22 maggio 2017

L'unione Sarda del 22 maggio 1906 e la storia di Augusto Bissiri

L'Unione Sarda del 22 Maggio 1906 dedica un articolo all'inventore sardo Augusto Bissiri. L'articolo, firmato Luigi Perra e datato 20 maggio 2016, illustra l'esperimento condotto dal nostro negli Stati Uniti: la "trasmissione telegrafica di disegni e di figure". A nome di Augusto Bissiri, nato a Seui (Nuoro) il 10 settembre 1879, esistono una dozzina di brevetti depositati negli Stati Uniti. Nel 1905, a 26 anni, l’inventore sardo si trasferisce a New York. L'unione Sarda del 22 maggio 1906 cita anche altre invenzioni, tra cui: "un apparecchio per evitare scontri ferroviari" (realizzato quando Bissiri era studente di ingegneria a Roma).
Augusto Bissiri, inventore sardo di un secolo fa (Linguaggio Macchina, 8 gennaio 2012)
Augusto Bissiri "is credited as the inventor of television" (Veronica Gelakoska, 2010)
E Philo inventò la TV. Nella storia spunta anche un sardo (L'Unione Sarda, 17 settembre 2007)


21 maggio 2017

Giocomix: confermo le mie impressioni positive su un festival del gioco e del fumetto in continua crescita

Cinque mesi fa ho raccontato Giocomix 9 (27 novembre 2016) senza nascondere il mio entusiasmo.
Ma era la prima volta e pensavo che oggi, in occasione dell'edizione numero 10, mi sarei ricreduto. Invece devo dire in tutta onestà che la manifestazione mi è piaciuta ancora di più. Ho osservato persone che hanno esibito con naturalezza abiti che in qualsiasi altro contesto non indosserebbero mai. Ho ammirato oggetti e ornamenti realizzati con grande cura. Ho ritrovato quella piacevole (e rara) sensazione di partecipare a una festa allegra e serena nella quale tutti tendono a scherzare, con il pretesto di mettersi nei panni di un personaggio e con una sana dose di autoironia. Ho notato con più attenzione che anche nelle situazioni più competitive, come il Cosplay Contest, prevale lo spirito di collaborazione, come sottolinea l'indagine condotta da Silvia Frigerio per la sua tesi di laurea in Comunicazione visiva (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, 2016) "Il cosplay non solo fornisce un pretesto per stringere amicizie con persone diverse che esternano interessi simili, mettendole in una condizione di uguaglianza sociale, ma è un'attività che favorisce la collaborazione". Per queste ragione ho pensato che stavolta non avrei solo guardato e fotografato. Esclusa la possibilità di allestire un personaggio (non avevo il tempo da novembre a oggi) ho ideato un altro scenario. Così, per entrare meglio nella "parte" (e per passare in qualche modo "inosservato") sono andato in giro con un piccolo spiderman nello zainetto porta-bebè.

Inevitabile l'incontro con un "vero" Uomo Ragno [Spiderman Casteddu]:

Del tutto inatteso, ma non per questo meno divertente, l'impatto con Alan e il bambino rapito [Una notte da leoni] titolo originale: The Hangover]:

Divertimento, ok, ma Giocomix non è solo questo. Sono andato a vedere tre incontri inseriti in questo Festival del gioco e del fumetto, organizzato dall’Associzione Culturale Mondi Sospesi. Incontri per chi si occupa di disegnare e di scrivere storie, tutti estremamente interessanti. Mi limito a raccontarne uno: quello che aveva per protagonista Laura Braga.
Lei sta vivendo, abbastanza intensamente, il suo Sogno americano. Se il sogno di Laura era quello della disegnare per le grandi case editrici dei fumetti a stelle e strisce diciamo che c'è riuscita in pieno.
«Leggevo topolino e mi piacevano i manga. Solo dopo aver conosciuto Milo Manara e aver lavorato con lui ho dato importanza dello studio rigoroso dell'espressione e dell'anatomia: così ho capito che mi piaceva di più uno stile più realistico e mi sono avvicinata ai comics americani. Dopo varie esperienze professionali con diverse case editrici la svolta è arrivata quando uno sceneggiatore statunitense ha notato alcune sue tavole online. In questo modo nel 2014 ha iniziato a lavorare ome fumettista e copertinista per la Marvel: “Captain Marvel”, “Superior Iron Man”, “Secret Wars Journal”, “New Avengers”, “Thor”, “The Punisher”. Dal 2015 collabora anche con la DC Comics per la serie “Bombshells“.
Ho chiesto a Laura Braga se gli sceneggiatori sono sono sempre chiari nel far capire cosa desiderano dai disegnatori. Laura ha risposto: «Alcuni sceneggiatori sono super dettagliati e precisi e ti descrivono tavola per tavola, compreso il tipo di inquadratura e il testo da mettere nei baloon. Invece c'è lo sceneggiatore che ti scrive semplicemente che alla tavola uno ci devono essere cinque vignette e hai carta bianca. A volte si cambia anche durante la lavorazione. Io mando il layout, loro capiscono come ho immaginato la tavola e mi fanno sapere se va bene o se devo cambiare qualcosa; è sempre un dialogo a tre: io, lo sceneggiatore e l'editor. Ci si confronta tranquillamente, via email, tra l'altro loro sono impressionanti perché rispondono rapidamente e a qualsiasi orario.»
Laura Braga a GIocomix 2017 [Foto: Andrea Mameli]

Baby Spiderman meets Spiderman. Giocomix 2017


Baby Spiderman ritorna a casa dopo Giocomix, sicuramente è stanco anche lui

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Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 22 maggio 2017

20 maggio 2017

Oltre le barriere: concluso il ciclo di puntate con gli studenti del Liceo Dettori di Cagliari dedicato alla diversità

Il ciclo di puntate di Oltre le barriere con gli studenti del Liceo Dettori di Cagliari si è concluso questo pomeriggio.

Una splendida esperienza per la quale io e Andrea Ferrero dobbiamo ringraziare i ragazzi, i loro insegnanti, Sergio Benoni e Davide Cabras.

Ecco qui di seguito l'elenco di tutte le puntate (e i link ai podcast):
  • il 17 marzo 2017 abbiamo intervistato il Rettore dell'Università di Cagliari, Maria Del Zompo, nella puntata dedicata alle differenze di genere nelle professioni e nella ricerca scientifica
  • il 24 marzo abbiamo intervistato Donatella Mureddu, archeologa, ex direttore del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, per parlare di accessibilità ai beni culturali
  • il 31 marzo abbiamo dato voce alla cantautrice e musicista Rossella Faa per una puntata dedicata alle diversità nella musica
  • il 7 aprile abbiamo incontrato Sara Giada Gerini testimonial di sordità e sport e ideatrice della campagna #facciamocisentire in una puntata dedicata alle diversità nella comunicazione
  • il 14 aprile abbiamo parlato con Antonio Murgia, insegnante di educazione fisica dal 1992, allenatore di atleti con disabilità fisica, sensoriale e relazionale, per una puntata dedicata alla diversità nello sport
  • il 21 aprile abbiamo cercato di capire in che modo il cinema può superare il confine che separa realtà e sogno ma anche per raccontare e far conoscere le diversità con il regista Enrico Pau, a ridosso dell’uscita del suo film: “L’Accabbadora", per una puntata tutta dedicata al cinema
  • il 28 aprile abbiamo intervisto il cappellano del carcere di massima sicurezza di Padova, don Marco Pozza, è venuta fuori una puntata diversa dalle altre (anche per l'assenza degli studenti, dato che il 28 aprile in Sardegna è festa) e ricca di stimoli intorno alla barriera tra il carcere e il resto del mondo
  • il 5 maggio abbiamo ospitato Danilo Ragona e Luca Paiardi, protagonisti di “Viaggio Italia”, una straordinaria collezione di imprese sportive con una particolare attenzione al design, all’accessibilità e alle Unità Spinali sparse per l’Italia.
  • il 12 maggio abbiamo conversato con Giuditta Cavallini, Carlotta Sanna e Jalal MD di un ristorante particolare, “La Locanda dei buoni e cattivi“, che unisce obiettivi sociali con un servizio di altissimo livello.
  • il 19 maggio abbiamo chiuso con le nostre interviste a studenti e docenti del Liceo Dettori di Cagliari protagonisti di questa interessante esperienza all'interno del tirocinio Alternanza Scuola-Lavoro.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 20 maggio 2017



19 maggio 2017

Con Massimiliano Sechi sul palco di #paroleostili #condivido (Cagliari, 15 maggio 2017)

Lunedì, dopo averlo ascoltato regalare parole positive al pubblico della manifestazione "Condivido" (organizzata per portare nelle scuole il "manifesto della comunicazione non ostile") ho raggiunto Massimiliano sul palco per una foto ricordo.

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Quando Massimiliano rispondeva alle domande di Diana del Bufalo e Giorgia Palmas immagino che anche le altre persone che lo ascoltavano si sono dimenticate completamente che è seduto su una sedia a ruote. Perché Massimiliano ha il potere di farsi ascoltare per quello che dice, non per quello che appare.

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Massimiliano è sempre lo stesso grande motivatore, proprio come un anno fa, quando l'ho conosciuto e ho scritto questo post: Massimiliano Sechi e la No Excuses philosophy (blog Linguaggio Macchina, 22 aprile 2016).



12 maggio 2017

Una Madonna con bambino nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari racconta la storia di Santa Lucia

Madonna con bambino. Cagliari, Pinacoteca Nazionale. Foto: Andrea Mameli
Chi ha il piacere di visitare la Pinacoteca Nazionale di Cagliari scopre una serie incredibile di ricchezze artistiche di svariate origini. Alcune provengono da chiese di Cagliari che (per diverse ragioni) sono andate distrutte, come San Francesco di Stampace e San Domenico, per fare due esempi. Scendendo nei piani inferiori ci si imbatte in una Madonna col bambino di autore anonimo (Olio su tela, cm. 61 x 49) datata XVIII secolo.
Questo quadro proviene dalla chiesa di Santa Lucia, demolita nel 1947. C'è una leggenda metropolitana intorno a questa demolizione: molti pensano che Santa Lucia sia stata distrutta dai bombardamenti "alleati" del 1943. Lo pensavo anch'io, fino a qualche mese fa. Invece, grazie all'instancabile opera dell'architetto Marco Cadinu, ho scoperto che questa chiesa "fu solo lievemente danneggiata dai bombardamenti del 1943" come lo stesso Cadinu ha scritto nel sito santaluciacagliari.com e nell'articolo "Il rudere della chiesa di Santa Lucia alla Marina di Cagliari. Architettura, archeologia e storia dell’arte per il recupero di un luogo della città medievale" (Giornate di studio di archeologia e storia dell’arte a 20 anni dall’istituzione del Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico-artistiche dell’Università degli Studi di Cagliari, 2010).
Santa Luci tra il 1943 e il 1947
"La demolizione fu sollecitata per ottenere un finanziamento nazionale dedicato alle ricostruzioni di chiese parrocchiali distrutte dagli eventi bellici. Il Piano di Ricostruzione, che riprendeva le linee del Piano regolatore del 1858 redatto dall'architetto Gaetano Cima, prevedeva la realizzazione di un viale in luogo della via Sardegna. La piazza allora immaginata non venne realizzata ma si ottenne la ricostruzione di una nuova Santa Lucia - in un primo tempo prevista nell'area di La Plaia - nel quartiere di San Benedetto, su pregevole progetto neoromanico dell'architetto Adriano Cambellotti. Delle tante opere d'arte, in parte disperse, si conservano pregevoli esempi, custoditi oggi nel Museo di Sant'Eulalia. Opere in marmo, statue, arredi e sculture lignee." Fin qui Marco Cadinu.

L'antica chiesa di Santa Lucia (Cagliari, via Sardegna). Foto: Andrea Mameli
Oggi il rudere di Santa Lucia è visibile, attraverso le inferriate che lo proteggono, in via Sardegna. Un programma di recupero e conservazione avviato nel 2011 (finanziato dal Comune di Cagliari e dalla Fondazione Banco di Sardegna, con il prezioso contributo della parrocchia di Sant'Eulalia, proprietaria dell'area, della Soprintendenza per i Beni Culturali di Cagliari e Oristano e dell'Università di Cagliari) si è interrotto per mancanza di fondi. Si è potuto appurare che l'impianto seicentesco di questa chiesa sorgerebbe su una struttura molto più antica: l'originaria Santa Lucia del 1119 sorta un secolo prima della fondazione pisana, nel quartiere del porto, la Bagnaria, concessa in quegli anni ai monaci di San Vittore di Marsiglia insediatisi a San Saturnino.

Il rudere illuminato dalle candele, 13 dicembre 2016,  festa di Santa Lucia, Foto: Andrea Mameli

La nuova chiesa di Santa Lucia, che sorge in via Donizetti (angolo via Fais) sarà aperta per Monumenti Aperti (sabato 13 maggio dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 18 e domenica 14 maggio dalle 16 alle 18) grazie a un gruppo di volontari e ai "Giovanissimi di Santa Lucia".

Santa Lucia oggi. Il mosaico, uno dei più grandi di Cagliari, fu composto nel 1963 da Franco D’Urso. Foto: Andrea Mameli
Per il prossimo Monumenti Aperti l'obiettivo sarà l'apertura di entrambe le chiese: la vecchia e la nuova!
Santa Lucia, esterno. Foto: Andrea Mameli
Santa Lucia, esterno. Foto: Andrea Mameli
La chiesa di Santa Lucia per la prima volta entra in un percorso della manifestazione Monumenti Apert: "Strada per Quartu" nel Quartiere San Benedetto:


Seguo Monumenti Aperti dalla prima edizione e devo dire che continuo a trovarla una manifestazione di straordinaria intelligenza e bellezza.


