21 ottobre 2016

Prima che il tempo finisca (Cagliari FestivalScienza, 9 novembre 2016)

Dopo l'esperienza del 2011 (Il volo spaziale tra scienza e fantascienzaDaniele Barbieri e Andrea Mameli ritornano insieme con Prima che il tempo finisca: mercoledì 9 novembre, Sala Conferenze Exmà, Via San Lucifero, Cagliari con inizio alle 10:15 (puntuali, perché chi non arriva in tempo rischia di non trovare spazio...) per il Cagliari FestivalScienza 2016
.
Orologi e viaggi temporali tra scienza e fantascienza suscitano più domande che risposte... L’homo quasi-sapiens possiede il concetto di tempo? E l’uomo ultra-sapiens potrà viaggiare nel tempo?



NEWS Prima che il tempo finisca ritornerà in Sardegna, tra non molto! Vi faremo sapere... per tempo!




19 ottobre 2016

Uno studio sulle proprietà anticancerogene della mela pubblicato su Scientific Reports

Uno studio dell’Istituto di scienze dell’alimentazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Isa-Cnr), condotto in collaborazione con il Dipartimento di chimica e biologia dell’Università di Salerno, fornisce alcune spiegazioni in merito alle proprietà anticancerogene della mela.
I risultati, pubblicati il 2 Agosto 2016 su Scientific Reports ("A theoretical study on predicted protein targets of apple polyphenols and possible mechanisms of chemoprevention in colorectal cancer") mostrano i meccanismi nel dettaglio : «Da diversi anni è riportato in letteratura che il succo di mela ha effetti di prevenzione sul cancro al colon retto, ma non è chiaro il meccanismo molecolare, ossia il modo in cui i polifenoli presenti nel succo operano in funzione antitumorale - spiega uno degli autori del lavoro: Angelo Facchiano, ricercatore Isa-Cnr - Noi abbiamo studiato per la prima volta in modo specifico proprio quali molecole antiossidanti vanno ad agire e su quali specifiche proteine della cellula».
I ricercatori hanno analizzato tre tipi di mela, Annurca, Red Delicious, Golden Delicious, per identificare e quantificare i principali composti antiossidanti: «I polifenoli della mela ostacolano in particolare la replicazione e l'espressione del DNA nelle cellule cancerose del colon, in particolare impedisce loro di duplicarsi e far crescere la massa tumorale - prosegue Facchiano - inoltre, abbiamo scoperto che le proteine su cui i polifenoli potrebbero agire sono le stesse su cui agiscono alcuni farmaci antitumorali recentemente sviluppati. L’ipotesi, su cui sarà necessario effettuare ulteriori studi, è quindi che alcuni composti presenti nelle mele abbiano un effetto preventivo agendo proprio sugli stessi meccanismi che vengono colpiti dai farmaci».
Ovviamente, come precisa Facchiano, sapere che un certo tipo di cellula è il bersaglio a cui mirare «è importante, ma non è sufficiente. Per avere una visione completa e mettere a punto eventuali terapie è necessario conoscere quali sono i meccanismi molecolari e quali proteine sono coinvolte».
I risultati di questo studio suggeriscono l'ipotesi che gli effetti chemio-preventivi degli estratti di mela in patologie umane, in particolare per il cancro del colon-retto, possano riguardare l'interferenza con l'attività del metabolismo e metilazione di enzimi nucleotidi, in modo analogo a quanto accade in alcune classi di farmaci antitumorali.
«Oltre che di tecniche di chimica analitica, ci siamo avvalsi di bioinformatica e simulazioni molecolari. È stato possibile riprodurre al computer un gran numero di "esperimenti" per individuare quali interazioni avvengano tra i composti antiossidanti presenti nelle mele e le proteine dell’uomo: una metodologia che offre grandi potenzialità e opportunità, tra cui quella di limitare la necessità di esperimenti di laboratorio che richiederebbero l’uso di reagenti costosi e strumentazioni complesse».


