrea Mameli.

Molte nature (Raffaello Cortina Editore, 2008) di Enrico Bellone Giovedi 5 novembre Cagliari FestivalScienza, Centro Culturale Exma`: ore 11,00 Sala Conferenze Exma “Galileo e l’evoluzione della cultura”, ore 16,30 Caffe Exma, presentazione del libro “Molte nature”; con l’autore intervengono Roberto Paracchini e Giuseppe Mezzorani.

L’intelligenza degli animali (Cairo Publishing, 2009) di Danilo Mainardi Sabato 7 novembre - ore 16,30 Cagliari FestivalScienza, Sala conferenze Exma, con l’autore interviene Roberto Crnjar.

La fisica in casa (Giunti, 2009) di Emiliano Ricci Venerdi 20 Novembre - ore 16,30. Sala conferenze del Parco di Monte Claro, via Cadello 9/B con l’autore intervengono Giuliano Malloci e Andrea Mameli.

Ambiente e salute (Pensiero Scientifico Editore, 2009) di Fiorella Battaglia, Fabrizio Bianchi, Liliana Cori Sabato 12 dicembre - ore 16,30. Sala conferenze del Parco di Monte Claro, via Cadello 9/B
con gli autori interviene Luigi Minerba, coordina Paola Pintus.

Informazioni: Biblioteca Provinciale di Cagliari • Vico XIV S. Giovanni, 8/12 • 0704092901 • biblioteca@provincia.cagliari.it • www.provincia.cagliari.it

26 ottobre 2009

“In principio era energia” Ecco il Castello della scienza

storia energia laboratorio scienza Questo pomeriggio dalle 16 si parla di fantascienza, fumetti, nucleare e decrescita felice. In piazza Palazzo laboratori, incontri e spettacoli.
Energia e materia, materia ed energia: comunque la si giri, che piaccia oppure no, senza di loro oggi non ci sarebbe una storia dell'universo di cui parlare. Anzi, a ben vedere, senza i loro infiniti giochi, oggi non ci sarebbero né l'universo né l'uomo, più o meno sapiens. Perché la galassia, il sistema solare, la terra e quelli che la abitano non sono altro che una complicata commistione di materia, in infinite forme, ed energia, da ricavare (nulla si crea e nulla si distrugge), consumare e risparmiare.
Non sorprende, quindi, che il primo Festival della storia organizzato dalla compagnia dei Figli d'arte Medas abbia per titolo lo slogan “In principio era energia”. Né stupisce la scelta di affrontare il tema storico, potenzialmente incandescente, con strumenti e ragionamenti tipici del mondo scientifico, in una tre giorni - venerdì, ieri e oggi - in cui l'antico Palazzo di città, in piazza Palazzo a Cagliari, magicamente si trasforma in un palcoscenico per seminari, dialoghi, laboratori, incontri, narrazioni, spettacoli. Come in un breve e serrato percorso di conoscenza in cui l'unico requisito richiesto ai partecipanti più esperti è quello di usare un linguaggio accessibile a tutti, ma proprio tutti i livelli di pubblico.
Non a caso, venerdì, il festival si è aperto con “Energia in gioco”, un laboratorio interattivo per bambini curato da Giuliano Malloci, e con “Science show”, uno spettacolo per i grandi (con la presentazione in anteprima di Energy empire, gioco da tavolo sulle rinnovabili) realizzato da Gianluca Carta, Martina Manieli e Giuseppe Nieddu. Due momenti leggeri, tra giochi ed esperimenti, pensati per fare da antipasto agli interventi di due importanti personaggi del mondo accademico e scientifico italiano: Cesare Silvi, ingegnere nucleare e coordinatore del Gruppo per la storia dell'energia solare (Gses), intervenuto per illustrare con grande chiarezza la contrapposizione tra le “energie delle tenebre” (fossili e nucleari) e le “energie della luce” (il solare); e Silvano Tagliagambe, filosofo della scienza, chiamato ad affrontare il tema dell'energia «come chiave per insegnare ai giovani in modo innovativo ed efficace le materie scientifiche».
Mentre ieri, nella sala Sito archeologico, hanno tenuto banco altri due studiosi di valore: Bruno D'Aguanno, direttore del programma sulle Energie rinnovabili del centro di ricerca CRS4, che ha parlato della “Attualità dell'energia” nelle vicende del mondo contemporaneo; e Alessandro Mongili, ricercatore e sociologo della facoltà di Scienze politiche di Cagliari, che, con una relazione su “Energie, persone, reti: un sistema complesso”, ha affrontato il problema energetico in salsa sociale (chi usa l'energia, in che modo, quali organizzazioni ne curano la distribuzione).
Sempre nell'ottica di mischiare serio e faceto, in ognuna delle tre giornate, dopo ciascun intervento ecco un aperitivo al Caffè delle arti, all'insegna della convivialità, e uno spettacolo serale d'intrattenimento (dalle 21). Una messa in scena curata dall'attore Gianluca Medas con la collaborazione di esperti e musicisti, realizzata con l'utilizzo di diverse forme espressive (immagini, suoni, video, brani di recitazione) e dedicata ogni volta ad un tema diverso: venerdì all'origine dell'universo, con “Gaia, dalla creazione del mondo alle energie che circolano sulla terra”; ieri allo spreco delle risorse, con “Calore, il mondo consumato”; stasera agli scenari futuri (e per certi versi apocalittici) che si prospettano per il povero pianeta Terra, con “Utopie malate, narrazioni, immagini, evocazioni”.
Oggi, il festival chiude i battenti con i consueti laboratori del primo pomeriggio (dalle 16), seguiti da cinque conversazioni (dalle 17) coordinate dalla giornalista Manuela Vacca. Apriranno le danze ben due Daniele Barbieri: uno, giornalista, ricercatore e scrittore, parlerà di “Energia nella fantascienza”; l'altro, semiologo e docente all'università di Bologna, si occuperà di “Energia nel fumetto e il paradosso dello Steampunk”. A seguire, interverranno i fisici Michele Saba (“Energie rinnovabili nel futuro”) e Sergio Serci (“Il futuro dell'energia nucleare”), mentre chiuderà il giro il divulgatore scientifico e fondatore del Comitato per l'uso razionale dell'energia e del Movimento per la decrescita felice, Maurizio Pallante (“Decrescere per superare la crisi economica e la crisi energetica”). Alle 20, ci sarà spazio per un ultimo aperitivo e alle 21 gran finale con lo spettacolo “Utopie malate”, tra le incursioni dei Medas e una video registrazione con lo scrittore fantasy Valerio Evangelisti.
LORENZO MANUNZA
L'Unione Sarda, pagina della Cultura, 25 Ottobre 2009

25 ottobre 2009

Festival della storia. In principio era Energia (Foto: Sara Deidda)

oscilloscp
Tagliagambe
Medas In principio era Energia
Momenti emblematici del festival della storia dedicato all'energia: i bambini giocano con l'elettricità statica, la conferenza di Silvano Tagliagambe, lo spettacolo di Gianluca Medas. Cagliari, 23 ottobre 2009 (foto: Sara Deidda).

24 ottobre 2009

Ma cosa significa energia? Tre giornate di studi a Cagliari (L'Unione Sarda 23 ottobre 2009)

energia La capacità di compiere un lavoro, sia esso lo spostamento di un oggetto o il riscaldamento di un liquido, è una caratteristica fondamentale di qualsiasi sistema, vivente o inanimato, in tutto l'universo. Ma se la parola “energia” è una delle più usate dagli esseri umani, non altrettanto può dirsi dei concetti che essa sottende: non è per nulla facile spiegare cosa si intende esattamente per energia. Da oggi al 25 l'antico Palazzo di città di Cagliari sarà teatro di una serie di appuntamenti per tentare di comprendere lo sviluppo storico, gli scenari attuali e le prospettive del concetto di energia. Nei tre pomeriggi (a partire dalle 16 nella Sala Sito Archeologico) sono in programma laboratori interattivi per bambini e per grandi. Da un'epoca remota, in cui il concetto di energia era legato alla trasformazione dell'energia solare per opera delle piante e all'energia liberata dai muscoli umani e animali, siamo passati a uno scenario in cui la produzione di energia è un tema centrale per qualsiasi economia, dalla scala familare alla politica internazionale. Oggi alle 17 sono in programma le conversazioni tra l'ingegnere nucleare Cesare Silvi e il filosofo della scienza Silvano Tagliagambe. Alle 21 lo spettacolo “Gaia” (con Gianluca Medas e Alessandro Gallo).

21 ottobre 2009

La scienza assolve il cioccolato: «Un piacere, non una droga» (L'Unione Sarda, 21 ottobre 2009)

cioccolato Il dipartimento di tossicologia dell'Università di Cagliari libera il “cibo degli dei” dall'accusa di creare dipendenza
Nel 1517 l'imperatore azteco Montezuma offrì una bevanda mistica, amara e speziata, al condottiero spagnolo Hernan Cortés. Quella bevanda si chiamava xocolatl e si diffuse nel resto del mondo con il nome di cioccolato. Il segreto del successo di questo particolare alimento si nasconde nella sua composizione: circa 120 sostanze diverse, alcune delle quali in grado di attivare la produzione di endorfine. In particolare il cacao e suoi derivati agiscono su un neutrasmettitore collegato al benessere e all'euforia, chiamato anandamide, che il nostro organismo metabolizza molto rapidamente. Ritardando la metabolizzazione dell'anandamide il cioccolato consente di prolungare lo stato di benessere. Da qui il nome con cui nel 1753 Linneo classificò la pianta: Theobroma Cacao, ovvero cibo degli dei.
Uno studio del dipartimento di tossicologia dell'Università di Cagliari, guidato da Gaetano Di Chiara, ha esaminato gli effetti del consumo di cioccolato e di fonzies su animali sottoposti a osservazione sperimentale. Partendo dal fatto che le gratificazioni naturali costituiscono le sensazioni più remote nella scala evolutiva, e quindi sono comuni a tutti i mammiferi, lo scopo della ricerca consiste nel cercare di riprodurre una situazione in cui l'individuo manifesta un desiderio compulsivo nei confronti del cibo. Come accade nella bulimia nervosa e nella sindrome da alimentazione incontrollata (binge eating disorder).
Quando il cervello riceve uno stimolo i neuroni liberano i neurotrasmettitori, le sostanze che trasmettono le informazioni tra le cellule del sistema nervoso. Tra questi la dopamina riveste una determinante importanza nell'apprendimento associativo, quel processo che permette di collegare il ricordo di un evento piacevole con gli stimoli che inducono a riprovare la medesima sensazione. Un esempio eloquente, nel caso del cioccolato, è l'anticipazione del piacere al solo vederlo. Con la prima assunzione di cioccolato, in una specifica area del cervello, chiamata shell del nucleo accumbens, viene liberata una certa quantità di dopamina. In seguito però il livello di dopamina non cresce ogni volta che si assume cioccolato, ma riprende ad aumentare solo dopo alcuni giorni. Abbiamo chiesto alla curatrice dello studio, Valentina Bassareo, di evidenziare i contenuti della scoperta.
«Questo studio nasce dopo una lunga serie di ricerche durante le quali abbiamo studiato gli effetti di stimoli gratificanti naturali, come il cibo, e di stimoli gratificanti farmacologici, come le sostanze d'abuso, sul sistema dopaminergico mesolimbico. Questo è filogeneticamente antico ed è costituito da una serie di nuclei cerebrali. Di particolare interesse è la shell del nucleo accumbens che è implicata nella risposta al piacere. Semplificando possiamo dire che in seguito a ripetute somministrazioni di un farmaco d'abuso, qualunque sia il suo meccanismo d'azione, la dopamina nella shell viene continuamente stimolata. Nel caso del cibo, invece, la dopamina in quest'area aumenta solo dopo il primo consumo di cibo, ma non dopo i successivi. Questo è un tipo di meccanismo adattativo che si instaura forse per proteggerci e per far sì che non diventiamo dipendenti dal cibo come invece accade con le sostanze d'abuso. Infatti si pensa che questa dopamina che aumenta eccessivamente e ripetutamente nella shell del nucleo accumbens in seguito alla somministrazione di una “droga” possa dar luogo ad un apprendimento associativo abnorme che tiene l'individuo strettamente e patologicamente legato al farmaco.»
Cosa accade?
«L'individuo associa gli effetti particolarmente gratificanti indotti dal farmaco ad una serie di stimoli neutri che accompagnano l'utilizzo del farmaco stesso, come ad esempio i pusher, gli amici, il luogo in cui si consuma la droga o in cui si compra. Quando invece facciamo esperienza di un buon pasto la dopamina aumenta la prima volta per far sì che noi associamo quel cibo alle sue proprietà gratificanti, ma poi una volta appreso non abbiamo più bisogno che questa associazione venga ancora registrata. È un meccanismo del tutto naturale. I farmaci d'abuso mimano i gratificanti naturali, ma si inseriscono direttamente nei circuiti del piacere stimolandoli eccessivamente e non in modo naturale come nell'altro caso.»
Allora non dobbiamo criminalizzare il cioccolato?
«Assolutamente no, possiamo continuare a mangiare il cioccolato con tranquillità. La dipendenza da cibo è una patologia ben complessa che certo non si instaura per aver mangiato qualche pezzetto di cioccolato in più. Piuttosto magari dovremo fare i conti con la bilancia».
Cosa resta da scoprire?
«Diciamo che siamo solo agli inizi. Continueremo la nostra ricerca in questa direzione, dedicandoci allo studio delle risposte del sistema dopaminergico mesocorticolimbico durante le varie fasi dell'apprendimento associativo».
Chi ha partecipato a queste ricerche?
«La ricerca è durata circa due anni e hanno partecipato Paolo Musio, dottorando in Tossicologia, e alcuni studenti che frequentavano il nostro laboratorio per la preparazione della tesi di laurea: Silvia Sanna Semprevivo, Francesca Muntoni, Francesca Arabini, Giovanni Ledda, Marianna Contu, Stefania Orrù, Francesca Concas, Sabrina Marogna».
ANDREA MAMELI
(L'Unione Sarda, Cultura, 21 ottobre 2009)

14 ottobre 2009

IN PRINCIPIO ERA ENERGIA Cagliari Festival della Storia 23-24-25 ottobre 2009

energia cagliari
IN PRINCIPIO ERA ENERGIA... Prima edizione del Festival della Storia di Cagliari: dal 23 al 25 ottobre 2009.
Antico Palazzo di Città, Piazza Palazzo. Ingresso libero.
VENERDT' 23 - ENERGIA IERI SALA SITO ARCHEOLOGICO
16:00 Laboratori energetici interattivi per bambini a cura di Giuliano Malloci (Laboratorio Scienza) Energia in gioco
16:00 Science Show: Energia nel passato, a cura di Martina Manieli, Gianluca Carta, Giuseppe Nieddu (Energy Empire)
17:00 Conversazioni (Coordina il giornalista scientifico Andrea Mameli)
Cesare Silvi • La storia dell’Energia
La storia dell’Energia è soprattutto la storia dell’Energia solare, dalle forme fossili a quelle rinnovabili, e più recentemente dell’Energia nucleare
Silvano Tagliagambe • L’Energia nello sviluppo storico della scienza
Le esperienze didattiche più innovative di insegnamento della fisica mostrano l’efficacia di un approccio incardinato su un concetto di Energia e sullo sviluppo storico dell’approccio scientifico a questo concetto
20:00 Aperitivo al Caffè delle Arti (Via del Fossario, 6 euro per i partecipanti al Festival della Storia)
SALA BAROCCA
Spettacolo Gaia - dalla creazione del mondo alle energie che circolano sulla Terra
Con: Gianluca Medas (voce narrante) e Alessandro Gallo (tecnico meteo)
Musiche: Modular Quartet (Marco Caredda, Francesco Ciminiello, Roberto Migoni, Roberto Pellegrini) In principio un enorme uovo conteneva tutto, poi ci fu un’esplosione che mise in movimento ogni cosa. Ecco Kenorland ed ecco la Vita ed ecco flussi e flussi di Energia che ancora oggi avvolgono e scuotono il Pianeta.
SABATO 24 - ENERGIA OGGI SALA SITO ARCHEOLOGICO
16:00 Laboratori energetici interattivi per bambini a cura di Giuliano Malloci (Laboratorio Scienza) Energia in gioco
16:00 Science Show: Energia nel presente, a cura di Martina Manieli, Gianluca Carta, Giuseppe Nieddu (Energy Empire)
17:00 Conversazioni (Coordina il giornalista scientifico Mauro Scanu)
Bruno D’Aguanno - Attualità dell’Energia
Oggi, e come mai prima nella storia dell’umanità, l’Energia è fondamentale nella gestione del presente e nella costruzione di un futuro sostenibile
Alessandro Mongili - Energie, persone, reti: un sistema complesso
Per spiegare i mutamenti, le torsioni, i conservatorismi dei sistemi energetici occorre capire la loro articolazione e il fatto che coinvolgano usi, tipi d’utenti, organizzazioni che ne curano la distribuzione e la diffusione
20:00 Aperitivo al Caffè delle Arti (Via del Fossario, 6 euro per i partecipanti al Festival della Storia)
SALA BAROCCA
21:00 Spettacolo Calore - Il Mondo Consumato
Con Gianluca Medas (voce narrante) e Gianni Marilotti (scrittore)
Musiche: Massimo Loriga (sax soprano, armonica diatonica, trunfa, sulitu, flauto traverso), Andrea Congia (chitarra classica), Frantziscu “Arrogalla” Medda (live electronics)
Visual: Elisa Campanelli (Elektrika)
Una domanda molto semplice viene proposta al pubblico di questo incontro:
Ci interessa il futuro dei nostri figli oppure non ci importa nulla delle condizioni del pianeta che lasceremo loro in eredità?
DOMENICA 25 - ENERGIA DOMANI
SALA SITO ARCHEOLOGICO
16:00 Laboratori energetici interattivi per bambini a cura di Giuliano Malloci (Laboratorio Scienza) Energia in gioco
16:00 Science Show: Energia nel futuro, a cura di Martina Manieli, Gianluca Carta, Giuseppe Nieddu (Energy Empire)
17:00 Conversazioni (Coordina la giornalista Manuela Vacca)
Daniele Barbieri - L’Energia nella fantascienza
Dove si ragionerà sull’Energia nella fantascienza, ovvero: nuvole di pace e di guerra, più qualche nuvola passante
Daniele Barbieri - L’Energia nel fumetto e il paradosso dello steampunk
L’universo dello steampunk è quello di un paradossale futuro ambientato nel passato, e può essere per questo un punto di partenza privilegiato per osservare come si parla di Energia negli universi del fumetto
Michele Saba - Energie rinnovabili nel futuro
Il nostro benessere dipende dalla disponibilità di Energia, ma petrolio e carbone ci stanno portando al collasso climatico ed economico. È possibile un futuro benessere basato sulle energie rinnovabili?
Sergio Serci - Il futuro dell’Energia nucleare
Verrà fatto il punto sulla situazione attuale e sul possibile sviluppo futuro con i reattori a fissione di IV generazione o con i reattori a fusione di tipo Tokamak
Maurizio Pallante - Decrescere per superare la crisi economica e la crisi energetica
In un mondo dove benessere, felicità e sicurezza economica sono apparentemente legati alle produzioni esagerate e allo spreco di risorse, un’analisi razionale della realtà ci porta a scoprire la decrescita come soluzione naturale
20:00 Aperitivo al Caffè delle Arti (Via del Fossario, 6 euro per i partecipanti al Festival della Storia)
SALA BAROCCA
21:00 Spettacolo Utopie Malate – Narrazioni, Immagini, Evocazioni
Video Registrazione con Valerio Evangelisti e Incursioni di Gianluca Medas
Musiche: Filippo Medas
Parole che narrano scenari futuri, scenari potenzialmente apocalittici dipinti dai grandi della Fantascienza e dai giochi narrativi di Valerio Evangelisti e di Gianluca Medas

CREDITI
RELATORI
Daniele Barbieri - Vive con un piede nella realtà (giornalista, formatore, ricercatore, occasionalmente attore e scrittore) e con un piede nella fantascienza e dintorni
Daniele Barbieri - Semiologo, saggista, Docente all’ISIA di Urbino all’Università di Bologna (Scuola Superiore di Studi Umanistici). Si occupa di ricezione testuale e di narrazione per immagini
Bruno D’Aguanno - Direttore del programma di “Energie Rinnovabili” del CRS4, è stato professore associato temporaneo nei Dipartimenti degli Stati Condensati della Materia dell’Università di Costanza e di Berlino
Alessandro Mongili - Ricercatore presso il Dipartimento di Ricerche Economiche e Sociali della Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari, dove insegna Sociologia e Sociologia della tecnica
Maurizio Pallante - Laureato in lettere, divulgatore scientifico sui rapporti tra ecologia, tecnologia e economia, Fondatore del Comitato per l’uso razionale dell’Energia e del Movimento per la Decrescita Felice
Michele Saba - Fisico sperimentale, dopo aver lavorato diversi anni in Svizzera e Stati Uniti, studia ora all’Università di Cagliari l’interazione tra la luce e la materia
Sergio Serci - Ordinario di fisica nucleare presso l’Università di Cagliari. La sua attività di ricerca si svolge in prevalenza al CERN di Ginevra, attualmente è impegnato nello studio di un nuovo stato della materia nucleare: il quark-gluon-plasma
Cesare Silvi - Ingegnere Meccanico e Nucleare, coordina il Gruppo per la Storia dell’Energia Solare (GSES). È Presidente del Comitato Nazionale “La storia dell’Energia solare” e coordinatore del “Solar Energy History Standing Committee”
Silvano Tagliagambe - Filosofo della scienza, saggista. Ha insegnato presso l’Università di Cagliari, Pisa, Roma La Sapienza e Sassari. È stato Vice presidente del CRS4 e membro di numerose Commissioni
Ministeriali
COORDINATORI
Manuela Vacca - Laurea in Economia e dottorato di ricerca in Turismo sostenibile e culturale, è giornalista e appassionata di fumetti e fantascienza
Mauro Scanu - Giornalista scientifico. Attualmente è caporedattore della rivista ENEL INSIEME. E’ autore di saggi e di programmi televisivi. Con Andrea Mameli ha scritto “Scienziati di ventura”
Andrea Mameli - Laurea in Fisica e Master in Comunicazione della Scienza, è giornalista scientifico e divulgatore. Ricercatore del CRS4 nel programma Energie Rinnovabili
in principio era energia LABORATORI
Energia in gioco: il laboratorio fa uso di giochi/exhibits scientifici con cui si mettono in evidenza diverse forme di Energia, da quella meccanica a quella elettromagnetica, passando per le principali fonti di
Energia rinnovabile. Si mostrano inoltre alcuni semplici giochi realizzati con materiale da riciclo
Giuliano Malloci: laurea e dottorato in Fisica (Università di Cagliari), oltre all’attività di ricerca in astrochimica (INAF-Osservatorio Astronomico) e scienza dei materiali (Dipartimento di Fisica) si occupa di diffusione della cultura scientifica (Laboratorio Scienza)
Energy Empire: lo Science Show illustrerà la Storia dell’Energia attraverso modellini e immagini. Sarà suddiviso in tre capitoli: passato, presente e futuro. Sarà inoltre presentato in anteprima Energy Empire,
gioco da tavolo sulle Energie Rinnovabili, realizzato da: Gianluca Carta, Martina Manieli e Giuseppe Nieddu. Il loro obiettivo è comunicare la scienza e discutere di tematiche legate all’Energia in modo originale e creativo.

Giro del mondo a bordo dell'arte (L'Unione Sarda 4 ottobre 2009)

plexus
L'originale esperienza di “Plexus” che, tra mostre e incontri, affronta i temi cruciali del nostro tempo
Sandro Dernini e una navigazione lunga 27 anni
Domenica 04 ottobre 2009

Una navigazione che dura da 27 anni. Un percorso culturale che affonda le radici nei movimenti artistici degli anni Settanta e oggi si ripresenta con una massiccia presenza in Internet e nuove iniziative. Si intitola “Plexus” e si è sviluppato in quattro continenti, a partire da New York, nel 1982, per poi toccare varie zone della Sardegna, fino a Sidney, Dakar e molti altri luoghi. Oggi la storia di questa esperienza multiculturale rivive in un libro: Plexus Black Box (Editrice Università La Sapienza, 330 pagine, 23 euro).
L'autore, Sandro Dernini, incarna la stessa essenza di “Plexus”, essendo al tempo stesso scienziato e artista. Laurea in Biologia a Cagliari e Dottorato di ricerca alla New York University, dal 2007 lavora all'Istituto nazionale di ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione. Dernini è coordinatore del Forum sulle Culture alimentari del Mediterraneo e della Rete euromediterranea sulle Culture alimentari, nonché del Comitato italiano “Nutrire la Mente, Combattere la Fame”.
Il libro non illustra solo il cammino, lungo e articolato, di questa originale esperienza artistica, ma scava alla ricerca delle chiavi di lettura del nostro tempo. Per questo Plexus Black Box rappresenta un utile solco scavato tra arte e scienza, uno spaccato al quale ci si può avvicinare per osservare un mondo poco visibile ma non per questo meno vivo. Quello dell'arte che si mischia con la quotidianità, che si incrocia con la ricerca scientifica, che esamina e fa rivivere la storia. «Il linguaggio metaforico dell'arte - spiega Dernini - può consentirci di superare i confini dei campi specialistici, lavorando in strutture concatenate. Spazio-tempo, arte, scienza, storia, possono solo essere compresse in un continuum in evoluzione, mai consumato, di cui abbiamo solo una percezione imperfetta attraverso i suoi sviluppi e salti o discontinuità. La metafora di “Plexus” è il serpente che si mangia la coda e in questo modo si nutre di se stesso e non si consuma ma si trasforma continuamente».
Richiamando lo storico Morse Peckham, secondo il quale l'arte è “un meccanismo di adattamento” in quanto costituisce un'opportunità di sperimentare il disordine, Dernini stabilisce che la creazione artistica e la sua fruzione rappresentano per la specie umana un modo per addestrarsi alla percezione del caos.
La storia di “Plexus” raccontata da Dernini è anche una storia di sensibilità e di attenzione verso le forme contemporanee di schiavitù e insieme un grido di dolore contro la mercificazione dell'arte. Ma è anche un'analisi di fenomeni che danneggiano l'ambiente e lo stesso genere umano. Così le parole chiave di “Plexus” Erosions and renaissance (erosioni e rinascita) si stagliano in difesa della memoria, dell'identità, delle biodiversità, dei diritti umani. E se l'artista agisce, come si diceva un tempo, all'insegna dell'impegno civile, ecco che “Plexus” propone l'arte come strumento di rinascita: in questo contesto la Casa degli Schiavi nell'isola di Goree, in Senegal, oggi assediata dall'erosione marina, è diventata il simbolo di tutte le situazioni di degrado. Così il sito aborigeno australiano, anch'esso soggetto all'erosione.
I viaggi di “Plexus” hanno toccato New York, per discutere dell'erosione dei diritti umani, Barcellona per affrontare il rischio di calo delle capacità cognitive, hanno raggiunto la Sardegna (Cagliari, Carloforte, Gavoi) per dedicarsi al problema della desertificazione. Quanto agli accostamenti tra nutrimento e cultura gli animatori di “Plexus” ricordano che la combinazione di cibo e arte era la norma nel bacino del Mediterraneo da almeno 4 mila anni.
Secondo Dernini «è necessario collegare l'arte al concetto di benessere» e per rendere evidente l'impegno per la salvaguardia del patrimonio culturale e alimentare mediterraneo gli artisti di “Plexus” hanno costruito “l'Arca del Well Being”, presentata al Palazzo delle Esposizioni di Roma in occasione del Vertice mondiale dell'Alimentazione del 1996: “Mangiando l'Arte/Cogliamo il Meglio del Nostro Cibo/Cibo per Tutti”. Anche, e specialmente, in tempi di crisi «l'arte è una risorsa comunitaria per lo sviluppo sostenibile». Dernini mette quindi in risalto il ruolo dell'artista, autentico «difensore di conoscenza e bellezza che resiste all'erosione della memoria storica comune, contro il rischio dell'appiattimento culturale».
Richiamando ancora Peckham, secondo il quale l'arte sarebbe un meccanismo biologico di adattamento in quanto opportunità per sperimentare il disordine, Dernini stabilisce che la creazione artistica e la sua fruizione hanno lo scopo di esercitare la nostra percezione del caos, caratteristica tipica dell'ecosistema in cui viviamo.
La prossima tappa dell'“Arca del Well Being” sarà il congresso internazionale dedicato alla Giornata mondiale dell'alimentazione “La dieta mediterranea oggi, una dieta sostenibile”, in programma il 2 novembre a Parma. Per il vascello degli schiavi dell'arte, approdato nell'oceano telematico, la navigazione non è fatta soltanto di incontri e mostre: i video raccolti su Youtube e nel sito www.plexusforum.net costituiscono un grande patrimonio.
ANDREA MAMELI

08 ottobre 2009

L'orologio cellulare che controlla il filo della longevità (L'Unione Sarda, 6 ottobre 2009)

unione sarda nobel medicina 2009 Il massimo riconoscimento internazionale per le ricerche biomediche è andato a tre scienziati statunitensi, Elizabeth H. Blackburn, Carol W. Greider e Jack W. Szostak, per la scoperta delle funzioni dei telomeri. Come dire che i tre ricercatori hanno risolto uno dei maggiori problemi della biologia. Ovvero, in che modo i cromosomi possono essere copiati completamente durante le divisioni cellulari e come vengono protetti dalla degradazione. A Manuela Uda, responsabile del progetto di ricerche genetiche ProgeNIA, del laboratorio Inn-Cnr di Lanusei, abbiamo chiesto un commento sulla notizia.
Cosa significa questo Nobel per la genetica?
«L'accorciamento dei telomeri, che corrisponde alla parte terminale del cromosoma, è stato proposto come “orologio” dell'invecchiamento delle cellule. In seguito alla riproduzione cellulare la loro lunghezza si riduce progressivamente fino a quando non riescono più ad agire in funzione protettiva nei confronti dei cromosomi. Le cellule quindi non riescono più a riprodursi correttamente e di conseguenza invecchiano e muoiono. Alla base del processo c'è un enzima chiamato telomerasi, che può scongiurare questo destino sintetizzando, ovvero duplicando, sempre nuove sequenze telomeriche. Questo enzima quindi, implicato nell'invecchiamento cellulare, viene considerato un indicatore di rischio di numerose malattie. In particolare alcuni tipi di tumori».
L'importanza per le ricerche biomediche?
«Quest'anno il Nobel per la Medicina ha ricompensato la ricerca di base premiando una scoperta fondamentale che ha stimolato lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche con importanti riflessi soprattutto in campo oncologico».
Perché questi studi sono importanti per gli studi sulla longevità?
«L'invecchiamento è determinato da numerosi fattori tra cui questo premiato con il Nobel. Nelle cellule tumorali i telomeri sono anomali e ci si è chiesti se vi può essere una relazione con la longevità. Questa ricerca entra in un contesto ampio che riguarda gli studi sulla longevità».
Perché la Sardegna è al centro di studi genetici sulla longevità?
«I sardi hanno conservato alcune caratteristiche e sono quindi ideali per questo tipo di studi. La popolazione sarda ha un patrimonio genetico unico, frutto di secoli di isolamento, e questo determina la sua grande importanza nel campo della ricerca. Inoltre i fattori ambientali sono molto omogenei. Ciò ha permesso di ritrovare ancora oggi delle caratteristiche molto preziose per questo campo scientifico».
Che effetto fa pensare che per la prima volta vengono premiate due donne mentre i Nobel al femminile sono appena il 10 per cento del totale?

«Fa sicuramente molto piacere vedere che il lavoro di due donne viene riconosciuto con il premio più importante. E questo in qualche modo riflette il loro impegno sempre più consistente nel mondo della ricerca. Si tratta sicuramente di un segnale importante che deve essere di grande stimolo per noi ricercatrici».
ANDREA MAMELI

30 settembre 2009

Nei magici mondi di Archimede Pitagorico (L'Unione Sarda, 29 settembre 2009)

Archimede Unione Sarda Leggendo le storie delle invenzioni e dei brevetti si nota l'importanza nella vita quotidiana di piccole e grandi innovazioni. Leggendo più a fondo colpisce la varietà di condizioni che hanno portato alla nascita e al miglioramento di dispositivi e tecnologie, a volte alla base di veri mutamenti epocali. Colpisce osservare quante volte la casualità degli eventi ha permesso risultati che altrimenti non sarebbero mai arrivati o sarebbero giunti molto più tardi, come la finestra lasciata aperta cui dobbiamo la scoperta degli antibiotici. Non sempre le storie sono tali: spesso si tratta di leggende o mezze verità (e mezze invenzioni).
INVENTORI E IMPOSTORI Altre volte la paternità di un'idea non appartiene al nome cui viene normalmente associata ma vi sono altri nomi, altre storie. E, come racconta Inventors and Impostors. How history forgot the true heroes of invention and discovery (“Inventori e Impostori, come la storia dimentica i veri eroi delle invenzioni e delle scoperte”, Crimson Publishing, 2008), a volte l'invenzione nasce dalla convergenza di più idee. Il libro, non ancora tradotto in italiano, arretra la scoperta del continente americano al tempo dei Fenici e quella del motore a vapore a Erone D'Alessandria, azzera le controversie sulle origini del telegrafo e del telefono introducendo inventori quasi del tutto sconosciuti. Scritto dagli storici Daniel Diehl e Mark P. Donnelly, dedica le ultime pagine alla ricercatrice Rosalind Franklin la quale condusse gli esperimenti che hanno permesso di fotografare ai raggi X la struttura del Dna. La Franklin, se non fosse stata uccisa dal cancro a 37 anni, il 16 aprile del 1958, forse a causa della massiccia esposizione alle radiazioni, avrebbe svelato da sola la struttura del Dna, così il Nobel per la Medicina del 1962 fu consegnato a James Watson e Francis Crick.
Una serie di storie che si discostano da quelle “ufficiali”sono raccolte anche da Carlo Gubitosa in Hacker, scienziati e pionieri, storia sociale del ciberspazio e della comunicazione elettronica (Stampa Alternativa, 2007). Una “deformazione della storia” che ha mietuto molte vittime: «Samuel Morse - scrive Gubitosa - non ha inventato il telegrafo, Thomas Edison non ha inventato la lampadina, Alexander Bell non ha inventato il telefono, Guglielmo Marconi non ha inventato la radio, Bill Gates non ha inventato l'MS-Dos, o almeno non l'hanno fatto secondo il senso e l'accezione comune che diamo al termine invenzione».
IL GENIO DI SEUI Ci sono poi inventori i cui nomi si scoprono solo se qualche museo conserva qualche traccia. È il caso di Augusto Bissiri, nato a Seui il 10 settembre 1879, a 26 anni emigra in America e si distingue per creatività: a suo nome esistono una decina di brevetti depositati negli Usa. Una targa del sindaco di New York, dedicata a Bissiri, è esposta nell'archivio dell'emigrazione di Casa Farci a Seui (dove il Liceo Scientifico porta il suo cognome). In un articolo di 11 anni fa pubblicato dal mensile Il Messaggero Sardo, intitolato Augusto Bissiri inventore della televisione , si legge che nel 1905 l'inventore sardo si trasferisce nella Grande Mela e cita L'Unione Sarda del 22 maggio 1906: «Ai valorosi che, come il giovane Bissiri, per il bene dell'umanità si sacrificano, vada il nostro plauso e la nostra ammirazione».
Nel 1906 Bissiri riesce a trasmettere una fotografia da una stanza a un'altra e nel 1917 da Londra e New York con un apparecchio, di sua invenzione, brevettato il 4 gennaio 1928 a Los Angeles. L'articolo descrive poi altre invenzioni, come il sistema che si avvicina molto all'apparecchio televisivo e un dispositivo per evitare lo scrontro fra treni. Effettuando ricerche tra i brevetti depositati negli Usa si scoprono altre invenzioni di Bissiri: una cerbottana per il lancio di aerei di legno leggero con ali retrattili (1928), una Pulitrice automatica per dischi telefonici (1930), un Sistema per spegnere le sigarette con una sferetta piena d'acqua (1933), un Dispensatore automatico di palline a moneta (1935).
IL MONDO CAMBIATO Ma se vogliamo dare uno sguardo alle innovazioni la lettura più indicata è il libro di Antonio Cianci Eureka! 100 inventori + 100 invenzioni che ci hanno cambiato la vita (De Agostini, 2009, 22 pagine, 11 euro). Cianci, ingegnere, esperto di processi innovativi, nonché amministratore delegato di una societa specializzata in progetti di cambiamento organizzativo (Keypeople), con questo libro svela le storie nascoste dietro 100 idee che si sono tramutate in oggetti, procedure innovative e sistemi complessi. Ogni scoperta, è la lezione di Antonio Cianci, nasce dalla combinazione di numerosi fattori che riguardano il singolo individuo (competenze, passione, tenacia, creatività), il gruppo (le collaborazioni, la competizione, i gruppi di ricerca), le risorse (infrastrutture, finanziamenti, investitori coraggiosi) e alcune variabili ingovernabili (gli errori, gli incidenti, la serendipità delle scoperte).
A volte il valore dell'innovazione risiede nella possibilità di dar vita ad altre innovazioni (come il microchip, brevettato nel 1959, per lo sviluppo del computer), altre nel miglioramento delle condizioni per la vita umana (la carta igienica, il mouse, la lavatrice e la lavastoviglie) o nelle opportunità di svago (il Monopoli, 1953) e di piacere (la vasca idromassaggio, 1956). Al libro è associato un blog - www.antoniocianci.com - nel quale l'autore presenta altre storie di inventori e invenzioni e dialoga con i lettori, con i curiosi e con l'Archimede Pitagorico che è in noi.
ANDREA MAMELI
(L'Unione Sarda, 29 settembre 2009)

15 settembre 2009

Sale e pepe nelle batterie (ecologiche) di domani?

Una ricerca dell'università svedese di Uppsala ha generato un nuovo tipo di batteria sottile e flessibile, basata su cellulosa (ricavato da alghe marine e lacustri) e sale. La nuova batteria carica molto più velocemente di quelle al Litio.
L'articolo originale, pubblicato su Nano Letters (September 9, 2009)
Ultrafast All-Polymer Paper-Based Batteries
batteria

A Salt and Paper Battery technologyreview - September 15, 2009

Salt and Paper Battery May One Day Replace Lithium Batteries physorg.com - September 15th, 2009 by John Messina

11 settembre 2009

Successo internazionale per Maria Antonietta Mameli giovane talento sardo a New York

mameli fotografa Le sue fotografie sono esposte nelle prestigiose gallerie newyorkesi e partecipano alle più importanti manifestazioni artistiche. Eppure l’attività di fotografa è iniziata appena quattro anni fa. Maria Antonietta Mameli, avvocato cagliaritano con studio legale a New York, si è scoperta artista quasi per caso.
Ma forse il desiderio di catturare immagini e restituirle trasformate covava da anni: “Quando avevo cinque anni mi piaceva giocare con la Polaroid di mia madre. La fotografia è sempre stata dentro di me.
Tutto è cambiato nel 2004 fa quando acquistai una vecchia Nikon FE2 con la quale scattai il mio primo rullino in bianco e nero in un fine settimana nevoso a New York.
Una sera passeggiavo a Central Park quando la mia attenzione fu catturata dalla luce che colpiva una pista di pattinaggio. Il movimento dei pattinatori e delle ombre che li inseguivano mi ipnotizzò.
Quella sera e i giorni seguenti scattai centinaia di foto, poi andai a stamparle: via via che le immagini prendevano forma avvertii istintivamente la necessita’ di concentrarmi esclusivamente sulle persone che avevano stimolato la mia immaginazione al momento dello scatto.
Così decisi di sbarazzarmi dello sfondo e di ogni altro particolare non significativo. Quella pista di pattinaggio era diventata ai miei occhi una rappresentazione teatrale del ciclo umano della vita e della morte.”
E quando chiediamo a Maria Antonietta Mameli di descrivere la sua creatività ci rendiamo conto di quanto il suo stile sia fortemente personale: “Quando fotografo mi distacco completamente da quello che ho intorno. Nel cancellare il contesto nel quale ho scattato ho voluto rimuovere ogni possibile elemento di distrazione in modo da focalizzare la mia attenzione e quella dello spettatore su corpi minuscoli ma visibili in ogni più piccolo dettaglio, come se fossero osservati al telescopio. Ho anche voluto eliminare ogni possibile riferimento a spazio e tempo nel quale le fotografie sono state scattate. I miei soggetti sono fatti non solo di forme visibili, ma anche di ombre: le forme e le loro ombre, interconnesse in maniera inestricabile, sono per me come corpo e anima, vita e morte. Nel ridurre la dimensione dei miei soggetti ho poi voluto forzare l’osservatore ad avvicinarsi a loro non solo fisicamente, ma emotivamente”.
Per Maria Antonietta Mameli il soggetto da fotografare è “la condizione umana in ogni sua più piccola sfaccettatura”.
E per farlo non poteva esistere scenario migliore di una gigantesca metropoli: “New York è stata importantissima. È una città incredibile che ho amato istintivamente fin dal primo istante. Ogni angolo pullula di energia e vita.”
Per la fotografa sarda occasioni di successo in questi ultimi anni non sono mancate.
L’ultima in ordine di tempo è stata l’esposizione internazionale Art Basilea, considerata la migliore Fiera del mondo in campo artistico, dal 10 al 14 giugno 2009. La biografia di Maria Antonietta Mameli, le cui opere sono esposte stabilmente nella galleria Bruce Silverstein (New York), è stata inserita in un volume presentato in occasione della Biennale di Venezia: “Instant Book, Italian Artists in New York”.
Il libro, pubblicato dalle edizioni Charta a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, raccoglie le opere di una selezione di artisti contemporanei nati in Italia ma residenti nella città della Grande Mela.
Il Messaggero Sardo, luglio 2009, pagina 28 di Andrea Mameli

La Sardegna nel Web (Il Messaggero Sardo, Luglio 2009)

il messaggero sardo La Sardegna nel Web di Andrea Mameli
(Il Messaggero Sardo, Luglio 2009)
Gruppo Radioamatori Sardi nel Mondo
L’idea è di un cagliaritano, di origini ogliastrine, trapiantato a Paese (in provincia di Treviso): Giorgio Laconi, il quale nel 2006 ho conseguito la patente di Radioamatore. Spinto dal desiderio di incontrare, grazie alla radio, sardi sparsi per il pianeta, Laconi ha creato il “Gruppo Radioamatori Sardi nel Mondo” dotandosi subito di un sito web dal quale rivolge a tutti i radioamatori sardi che condividono l’iniziativa l’invito a segnalare la propria presenza via e-mail: iz3kvd@grsnm.org - it9ser@grsnm.org. Nel sito gli appuntamenti, i contatti, le foto e un affollatissimo libro delle firme.
www.grsnm.it.gg

Domus de Janas Incorporated
Il Circolo Culturale Sardo della Nuova Zelanda ha aperto sul web una finestra molto ampia per raccontare le proprie esperienze di animazione culturale e per allacciare contatti con la Sardegna. Tra le numerose iniziative degli ultimi mesi, in occasione dell’undicesima edizione della settimana della cultura italiana a Auckland, dal 18 al 26 aprile 2009, il Circolo ha organizzato la proiezione del film muto “La grazia” del 1929 del regista Aldo De Benedetti, liberamente adattato da due lavori di Grazia Deledda, la novella “Di notte” e il libretto d’opera “La grazia”.
www.domusdejanas.co.nz

Da Cagliari a Hong Kong
Alessandro Carboni ha l’arte nel sangue. Non si spiega altrimenti una carriera costellata di successi e di esperienze innovative, dalla danza sperimentale all’urbanistica, per un talento poco più che trentenne. Maturità al Liceo Artistico di Cagliari e Laurea in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Poi una lunga serie di corsi artistici di altissimo livello in giro per il mondo (Londra, Cina, India, Spagna, Portogallo). E ora il progetto con il Dipartimento di Architettura dell’Università di Cagliari che lo ha portato in Asia con lo scopo di osservare da vicino i processi di trasformazione urbana avvenuti e in corso di sviluppo in alcune importanti metropoli e confrontarli con le mutazioni in atto nel territorio sardo. La ricerca di Alessandro Carboni indaga la relazione tra città e corpo esplorando nuove modalità di connessione tra arte e scienza e su come tecnologia, infrastrutture, edifici e individui sono organizzati nello spazio urbano.
www.alessandrocarboni.org

02 settembre 2009

Alla ricerca dell'Ascalaphus (L'Unione Sarda, 2 settembre 2009)


Da quattro anni il territorio di Porto Pino è meta di entomologi di tutto il mondo. Cercano un insetto per fotografarlo e studiarne le abitudini. Un Neurottero del genere Ascalaphus, nuovo per l'Europa e finora noto solo dell'Africa e dell'Asia meridionale. Nel 2005, in un articolo intitolato “Nuovi Insetti di Sardegna”, pubblicato sul sito ScienzaOnline, l'entomologo Roberto Antonio Pantaleoni scriveva: «Si era sulle tracce dell'insetto grazie ad alcuni indizi raccolti negli ultimi dieci anni, e ancora una volta la Sardegna si è dimostrata uno scrigno di ricchezze naturali. L'Ascalaphus è passato sempre inosservato perché vola solo un paio di ore al giorno al momento del crepuscolo. Si tratta di specie rara e poco frequente, sono stati raccolti infatti, nonostante un notevole sforzo, pochissimi esemplari».
In Africa l'Ascalaphus vive lungo le rive dei “chott” (i laghi salati predesertici) e degli allagamenti temporanei. Il suo habitat è la vegetazione che circonda gli stagni costieri. Un habitat che l'uomo ha distrutto quasi ovunque. Pantaleoni è sempre alla caccia dell'Ascalaphus. Lo studia con la sezione di Sassari dell'Istituto per lo Studio degli Ecosistemi del CNR, di cui è responsabile, e ha contatti con studiosi internazionali. Come i ricercatori dell'Università e del Museo di Storia Naturale di Vienna, massimi esperti mondiali di Neurotteri.
A quali conclusioni siete giunti?
«A Sassari - spiega Pantaleoni - stiamo studiando le morfologia e la biologia delle larve, ma il poco materiale raccolto non ci permette ancora di confermare, e di divulgare, le interessantissime osservazioni che abbiamo fatto. A Vienna invece avrebbero dovuto definire l'identità della specie, e soprattutto se si tratta di specie nuova o già nota. Purtroppo il concetto di specie già note è risultato piuttosto complicato da applicare a questi insetti. Infatti il materiale africano, che deve essere confrontato con il nostro, è disperso nei musei di tutto il mondo e le descrizioni originale delle specie sono molto vecchie e spesso approssimative. Inoltre, anche se può sembrare incredibile non abbiamo ancora un nome!»
Quante specie di insetti sono state scoperte in Sardegna?
«Su questo stiamo completando una “mostra-ricerca” che sarà pronta nel prossimo autunno-inverno. Negli ultimi 10 anni in Sardegna sono stati scoperti, annualmente, in media 10 insetti nuovi, mai prima descritti e nominati dagli studiosi. Considerando anche gli altri gruppi di fauna terrestre si può stimare che la Sardegna fornisce ogni anno una dozzina di specie animali nuove».
Dobbiamo attenderci altre scoperte?
«Sono in corso di descrizione due nuove specie di Coleotteri, trovate durante le indagini di una nostra dottoranda sulla fauna entomologica del Gennargentu. Io stesso sto finendo la stesura della descrizione di una nuova specie di Formicaleone delle dune. In vaste aree della Sardegna vi è ancora moltissimo da scoprire».

Nei giorni scorsi Pantaleoni è ritornato a Porto Pino (l'oggetto del desiderio è sempre l'inafferrabile Ascalaphus) accompagnato da altri entomologi. Tra questi Agostino Letardi, ricercatore del Dipartimento Biotecnologie, Agroindustria e Protezione della Salute del Centro Ricerche ENEA di Casaccia (Roma) e membro dell'Associazione Romana di Entomologia. Letardi ci spiega perché è importante studiare gli insetti.
Ci sono ancora molte specie da scoprire?
«Ovviamente sì: gli insetti sono un gruppo animale con una “mostruosa” radiazione adattativa che ha portato alla formazione di milioni di specie, molte delle quali ancora da descrivere. Vi sono gruppi di insetti, come ad esempio Coleoptera e Diptera, per i quali si contano centinaia di descrizioni ogni anno. Quello dei Neuroptera è un gruppo più piccolo di insetti che hanno avuto già nel lontano passato il loro “momento d'oro”: le specie che vediamo oggi sono solo qualche migliaio a livello mondiale e la descrizione di nuove specie, per di più in un Paese entomologicamente abbastanza ben conosciuto come l'Italia non è frequentissima. Prima di Subilla principiae, bellissimo endemismo sardo descritto nel 2004, la precedente specie descritta come nuova in Italia era del 1980. Successivamente ve n'è stata un'altra in Calabria nel 2006».
La classificazione del mondo degli insetti, oltre al fascino della conoscenza, riveste anche altri significati?
«Certamente. Gli insetti sono un gruppo animale chiave in tutti i settori dello scibile umano. In agricoltura, sia in quanto insetti dannosi alle colture che come ausiliari per la lotta biologica alle patologie delle piante coltivate, in zootecnia, nella protezione della salute, nel controllo della qualità delle acque dolci interne. Ma anche nella biologia comportamentale e nella zoosemiotica: ad esempio il linguaggio delle api e lo studio degli insetti sociali».
Quali sono le ultime ricerche sui Neurotteri?
«Grazie al lavoro di un bel gruppo di ricerca guidata dal Roberto Pantaleoni dell'Università di Sassari e direttore della sezione sarda dell'Istituto per lo Studio degli Ecosistemi, ISE-CNR, da anni si svolgono ricerche a 360 gradi che coinvolgono questi insetti. Si studia il punto di vista fisiologico, ciclo vitale di diversi di questi insetti, e agronomico, valutazione del ruolo nel settore del controllo biologico, ad esempio in colture particolari come la coricoltura o la viticoltura. Ma anche prove di tossicità di colture geneticamente modificate su questi insetti».
Si studiano anche le relazioni con altri territori?
«Un aspetto di rilievo è quello zoogeografico: sono evidenti i legami tra la fauna sarda, quella corsa, quella del Magreb e quella in generale del bacino del Mediterraneo. In questo settore consequenze nel tempo delle mutate condizioni ambientali per il fattore dei cambiamenti climatici globali».
ANDREA MAMELI

31 agosto 2009

Il corpo dell'architetto (L'Unione Sarda, 31 agosto 2009)

carboni
Lo storico dell'arte Kenneth Clark nel suo saggio del 1949 Landscape into Art attribuiva alla pittura di paesaggio l'obiettivo di descrivere la natura, la curiosità per il mondo e un profondo desiderio di individuare un ordine e un'armonia. Ma l'influenza sul paesaggio esercitata dall'industria, dai trasporti e dagli stessi luoghi urbani, ha alterato una parte del pianeta, trasformando le città in ambienti che trasmettono un insieme di informazioni. Lo stesso concetto di paesaggio è mutato e la varietà di insediamenti umani è impressionante. Megalopoli, palazzi ipertecnologici, baracche di latta e villaggi popolati solo in alcuni periodi dell'anno convivono sullo stesso pianeta dimostrando le capacità di adattamento dell'Homo Sapiens e la sua capacità di trasformare l'ambiente.
Dalle case costruite con mattoni di argilla e pietre recuperate da nuraghi e ville romane, i Furriadroxius, a una delle città più densamente popolate, Hong Kong, il passo sembra lunghissimo, ma c'è chi studia le relazioni tra questi due mondi. Abitare, prestigiosa rivista di design e arti grafiche, pochi giorni fa ha affrontato l'argomento con una lunga intervista a Alessandro Carboni, coreografo cagliaritano e artista multidisciplinare. Docente di Methodology as Performance Practice al Saint Martin's College of Art and Design di Londra, Carboni è coordinatore del LaDU: Laboratorio di densità trasformazione urbana del Dipartimento di Architettura dell'Università di Cagliari.
Come nasce l'idea di analizzare il rapporto tra i luoghi dell'abitare e il corpo?
«Le trasformazioni urbane hanno evidenziato una crescente scollatura tra spazio e corpo. Nel corso degli anni l'urbanistica e l'architettura hanno amplificato questa distanza rendendo sempre più sterili le nostre città. Non è difficile intravedere questo fenomeno sia osservando le mappe dei nostri territori, ormai trasfigurati, ma anche quando passeggiamo nelle periferie delle città italiane. L'urbanistica, l'architettura, il design urbano, hanno dimenticato le specificità dei corpi. Altre pratiche in cui la progettazione spaziale è molto importante, come la coreografia, considerano il corpo fulcro centrale di indagine. La coreografia lavora sulle specificità, ne articola i gesti nello spazio-tempo con una precisione unica. In questa prospettiva, coreografia e architettura condividono in parte lo stesso territorio: la progettazione dello spazio e la relazione con il corpo. Ho pensato che un approccio multidisciplinare potesse estendere le possibilità di analisi delle specificità del rapporto tra corpo e spazio urbano».
E poi?
«Nel luglio 2007, in Cina, ho attraversato le regioni del Guangdong denominate the Pearl Delta River tra cui Hong Kong, Guangzhou, Shenzen, le regioni Guangxi, Sichuan, Henan e la città di Pechino. Con il viaggio ho esplorato il processo di inarrestabile trasformazione del paesaggio. Rientrando in Europa mi sono interrogato sul modo più efficace per descrivere l'impatto delle trasformazioni urbane sull'individuo, attraverso la creazione di piattaforme di lavoro in diverse città, europee ed asiatiche, in cui ricercatori, performer, visual artist, urbanisti e psicogeografi si interrogassero sui temi dei miei viaggi».
Nel territorio sardo cosa si osserva?
«La ricerca è appena iniziata. Nel marzo scorso ho avviato le attività del LaDU all'interno della Facoltà di Architettura dell'Università di Cagliari, riflettendo sull'inarrestabile trasformazione del paesaggio e dello spazio urbano in Sardegna, ormai meta delle più disarticolate forme di turismo globale. Il LaDU propone casi studio per confrontare alcune forme di iper-densità in alcune città asiatiche con quelle di bassa densità come i Furriadroxius e i Medaus, moduli abitativi estremamente piccoli presenti nel Sulcis. Uno degli aspetti più interessati del LaDU sta proprio nella necessità di creare un territorio ibrido e transdisciplinare di sperimentazione con tematiche di ricerca in cui ogni architetto o artista possa attuare indagini specifiche. Spero diventi un'esperienza in grado di creare nuovi avamposti di ricerca».
Cosa colpisce di Hong Kong?
«Da un punto di vista urbano, ha una storia bizzarra e molto complessa basata sulla continua ri-definizione dei territori, degli spazi e delle loro funzioni: le nuove strategie di pianificazione sono alla base delle più accese discussioni tra studiosi, architetti, ecologisti, politici e amministratori locali. Io ho voluto considerare piccole aree urbane e come queste si trasformino in relazione a grosse pianificazioni: un lavoro "molecolare", che analizza vibrazioni, striature, temperature, odori e sapori di piccole porzioni di tessuto urbano. Per ripensare il progetto dello spazio come luogo di esperienza e produzione in cui il corpo diventa asse portante di discussione e di cambiamento».
ANDREA MAMELI

I luoghi dell'abitare
La ricerca di Alessandro Carboni si concentra su un'area urbana delimitata dal Kai Tak River, piccolo fiume urbano, la Kowloon Walled City rasa al suolo nel 1993, il Kaitak Airport chiuso nel 1997 e To Kwa Wan, un'area che si estende nella parte est della penisola del Kowloon district. In mezzo si trova il Nga Tsin Wai village, l'ultimo antico villaggio rimasto in tutta Hong Kong. «Dopo un primo periodo di analisi delle mappe storiche ho tracciato sulle carte odierne linee, punti, contorni di aree urbane importanti che avevano avuto relazioni con il Nga Tsin Wai village. Con queste nuove mappe ho esplorato e documentato con registrazioni audio, video, sistemi gps e interviste: ogni documento raccolto diventava un frammento, una mia memoria urbana. Poi ho collaborato con quattro danzatori di Hong Kong e un musicista e ho presentato in una mostra, tre performance e tre installazioni che hanno concluso il processo di ricerca. Tra il marzo e febbraio 2010, lavorerò tra Tokyo, Seoul, Hanoi, Bangkok, Singapore, Shenzen, Taipei, Manila, Macau, Kuala Lumpur e produrrò un video, un'installazione e una performance per ogni città».
AM