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 12 maggio 2017

01 maggio 2017

Sant'Efisio 361. Cagliari, primo maggio 2017

Sant'Efisio edizione 361. Io questa festa, sarà perché coincide con il mio compleanno, la sento molto. Ricordo quando mi portavano a vedere i cavalli, i carri (traccas) e i gruppi provenienti da tutta la Sardegna. I suoni dei campanacci, la musica delle launeddas, i canti a tenores, le sirene delle navi quando il santo passa davanti al Municipio di Cagliari: tutti questi suoni sono impressi nella mia memoria. C'è chi è animato da profonda e sincera devozione, chi si riscalda solo per i suoni e i colori della Sardegna più inossidabile, chi la vive come una manifestazione autentica di "spiritualità della comunità" e chi invece desidera soltanto immergersi in una grade festa popolare. Di sicuro non credo che esistano molti eventi che si ripetono da più di 361 anni.
Oggi sono andato a vedere, ascoltare, fotografare. E a farmi immortalare insieme alle launeddas dell'Orchestra Popolare Sarda (non ringrazierò mai a sufficienza Alessandra Basciu per il suo invito), accanto a una tropue venuta dall'Olanda e da ragazze e ragazzi incontrati per strada e nel cortile del Liceo Don Bosco, dove ogni anno si radunano i gruppi prima della partenza per la processione. Chi mi conosce sa che il mio sogno è partecipare a questa grandiosa festa con indosso gli abiti tradizionali: chi legge questo appello mi aiuti. Grazie!
Quello che segue è il breve resoconto fotografico di questa mattina e devo dire che Marco Mameli, il mio fotografo di fiducia, si è dimostrato all'altezza del compito.
Buon Sant'Efisio!

Sant'Efisio 2017, gruppo di Desulo [Foto: Marco Mameli]
Sant'Efisio 2017 [Foto: Marco Mameli]

Con Alessandra Basciu e Carolina Casula dell'Orchestra Popolare Sarda e le loro splendide Launeddas #santefisio2017 [Foto: Marco Mameli]

Alessandra Basciu e Carolina Casula (Orchestra Popolare Sarda). Sant'Efisio 2017 [Foto: Marco Mameli]

Con Orlando Mascia, maestro di Launeddas dell'Orchestra Popolare Sarda. Sant'Efisio 2017 [Foto: Marco Mameli]
Abito tradizionale di Sadali. Sant'Efisio 2017 [Foto: Marco Mameli]

Sant'Efisio 2017 [Foto: Marco Mameli]

Chris Zegers e la sua troupe [Foto: Marco Mameli]

Sant'Efisio 2017. Foto. Andrea Mameli


Sant'Efisio 2017. Foto: Andrea Mameli



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Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, primo maggio 2017

24 aprile 2017

Fuggire verso il rifugio quando si sente l'allarme. L'Accabadora di Enrico Pau ha ricostruito molto bene quei momenti drammatici.

Fuggire verso il rifugio quando si sente l'allarme: l'unica reazione possibile in quei frangenti.
I racconti di mia madre mi hanno aiutato moltissimo a capire quella scena (nella quale ho avuto l'onore di comparire, seppure per un decimo di secondo). Direi quasi a viverla, ma sarebbe offensivo nei confronti di chi il dramma della guerra l'ha vissuto (e lo vive) realmente. L'accabadora di Enrico Pau ha ricostruito molto bene quei momenti, l'ho già scritto subito dopo aver visto il film: L'Accabadora di Enrico Pau, un film contro la guerra: "dimenticare sarebbe peggio" e desiderlo ripeterlo. Anche perché non è facile trovare documenti filmati girati a Cagliari di quelle circostanze.
Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 24 aprile 2017

Foto: Nicola Casamassima​ (Cagliari, piazza Carlo Alberto, ottobre 2014).
L'Accabadora di Enrico Pau, movieset. Foto: Nicola Casamassima (Cagliari, ottobre 2014)
To seek refuge in the shelter when you hear the alarm: the only possible reaction in case of bomb raid alert. My mother’s stories have helped me greatly to better understand this scene. The set of Enrico Pau’s film “L’Accabadora” has powerfully recreated those dramatic situations.
Andrea Mameli, april 24, 2017

23 aprile 2017

Il 26 e il 27 aprile parliamo di Scienza e conoscenza con Marco Ferrazzoli

Il 26 aprile alle 11 e 30, nell’ambito delle attività didattiche del Laboratorio di comunicazione giornalistica online: seminario dal titolo Parola di scienziato. La conoscenza ridotta a opinione.
A cura di Marco Ferrazzoli (capo Ufficio stampa del Cnr), Andrea Mameli (responsabile della comunicazione del Crs4), Elisabetta Gola (docente di Teoria dei linguaggi e della comunicazione e del Laboratorio di Comunicazione giornalistica online), Alice Guerrieri (tutor dei corsi).
Il seminario si terrà nell'aula multimediale Ludovico Geymonat (Facoltà di Studi Umanistici dell'Università di Cagliari, via Is Mirrionis 1).
Per informazioni: Corso di laurea in Scienze della Comunicazione info@com.unica.it
Il 26 aprile alle 17 e 30, seminario dal titolo: Quando la conoscenza scientifica è ridotta a opinione: #bufale #comunicazione #condivisione #fakenews #fonti #scienza #social #postverità
L'incontro si terrà a Cagliari il 26 aprile alle 17:30, nello spazio eventi al primo piano della Mediateca del Mediterraneo (Mem), in via Mameli 164.
Interverrà Marco Ferrazzoli (Capo Ufficio stampa del Consiglio nazionale delle ricerche; docente di Teoria e Tecniche della conoscenza all’Università di Roma 'Tor Vergata'; autore del libro 'Parola di scienziato, la conoscenza ridotta a opinione', Universitalia, 2014).
Introduce e modera: Andrea Mameli (fisico; giornalista; responsabile comunicazione del CRS4: Centro di ricerca, sviluppo e studi superiori in Sardegna).
Ingresso libero.


Il 27 aprile alle 14:00 seminario rivolto agli iscritti dell'Ordine dei giornalisti dal titolo: Scienza e Social.  Il seminario si terrà a Oristano nella Sala Conferenze del Convento di San Domenico in via Lamarmora e durerà 3 ore. Intervengono: Marco Ferrazzoli (Capo Ufficio stampa del Consiglio nazionale delle ricerche; docente di Teoria e Tecniche della conoscenza all’Università di Roma 'Tor Vergata'; autore del libro 'Parola di scienziato, la conoscenza ridotta a opinione', Universitalia, 2014) e Andrea Mameli (fisico; giornalista; responsabile comunicazione del CRS4: Centro di ricerca, sviluppo e studi superiori in Sardegna)
Il corso Scienza e Social si svolge nell'ambito della formazione professionale continua degli iscritti all'Ordine dei giornalisti (OdG) della Sardegna.
Per informazioni: segreteria@odg.sardegna.it (ingresso libero)


Cagliari, seminari sulla comunicazione scientifica (CNR)

21 aprile 2017

L'Accabadora di Enrico Pau, un film contro la guerra: "dimenticare sarebbe peggio"

Ieri ho visto L'Accabadora di Enrico Pau al cinema Odissea di Cagliari. Rientrato a casa ho aperto una bottiglia di moscato Simieri del 1998. Ho riempito un bicchiere e ho cercato di raccogliere le idee sul film. Ma ho iniziato con il ricordo delle mie sensazioni sul set (un'esperienza microscopica ma che mi ha fatto riflettere molto).
[Foto: Nicola Casamassima. Set L'Accabadora, Cagliari, 2014]
Così è affiorato nitido (complice il Simieri) un ricordo di quel settembre 2014: percorrevo piazza Carlo Alberto ricoperta di macerie e riportata alla devastazione di quei giorni e pensavo alle storie di quelle persone, alle loro fragilità, alle loro paure e alla loro forza. E nella mia mente rimbalzava anche l'eco delle parole di mia madre su quelle tragiche vicende, parole di chi le ha vissute sulla sua pelle... forse è questo il motivo della mia espressione nella foto che riporto qui accanto (per gentile concessione di Nicola Casamassima). E forse è per questo che trovo un significato profondo nel film di Enrico: la necessità, dolorosa e insieme doverosa, di ricordare la guerra. In questo è rivelatrice, a metà film, la risposta di Albert (Barry Ward) all'orrore suscitato in Annetta (Donatella Finocchiaro) dalle foto che ritraggono Cagliari distrutta dalle bombe alleate: "dimenticare sarebbe peggio".
Così mi sono convinto di una cosa: questo film è, innanzitutto, un film sulla guerra, sulla memoria della gurrra e contro la guerra.

Ora ho una confessione da fare: è la seconda volta che piango al cinema. La prima fu nel 1993 con Schindler's List. La seconda risale a qualche ora fa, quando ho visto Sant'Efisio tra le macerie dei bombardamenti nel 1943 (a proposito: mi sembra eccellente la scelta di Enrico di incastonare nella narrazione il filmato girato da Marino Cao nel 1943).

Ho apprezzato molto anche l'idea di mostrare le cere anatomiche di Clemente Susini: un appiglio razionale in un mondo che sembrava destinato alla distruzione.

Ma non sarei onesto se tacessi cosa non mi è piaciuto: non riuscire capire cosa schiaccia dentro un tovagliolo Annetta in cucina. Forse la farina povera, con le castagne o le ghiande? Peccato, perché secondo me il cibo, in una ricostruzione come questa, ha la sua importanza. Ma forse è solo una mia fissazione.
Buona visione


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 21 aprile 2017

Enrico Pau: la mia Accabadora a Cagliari, tra memoria, bombe e cemento (Linguaggio Macchina, 22 novembre 2014)

18 aprile 2017

Di nuovo sul set...


Di nuovo sul set... è successo alcune notti fa, grazie a un interessante progetto di Two Worlds Pictures. Un'esperienza faticosa (un corto si vede in pochi minuti ma nasce da un lavoro di ore e ore) ma ricca di soddisfazioni (fare certe cose nella propria città non ha prezzo!).
Ringrazio il regista Francesco Pupillo per avermi coinvolto.
[Foto: Sara Mandis]

01 aprile 2017

Ridendo e scherzando, siamo arrivati alla quarta stagione di Oltre le barriere


Ridendo e scherzando, siamo arrivati alla quarta stagione di Oltre le barriere, la trasmissione ideata e condotta da me e da Andrea Ferrero.
Grazie alle splendide foto di Stella Giovanna Pintus, scattate ieri in occasione della diretta con Rossella Faa, posso cercare di trasmettere l'atmosfera che si respira in trasmissione.


Si scherza, si ironizza ma si cerca anche di entrare dentro le storie. Storie di persone che hanno affrontato ostatoli e li hanno superati. Nella prima puntata l'abbiamo fatto con Maria Del Zompo (Magnifico Rettore dell'Università di Cagliari), poi con Donatella Mureddu (ex Direttore del Musco Archeologico Nazionale di Cagliari) e ieri con Rossella Faa.

E quest'anno ci sono anche gli studenti del Liceo Classico Dettori di Cagliari, con i loro sondaggi e la loro freschezza.


Seguiteci ogni venerdì sera, sempre su Radio X, Cagliari Social Radio!


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina

31 marzo 2017

L'Accabadora al cinema. Emozioni in arrivo...

Raramente l'attesa per l'uscita di un film mi ha lasciato tanto in apprensione come per L'Accabadora di Enrico Pau.
Se si eccettua ovviamente Bellas Mariposas di Salvatore Mereu (perché c'era la mia prima esperienza sul set).

Nel caso del fim di Enrico Pau l'impatto emotivo è duplice: da un lato la mia presenza sul set (in due scene molto intense) e dall'altro la rispondenza dei racconti di babbo e mamma a quanto ho visto nell'accurata ricostruzione che ho potuto ammirare (e calpestare) sul set.

Cagliari bombardata e tutte le drammatiche conseguenze di questa situazione continuano a suscitare in me reazioni forti.
E, a giudicare dalle risposte che lo stesso Enrico Pau mi ha dato nell'intervista pubblicata su questo blog il 22 novembre 2014, non solo a me:

«Io questo film cerco di dare una forma all'oralità. Ho provato a restituire immagini di Cagliari bombardata come me l'ha raccontata mia madre. La nostra non è una produzione ricca in senso stretto e in queste situazioni bisogna cercare di avere le idee migliori per raccontare quel che si intende raccontare, provando almeno ad essere verosimili. In realtà è impossibile ricostruire Cagliari com'era in quei giorni se non per piccole porzioni.»

26 marzo 2017

«Ecco il nostro wormhole, cunicolo spazio-temporale»

Giorni fa si è diffusa una notizia di quelle che sembrano confermare la previsione più affascinante dell’intera fantascienza, se si eccettua l’incontro con gli alieni: la possibilità di viaggiare nel tempo. Ma seguendo il primo comandamento del giornalismo e quindi andando a leggere la pubblicazione scientifica da cui tutta questa bolgia mediatica ha avuto origine si scopre altro. E parlandone con il coordinatore della ricerca in questione i nostri sospetti trovano conferma: non di macchina del tempo si tratta. Detto questo la scoperta è comunque di quelle che possono avere ripercussioni tecnologiche significative nella nostra vita. A conferma del fatto, a nostro avviso inoppugnabile, che la ricerca scientifica non è mai esercizio vano.
Partiamo dai fatti. Un gruppo internazionale di ricercatori ha dimostrato che è possibile ricreare in laboratorio una struttura analoga a quella prevista nel 1935 da Albert Einstein e Nathan Rosen, il cosiddetto wormhole o cunicolo spazio-temporale. Per capire di cosa stiamo parlando dobbiamo fare un piccolo sforzo e immaginare l’universo come una mela: un verme che la attraversa percorre un tragitto inferiore rispetto a quello che farebbe strisciandoci sopra. Quel tunnel scavato dal verme è proprio il nostro wormhole.
Ora, i ricercatori coordinati dal fisico Salvatore Capozziello, docente all’Università Federico II di Napoli e ricercatore dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) nonché presidente delle Società italiana di relatività generale e fisica della gravitazione (Sigrav), hanno studiato un fenomeno analogo alla scorciatoia da un punto all’altro dell’universo. Lo studio, descritto su ArXiv e in via di pubblicazione sulla rivista scientifica International Journal of Modern Physics D, dimostra la possibilità di trasmettere segnali elettrici in maniera estremamente precisa da una parte all’altra di una struttura microscopica, che è un modello analogo di wormhole.
Professor Capozziello, allora non è vero che siamo arrivati alla macchina del tempo?
«L’unica certezza è che questo è un wormhole per una struttura di grafene, che permette il passaggio di corrente elettrica con estrema precisione. Non è una macchina del tempo. Da qui a costruirne una potrebbero passare 100 anni.»
Cosa avete ottenuto?
«Il problema da cui siamo partiti è spiegare l’esistenza di strutture analoghe ai wormhole che rispettino il principio di conservazione dell’energia. Naturalmente è impossibile riprodurre in laboratorio strutture gravitazionali estremamente energetiche e massicce, quindi ci siamo posti la domanda se esistono strutture simili, ma alle dimensioni e alle energie di laboratorio. Einstein e Rosen hanno ipotizzato l’esistenza di questi tunnel spazio temporali proprio per non violare le leggi di conservazione ma la topologia dello spazio tempo. Il nostro dimostratore consiste nel collegare due sottilissimi fogli di grafene, materiale estremamente sottile, malleabile e molto simmetrico, grazie alle sue strutture a sei legami, con un nanotubo. Insieme ai ricercatori guidati a Napoli dal professor Francesco Tafuri, abbiamo osservato che quando il grafene è puro il sistema non permette il passaggio di corrente: nulla entra e nulla esce, proprio come in un buco nero. Se però introduciamo delle imperfezioni nella struttura cristallina, allora il sistema si attiva e il nanotubo viene percorso da correnti superconduttrici. Questi difetti trasformano i 6 legami di cui è fatta la struttura a nido d’ape del grafene, in una struttura a 5 legami o a 7 legami. Nel caso di un legame in meno rispetto al grafene standard otteniamo una corrente elettrica negativa. Con un legame in più la corrente è positiva. Se proiettiamo questo risultato alle scale astrofisiche, allora abbiamo trovato il modo per far passare informazione attraverso il wormhole. In altre parole, controllando i difetti del grafene possiamo controllare il segno dell’informazione: possiamo cioè comunicare con un osservatore che si trova dall’altra parte.»
Quali applicazioni si possono immaginare?
«Il fatto che abbiamo a che fare con correnti autoindotte, quindi generate dalla geometria del sistema, potrebbe dar luogo a molteplici sviluppi. Intanto possiamo ottenere un sistema superconduttore con trasmissione di corrente a resistenza zero, contrariamente a quanto accade nei sistemi elettronici attuali. Secondo vantaggio: stiamo usando carbonio: un elemento reperibilissimo in natura.»
Andrea Mameli
RIPRODUZIONE RISERVATA

23 marzo 2017

Api buridane e Bee Happy insieme a Cagliari il 24 Marzo 2017

Il 24 Marzo alle 17:30 nella Libreria Miele Amaro di Cagliari presento due libri:
Api buridane di Luigi Manias e Bee Happy di Barbara Bonomi Romagnoli.



Le presentazioni proseguono sabato 25 marzo a Ghilarza, a Bonarcado e a Santu Lussurgiu:

18 marzo 2017

Tre minuti, un palco, i riflettori, il pubblico e la giuria. Con FameLab la scienza può emozionare e divertire

Un palco, i riflettori, il pubblico, la giuria e 3 minuti di tempo. Erano questi gli ingredienti della selezione regionale del concorso FameLab che si è svolta nell’Auditorium dell’Osservatorio Astronomico di Cagliari, alla quale hanno partecipato sei concorrenti: Alessandro Serra (ingegnere ambientale), Francesca Loi (dottoranda all'Osservatorio Astronomico Cagliari), Francesco Palmas (dottorando chimica), Eugenio Redolfi Riva (bioingnere), Silvia Acosta Gutierrez (laureata in fisica, borsista università di Cagliari), Matteo Bachetti (astrofisico). Ogni concorrente ha illustrato (a voce, con i gesti e per mezzo dei pochi oggetti che ha deciso di portare sul palco) prima un aspetto specifico della sua ricerca e poi qualche concetto generale dell'argomento di studio.
Ai primi due posti della classifica i due concorrenti che sono stati valutati meglio in relazione al contenuto esposto, alla chiarezza espositiva e al carisma: Matteo Bachetti e Eugenio Redolfi Riva. Nel mese di maggio parteciperanno alle selezioni nazionali, in programma a Roma, insieme ai vincitori di Ancona, Catania, L'Aquila, Modena, Napoli, Padova, Perugia, Torino e Trieste.

Matteo Bachetti (INAF, Cagliari) mi ha colpito molto perché nella prima dimostrazione ha illustrato l'effetto Doppler aiutandosi con la chitarra elettrica. Così sono andato a porgli tre domande.
Come è nata l'idea di questa dimostrazione e come l'hai messa in scena?
«Volevo qualcosa che desse bene l’idea dell’Effetto Doppler. La prima idea è stato l’esperimentino con la radiolina fatta ruotare con la corda, che poi ho usato nel secondo pezzo. Solo che l’effetto non veniva percepito molto bene, sarebbe servita una corda più lunga per rallentare la rotazione mantenendo una buona distorsione del suono, e sarebbe diventato pericoloso visto lo spazio ristretto sul palco. Così ho pensato di mimare l’effetto. A casa le chitarre e i relativi accessori non mancano, ho da sempre questa grande passione, e con il bottleneck (per i non addetti ai lavori: il tubo di metallo che avevo al mignolo) si poteva ottenere un cambio di nota continuo e alla velocità che volevo. La chitarra acustica dava un risultato accettabile ma non efficace come l’elettrica. Visto che tutto il materiale per i pezzi doveva essere portato addosso, ho usato un amplificatorino Marshall-MS2 da un Watt attaccato alla cinta.»
L'astrofisica ti ha sicuramente portato a confrontarti con ricercatori di svariate provenienze geografiche, questo ha contribuito in qualche modo a facilitare il tuo modo di esprimerti in pubblico o la tua disinvoltura sul palco è frutto invece di una ricerca e di una sperimentazione di tattiche comunicative sempre più efficaci?
«Alle conferenze è molto frequente che si parli ad una platea di persone che guardano lo schermo del computer finché non sentono qualcosa di interessante. Diciamo che è stata una buona scuola per cercare di trovare delle parole chiave che acchiappassero la loro attenzione. La musica mi ha dato un altro pezzettino di aiuto, dato che stare sul palco crea delle emozioni che le prime volte sono difficili da gestire. Però niente mi ha preparato a questo esercizio di sintesi estrema, corredato dalla necessità di uscire dal mio vocabolario tecnico e parlare in termini semplici, richiesto da Famelab. Devo dire che oltre al team di divulgazione dell'Osservatorio Astronomico di Cagliari, che negli anni ha cercato di trasmettere a noi ricercatori alcune buone pratiche per la divulgazione, negli ultimi due giorni mi ha dato una grossa mano una coach di eccezione: mia moglie. Anche lei è laureata in Fisica, e non fa finti complimenti. Se una cosa non funziona, non si fa remore a dire che è una schifezza. E i due pezzi sono cambiati in modo drastico nelle 24 ore prima di Famelab.»  
Stai già pensando cosa mostrerai alle selezioni nazionali?
«Ho una vaga idea, ma anche in questo caso ho pensato a lungo a cosa fare e solo negli ultimissimi giorni ho definito la struttura dei due pezzi, in gran parte rivoluzionandoli.»


La manifestazione è stata coordinata dall'Osservatorio Astronomico di Cagliari con la collaborazione dell'Università di Cagliari, dell'INFN - Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, INAF e della società Laboratorio Scienza.
Io ho avuto l'onore di far parte della giuria e ho quindi coronato il mio sogno di partecipare a FameLab. Scherzi a parte, FameLab mi ha insegnato che è giusto premiare sia lo sforzo di fantasia necessario a trasmettere, in modo avvincente, dei contenuti rigorosamente scientifici, che lo sforzo di rappresentare esempi di fenomeni scientifici con strumenti non convenzionali (ad esempio con uno strmento musicale) o di far ridere (come sono riusciti a fare alcuni concorrenti) nell'atto di comunicare gli stessi contenuti. Perché, in fondo, se il rigore scientifico è salvo allora semplificare può fare rima con emozionare. E scusate se è poco.


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 18 marzo 2017