16 ottobre 2016

Alla ricerca delle basi neurali del pregiudizio. Uno studio dell'Università di Milano-Bicocca

Le facce associate a un pregiudizio negativo si ricordano più facilmente. Sono i risultati di uno studio dell’Università di Milano-Bicocca in base al quale i volti che attivano maggiormente l’ippocampo Università di Milano-Bicocca coordinati dalla professoressa Alice Mado Proverbio hanno pubblicato i risultati del loro studio sulla rivista scientifica statunitense PLOS ONE. How Negative Social Bias Affects Memory for Faces: An Electrical Neuroimaging Study”.
(memoria) e le strutture limbiche (emozioni) sono quelli che ci risultano antipatici o che ci spaventano. I ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’
Fra le aree del cervello maggiormente coinvolte nella formazione di un pregiudizio negativo c’è la corteccia prefrontale mediale sinistra, tanto più attiva quanto più il volto mostrato in una fotografia viene descritto come immorale o socialmente pericoloso.

La ricerca ha indagato sulle basi neurali del pregiudizio con un campione formato da 17 studenti universitari, 11 femmine e 6 maschi, al Bicocca ERP Lab, registrando potenziali evento-correlati (Event-related Potential) con una speciale cuffia dotata di 128 elettrodi.
Nella prima sessione (di codifica), i volontari hanno osservato 200 facce associate a una breve storia di fantasia che descriveva le caratteristiche positive o negative di ogni persona. Nella seconda (di riconoscimento), i candidati sono stati sottoposti ad un test della memoria del tipo “vecchio/nuovo”, in cui dovevano distinguere 100 volti nuovi da quelli già visualizzati in precedenza. Duecento volti umani – con un preciso bilanciamento di età, sesso e comportamenti – sono stati associati a pregiudizi di qualunque tipo, ad esempio, vari tipi di reati. Nella prima fase i pregiudizi sono stati creati attraverso brevi frasi associate ad ogni singola fotografia, positive o negative. Nella seconda, da 30 a 45 minuti dopo, sono state fatte rivedere le facce già viste insieme ad altre 100 mai viste prima, per un totale di 300, in questo caso senza alcuna frase di accompagnamento.
Ai partecipanti è stato chiesto di premere un tasto se la persona era già stata vista e un altro tasto se era totalmente sconosciuta. L’obiettivo era scoprire dove si forma il pregiudizio e se c’è differenza fra pregiudizi positivi e negativi. E le differenze ci sono, infatti, sia nella prima fase di codifica, sia nella seconda fase di riconoscimento.
Si ricordano meglio i volti delle persone “cattive”
Nella prima fase, dopo 500 millisecondi avviene già la formazione di un pregiudizio. I pregiudizi negativi sono in genere associati alla crudeltà e alla totale mancanza di empatia, ad azioni illegali particolarmente gravi ed in particolare ai reati contro la persona. Di fronte alle facce connotate negativamente, nell’arco di mezzo secondo si attivavano strutture emotive ed affettive, con una più intensa attività della corteccia prefrontale ed una codifica più profonda. L’effetto, naturalmente, influisce anche sulla fase successiva, la seconda, quella del riconoscimento. C’è già una differenza fra le facce “vecchie” e quelle “nuove”, e riguarda la memoria e la codifica. Ma i volti connotati da un pregiudizio negativo risultavano più familiari: l’ampiezza dei potenziali evocati e i loro generatori intra-corticali erano chiaramente diversi.
Il ricordo di “volti negativi” attiva inoltre regioni emotive, ovvero le regioni limbiche, e para-ippocampali, che conservano il ricordo dello stato d'animo provato durante il primo incontro con quei volti. «Questo studio – spiega Alice Mado Proverbio, professoressa di Neuroscienze all’Università di Milano-Bicocca – si inserisce nella linea di ricerca della teoria della mente sulle basi neurali del cervello sociale e del cervello morale. Si parla dell’attribuzione della mente altrui a un volto: siamo portati a farci un’idea immediata dello stato mentale di una persona che abbiamo davanti, la guardiamo e cerchiamo di immaginare la sua mente».

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina